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Insulta e irride i poliziotti: "Mi chiamo Ajeje Brazorf", denunciato

Ha scimmiottato il noto sketch televisivo del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo il 47enne forlivese denunciato dalla Polizia di Stato di Forlì

"Mi chiamo Ajeje Brazorf". Ha scimmiottato il noto sketch televisivo del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo il 47enne forlivese denunciato dalla Polizia di Stato di Forlì con le accuse di "oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale", "false dichiarazioni sulla propria identità personale" e "illecito trattamento e diffusione di immagini riservate", in violazione alla normativa sulla privacy. Inoltre è stato sanzionato per la violazione amministrativa di "manifesta ubriachezza in luogo pubblico".

L’episodio è avvenuto sabato sera, lungo il viale Italia. Due pattuglie delle Volanti dell'Ufficio Prevenzione Generale erano impegnate ad identificare gli automobilisti in transito. Improvvisamente, da dietro, hanno sentito una persona che inveiva nei loro confronti: si trattava di un uomo, del tutto estraneo all’attività che si stava compiendo, che stava transitando a piedi lungo il marciapiede. A quel punto, gli operatori hanno deciso di identificarlo per procedere nei suoi confronti circa le invettive ingiuriose che aveva appena pronunciato.

Per tutta risposta, costui ha cercato di allontanarsi e sottrarsi al controllo, ma invano. Successivamente, ha dapprima rifiutato di fornire le generalità, poi ha dichiarato di chiamarsi Ajeje Brazorf, rievocando una scena del film "Tre uomini ed una gamba" di Aldo, Giovanni e Giacomo. Per tutta risposta, gli agenti lo hanno quindi invitato a seguirli in Questura. Ma anche in questa circostanza il soggetto si è opposto energicamente, deridendo contemporaneamente gli agenti ed avvisandoli che aveva provveduto a filmare il loro operato ed inviarlo in modo indifferenziato ad un vasto pubblico sul web.

I poliziotti hanno vinto la sua resistenza e lo hanno accompagnato in Ufficio, dove attraverso anche il rilevamento delle impronte è stato identificato e notificato i reati in contestazione. Inoltre, il telefono cellulare e lo smartwatch che aveva al polso gli sono stati sequestrati, in relazione alla violazione della nomativa sulla privacy nei confronti degli operanti.

Il denunciato contrasta la ricostruzione dei fatti della Polizia e per bocca del suo legale fa sapere che "rispettiamo il lavoro delle forze dell'ordine, ma vi sono alcuni aspetti della vicenda che devono ancora essere adeguatamente approfonditi. Confidiamo pertanto nel lavoro della magistratura che sta svolgendo le indagini, affinché venga fatta chiarezza sull'accaduto".

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