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Monte dei Paschi, l'inchiesta incrocia la strada di Forlì

I pm toscani Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso si sono incontrati con il procuratore capo di Forlì Sergio Sottani e i suoi due sostituti, Fabio Di Vizio e Marco Forte per discutere del nuovo filone dell'inchiesta

L'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena tocca anche a Forlì. I pm toscani Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso si sono incontrati con il procuratore capo di Forlì Sergio Sottani e i suoi due sostituti, Fabio Di Vizio e Marco Forte per discutere del nuovo filone dell'inchiesta, che nasce da un'indagine della procura forlivese che riguarda un presunto giro di denaro sporco tra Italia e San Marino nel quale era coinvolta la filiale Mps di Forlì.

Il fascicolo era stato chiuso nel settembre del 2011 e si ipotizza, tra l'altro, un'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all'ostacolo all'autorità di vigilanza. In questa inchiesta la banca toscana è accusata di illecito amministrativo, lo stesso reato per cui l'istituto di credito è indagata anche a Siena.

Proprio nella filiale del Monte dei Paschi di San Marino, hanno appurato i magistrati forlivesi, la Cassa di Risparmio di San Marino aveva aperto un conto corrente sul quale finivano migliaia di assegni di soggetti che avevano la necessità di ripulire il denaro frutto di evasione fiscale o di altri reati.

Tali erano stati raccolti attraverso la controllata Carifin, una società anonima, e una volta trasformati in denaro contante rientravano a San Marino senza lasciare alcuna traccia, come invece previsto dalla normativa antiriciclaggio. Ad occuparsi dell'intera operazione era la filiale del Monte dei Paschi di Forlì, che avanzava alla sede della Banca d'Italia della cittadina richieste di denaro fingendo che fossero per il proprio utilizzo.

In realtà servivano a soddisfare le richieste dalla Cassa di San Marino. Il denaro arrivava nel Titano a bordo di furgoni portavalori, che effettuavano mediamente un viaggio a settimana con circa 2,5 milioni di euro. In questo modo sarebbero stati riciclati almeno 1,8 miliardi. L'inchiesta denominata "Re Nero", condotta dai pm Di Vizio e Sottani, partì con il sequestro di un furgone portavalori una borsa con 2,6 milioni.

Vennero arrestati i vertici della Cassa di Risparmio di San Marino. Vennero seguite le tracce di oltre un milione e 200mila assegni.  Documenti che potrebbero diventare nuovamente utili ai fini dell'inchiesta. Gli accertamenti sono appena partiti ma negli uffici dei pm toscani ci sarebbero già elementi definiti di un "certo interesse".

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