Morte di Alina, l'Asaps durissima: "Una normativa che favorisce chi uccide e mortifica i parenti delle vittime"

La mite sentenza per l’omicidio di Alina, frutto dell’istituto del patteggiamento, delude le aspettative della mamma e dei familiari della giovane vittima e ridimensiona gli effetti della legge sull’omicidio stradale

La mite sentenza per l’omicidio di Alina, frutto dell’istituto del patteggiamento, delude le aspettative della mamma e dei familiari della giovane vittima e ridimensiona gli effetti della legge sull’omicidio stradale. E' l'amara considerazione di Giordano Biserni, presidente dell'associazione specializzata nella sicurezza stradale Asaps e "papà" della legge sull'omicidio stradale, da lui sostenuta per anni prima dell'approvazione del 2016. Una legge che, ora, lo stesso Biserni sente la necessità di rivedere.

Scrive Biserni: "E’ del tutto comprensibile la delusione della mamma di Alina per la troppo mite pena  tre anni e sei mesi per l’investitrice omicida della sua unica figlia. L’Asaps, che si era costituita parte civile  nel processo esprime la sua solidarietà alla signora Sanda Sudor. La sentenza frutto dell’istituto del patteggiamento, applicazione di una pena su richiesta delle parti, dà la misura della ormai certificata inadeguatezza della legge sull’Omicidio stradale a raggiungere lo scopo di una sentenza veramente giusta e dissuasiva per chi uccide sulla strada. Non è servita l’elevazione delle pene da 8 a 12 anni  nei casi più gravi connessi con l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti perché il patteggiamento e l’applicazione delle attenuanti riportano quasi sempre le pene irrogate ai livelli minimi, che spesso sono vicini o corrispondono alle sentenze emesse prima della approvazione della legge n.41/2016. Questo sistema con una normativa che trova sempre e comunque il modo di favorire il colpevole che uccide mentre mortifica le aspettative della vittima e dei suoi familiari, mantiene il suo connotato deludente".

Ed ancora Biserni: "Lo sforzo prodotto dall’Asaps con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni di Firenze  per arrivare alla legge sull’Omicidio stradale con la raccolta di ben 82.000 firme si sta dimostrando ancora non sufficiente.  Dopo un primo periodo nel 2016 e 2017 con condanne per omicidi stradali legati ad alcol o droghe con pene più elevate anche di 8-10 anni, la media delle condanne sta di nuovo posizionandosi verso la parte più bassa delle pene applicabili. Senza una modifica dell’istituto del patteggiamento l’obiettivo di sentenze con pene adeguate al delitto commesso rimarrà di fatto irrealizzabile. Rimane invece totale  e pesante come un’incudine il dolore sulle spalle della madre e dei familiari. Per il dolore non esiste patteggiamento di sorta".

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