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Incidenti, la Fiab punta il dito: "Troppi morti tra pedoni e ciclisti"

"Le città italiane non sono state progettate ad uso del traffico veicolare e subiscono le troppe automobili che le attraversano, diventando molto pericolose per pedoni e biciclette"

“Le città italiane non sono state progettate ad uso del traffico veicolare e subiscono le troppe automobili che le attraversano, diventando molto pericolose  per pedoni e biciclette, la cosiddetta "mobilità dolce" che dovrebbe essere maggiormente tutelata dalle istituzioni che invece, salvo alcune eccezioni,  sono sensibili solo alle esigenze dei veicoli a motore”. L'accusa arriva dalla Fiab amici della bicicletta di Forlì, che sottolinea come “Le nostre città sono molto al di sopra della media europea per incidenti mortali, che  si ferma al 34%”.

“Attualmente, con il numero esorbitante di auto in circolazione, le nostre città sono diventate il luogo più insicuro, perchè è proprio nei centri urbani che si verifica il maggior numero di incidenti. Siamo purtroppo al paradosso che per la prima volta gli incidenti mortali riguardanti le utenze deboli (pedoni, ciclisti, motociclisti) superano quelli automobilistici. Infatti su 11.5  persone che muoiono al giorno in Italia, 6 sono utenti deboli. Ogni giorno, in Italia, muore un ciclista. Questa, che potremmo definire una strage, una guerra quotidiana, fa poca notizia. Il numero è notevolmente più alto degli incidenti mortali sul lavoro che hanno giustamente la loro evidenza mediatica, ma non viene ben evidenziata, come dovrebbe, l’incidentalità che avviene sulle strade”, continua la nota della Fiab.

“Negli ultimi anni i morti fra gli utenti delle quattro ruote sono, fortunatamente, diminuiti del 52%,  mentre solamente del 23% tra le utenze deboli. Insomma la gestione delle nostre città è lasciata al suo destino e i pochi interventi sulla sicurezza sono infinitamente inferiori a quello che sarebbe necessario per garantire un sensibile abbattimento dell’incidentalità urbana. Il costo sociale degli incidenti nel loro complesso, è valutato in 29miliardi/anno. Interventi preventivi sull’incidentalità si tradurrebbero in benefici economici, oltre che etici, per le strutture pubbliche. Questo è lo specchio della capacità/volontà dei nostri amministratori
di prendersi cura dei propri cittadini”.

“La velocità è la principale  responsabile della pericolosità delle strade urbane. Naturalmente altri fattori entrano in gioco per causare una tale situazione così negativa, come lo stato delle strade, la scarsa segnaletica o visibilità degli incroci, la distrazione. Ma se si volesse ridurre la velocità, molti incidenti, anche gravi, sarebbero evitati. Anche se la velocità media urbana è calcolata in 18 km/h , la circolazione motorizzata va a strappi, con lunghe code, alternate da  superamenti dei limiti di velocità e sorpassi pericolosi. Esistono fortunatamente gli strumenti per combattere le alte velocità, come la comunicazione e istruzione degli utenti della strada che vanno accompagnati da interventi strutturali previsti nella moderazione del traffico. Ovvero integrazioni delle varie modalità dei mezzi circolanti , a basse velocità, con la realizzazione di chicane, restringimenti di carreggiata, rialzi dell’asfalto, parcheggi alternati e zone a 20-30/chilometri/h diffuse in tutta la città (il Parlamento Europeo ha recentemente adottato una risoluzione in cui si “raccomanda fortemente alle autorità l’introduzione di  limiti di velocità di 30 Km/h in tutte le aree residenziali). Questi interventi riducono sensibilmente la prospettiva del viale diritto e inducono, volenti o nolenti, a percorrere le strade a velocità ridotte. Nel contempo si verifica anche un abbellimento della città e di conseguenza una città piacevole dove vivere. Vorremmo che Forlì entrasse di diritto nei primi posti delle classifiche per una forte riduzione degli incidenti urbani, evitando possibilmente quelli mortali. Saremmo così una città moderna, più civile  e più vicina all’Europa e alle città che questi interventi hanno già realizzato. Non smettiamo di chiederlo e sperarlo”, conclude la Fiab.
 

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