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Effetto lockdown: nel 2020 più che dimezzato il numero dei morti in provincia

Nel periodo di lockdown, segnala infatti l'Osservatorio, "il tasso di mobilità (percentuale di persone che hanno compiuto almeno uno spostamento in giornata, ad eccezione dei tragitti a piedi inferiori ai cinque minuti) è scesa al 32%"

Scendono dai 352 del 2019 ai 164 del 2020, in Emilia-Romagna, i morti a seguito di incidenti stradali. Un numero che consente alla regione di restare sotto la soglia di 203 decessi fissata dall'Unione europea, ma che purtroppo si deve, sottolinea l'Osservatorio per l'educazione alla sicurezza stradale della Regione, non a "comportamenti virtuosi, ma a condizioni straordinarie dovute alla presenza del virus Covid-19 e alle conseguenti azioni per limitarne la diffusione", vale a dire il lockdown e le successive restrizioni.

Nel periodo di lockdown, segnala infatti l'Osservatorio, "il tasso di mobilità (percentuale di persone che hanno compiuto almeno uno spostamento in giornata, ad eccezione dei tragitti a piedi inferiori ai cinque minuti) è sceso al 32%, contro l'85% ante-Covid, impattando pesantemente anche sulla lunghezza media degli spostamenti (40%)". Questo, ovviamente, ha fatto diminuire il rischio di incidenti, con diminuzioni che in Emilia-Romagna "toccano anche punte del 91,8% (90% in Italia) durante il mese di aprile".

I numeri

Nel 2020 in regione sono morti in regione 68 automobilisti (nel 2019 erano stati 131), 43 motociclisti (74 nel 2019), 21 pedoni (57 l'anno precedente), 20 ciclisti, di cui uno su monopattino (contro i 60 del 2019) e 12 autisti di mezzi pesanti (nel 2019 erano stati 26). Tra i morti prevalgono gli uomini (144, contro i 283 del 2019) rispetto alle donne (20, contro le 69 dell'anno precedente). In netto calo, infine, anche i feriti, che stando ai dati del 118 nel 2020 sono stati 2.593, circa un decimo dei 22.392 censiti dal'Istat nel 2019. Sfora invece i parametri europei sui decessi la Città metropolitana di Bologna, che "non avrebbe dovuto superare le 43 unità" e nella quale si contano, invece, 44 morti (39 maschi e cinque femmine).

Nella provincia di Forlì-Cesena

Il numero dei decessi è diminuito nel 2020 rispetto al 2019, scendendo da 43 a 18: tra le vittime quattro viaggiavano in auto, due su mezzi pesanti, cinque su scooter o moto, mentre sono quattro i ciclisti e tre i pedoni ad aver perso la vita. In calo anche i feriti, che secondo i dati del 118 sono stati 156, contro i 2.410 rilevati dall'Istat nel 2019.

Analisi delle possibili cause

La distrazione è causa o concausa di comportamenti che creano incidentalità; oltre l’81% "Ci sono tre grandi cause di distrazioni alla guida - esordisce Mauro Sorbi, presidente dell'Osservatorio per l'Educazione alla Sicurezza Stradale -: distrazioni manuali, tutte quelle azioni che non fanno tenere saldamente il volante con due mani come maneggiare sigarette, navigatori, rasoi, trucchi, usare un cellulare, bere bibite o mangiare; distrazioni visive, tutte quelle azioni che fanno allontanare lo sguardo dalla strada come: guardare il navigatore, leggere un sms, cercare qualcosa; e distrazioni cognitive, tutte quelle azioni che fanno perdere la concentrazione alla guida come: pensare a problemi, ripassare mentalmente un discorso, organizzare la giornata".

Il mancato rispetto della distanza di sicurezza è un’altra causa di incidentalità. "Segnaliamo - evidenzia Sorbi - che il nostro Codice non riesce ancora a quantificare la distanza di sicurezza obbligatoria e viene addebitata l'infrazione di “insufficiente distanza di sicurezza” solo dopo che è avvenuto un tamponamento e le Forze dell'Ordine hanno verificato che la distanza era insufficiente. Così si va avanti all'infinito senza mai prevenire i tamponamenti. Il 45% degli incidenti è dovuto a tamponamenti, e spesso sono coinvolti i mezzi pesanti. Ci chiediamo perché il Governo non inserisca degli incentivi per facilitare lo svecchiamento del parco automezzi pesanti, con la conseguente presenza su strada di camion dotati dei sistemi di sicurezza all’avanguardia ed in grado di ridurre drasticamente questa causa di incidentalità".

Un altro particolare di non poco conto, chiarisce Sorbi, è "l'abitudinarietà del percorso, perché porta ad un “distacco” della attenzione alla guida e ad una (falsa) sicurezza psicologica sulla “conoscenza” del percorso inducendo ad una minore attenzione". "Viene rimarcata dai vari esponenti delle forze dell'ordine un costante aumento il fenomeno della aggressività tra i vari utenti della strada con insulti e minacce verbali e gestuali rivolte in particolare alle donne e agli anziani anche per futili motivi - prosegue Sorbi -. La presenza di questa cosiddetta road rage – rabbia stradale è anche causa di mancanza di attenzione alla guida".

Infine l'abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Argomenta Sorbi: "Guidare sotto l’influenza di alcol e stupefacenti incrementa il rischio di incidente del 35,9 volte e da recenti statistiche risulta che quasi il 50% degli incidenti stradali mortali abbia proprio come concausa l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti. La novità è che il fenomeno colpisce prevalentemente la fascia di età over 40, mentre si è ridotto quello delle cosiddette “stragi del sabato sera”. La mobilità sostenibile, la “Vision Zero (zero morti sulle strade)”, la sicurezza di tutti gli utenti sono obiettivi di una società civile".

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