Incidenti stradali

Incidente mortale di un centauro contro un'auto in svolta: automobilista assolta dall'omicidio stradale

E' uno dei copioni più classici degli incidenti mortali che vedono come vittime i motociclisti: i sinistri in cui c'è un'auto in svolta lenta alla propria sinistra e che viene in senso di marcia opposto rispetto alla moto

E' uno dei copioni più classici degli incidenti mortali che vedono come vittime i motociclisti: i sinistri in cui c'è un'auto in svolta lenta alla propria sinistra e che viene in senso di marcia opposto rispetto alla moto. Spesso l'incidente, che taglia la strada alla moto, ha esito grave o fatale, ed anzi si può dire che è tra le  tipologie più frequenti tra quelle che causano la morte di motociclisti. Spesso i conducenti delle auto dichiarano di non aver visto la moto, oppure di averla vista lontano come un 'puntino' e di essersela trovava addosso all'improvviso. 

Una sentenza emessa lunedì sera dal Tribunale di Forlì (giudice Marco De Leva) ha assolto dal reato di omicidio stradale una donna di 50 anni di Durazzanino, che nell'ottobre del 2017 si trovava al volante di una Fiat Multipla coinvolta in un incidente stradale avvenuto in un contesto come quello sopra descritto. La donna, infatti, si trovava in via Ravegnana e stava svoltando a sinistra nell'area del  distributore di metano che si trova dopo il sottopassaggio dell'A14. La moto di grossa cilindrata condotta da un ravennate di 54 anni, invece, stava percorrendo la Ravegnana in direzione Ravenna. Visto l'ostacolo dell'auto in svolta il motociclista fece un'energica frenata che lo disarcionò dal mezzo. Il casco non resse l'urto e il centauro morì sul posto. Per quella manovra, ipotizzando imprudenza alla guida, la Procura ha chiesto una condanna a due anni per omicidio stradale a carico della donna. Ma il giudice è stato di avviso diverso e ha assolto la donna perché il fatto non costituisce reato.

L'avvocato Francesco Minutillo ha difeso la conducente della Multipla e si è avvalso di una serie di consulenti specializzati. Secondo la difesa sarebbe emerso prima di tutto che la moto procedeva a forte velocità, la Procura sostiene ai 100 all'ora, perizie della difesa i 130 all'ora, in un punto dell'incidente in cui c'era il limite dei 70 all'ora. Sempre secondo la difesa ci sarebbe stato un abbagliamento del sole che era alle spalle del motociclista. Tuttavia, la forte velocità può incidere a livello civile sul concorso di colpa, ma meno se si compie una manovra in cui si ipotizza imprudenza del conducente del veicolo che comunque doveva dare la precedenza.

L'imputata ha argomentato di non essersi accorta della moto, fuori dal suo campo visivo, e di essersela ritrovata all'ultimo quando la svolta era già in corso. Ma ad essere stato risolutivo, secondo la difesa della donna, è stata la ricostruzione della frenata, molto energica e scomposta, che avrebbe proiettato il motociclista in avanti sull'asfalto, con un impatto sul fondo stradale che è risultato letale nonostante il casco e tutte le protezioni indossate. Solo pochi istanti dopo la moto senza conducente sarebbe finita contro la vettura. In sostanza, quindi, l'alta velocità e la perdita del controllo del mezzo a due ruote in frenata sarebbero stati gli elementi centrali dell'incidente.  La famiglia non si è costituita parte civile e l'assicurazione ha refuso i danni. Una vicenda, in termini generali, che mostra quanto sia importante, per la propria sicurezza personale, il rispetto dei limiti di velocità.

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