"Invochiamo il dono della guarigione": Benedetta secondo testimone de "La via della speranza"

Giovedì pomeriggio è stata celebrata la Santa Messa sulla tomba della beata nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Dovadola

La Beata Benedetta Bianchi Porro è il secondo testimone di riferimento per “La via della speranza” voluta dal vescovo della diocesi, Monsignor Livio Corazza, per affiancare alla preghiera per la fine della pandemia 8 modelli del nostro territorio. Giovedì pomeriggio è stata celebrata la Santa Messa sulla tomba della beata nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Dovadola; a fianco al vescovo il parroco don Saverio Licari e presente alla celebrazione il sindaco Francesco Tassinari in rappresentanza della popolazione. Si trattava della seconda tappa dopo la Peregrinatio Marie con la xilografia della Madonna del Fuoco svoltasi domenica scorsa per le vie del centro storico di Forlì e in piazza Saffi.

Nell’omelia il vescovo ha ricordato il tempo della prova nel quale siamo immersi: “Ora sono qui accanto al corpo di Benedetta - ha detto Monsignor Corazza - per invocare dal Signore il dono della guarigione da questa pandemia, che tanti lutti e sofferenze ha creato e sta creando nel mondo intero e anche nella nostra Diocesi. Abbiamo fiducia nella preghiera di Benedetta, perché già una volta ha chiesto e ottenuto quello che non chiedeva per lei, la guarigione di una sua amica a Lourdes. Lei è forte nelle richieste per gli altri e non per sé stessa”.

Monsignor Corazza ha rivolto alla giovane beata la preghiera: “infondi coraggio e fiducia ai nostri ammalati e ai loro familiari. Siamo qui anche per trovare luce e coraggio e ripartire da questo trauma con amore, con fiducia e speranza. I contagi sono calati, così pure i decessi. È il momento di pensare a riprendere a vivere. È il momento, non subito, di ricominciare. Ma non vogliamo ritornare come prima, vogliamo uscirne meglio di prima, pur sapendo che la storia ci insegna dalle esperienze passate che non sempre è così. Dobbiamo scegliere". Il vescovo ha proposto la capacità di amare di Benedetta come modello per la ripartenza "anche in una condizione di immobilità, di malattia, di prossimità alla morte" come lo è stata la giovane dovadolese.

"Ecco la salvezza che ci propone Benedetta: nulla ci potrà mai separare dalla possibilità di amare e di sentirsi amati dal Signore - ha aggiunto -. È la speranza cristiana di chi sa amare, di pensare agli altri anche quando tutto direbbe di pensare a sé stessi, e ne avrebbe ben motivo. Non solo, ma anche nei confronti del Signore, Benedetta non manifestava sentimenti di delusione o di risentimento. Provava invece sentimenti di gratitudine, trovando in Lui la vera forza per sostenere la sua condizione di malata senza prospettive umane, vedendo in Dio una risorsa per questa vita e per la vita futura. Una prospettiva che va oltre la guarigione, per forza provvisoria, ma che getta lo sguardo oltre questa vita".

Corazza a ricordato la fragilità umana, ma ha voluto sottolineare che “i cristiani sono per la difesa della vita, di ogni vita, amano la vita e sanno donare la vita per salvare delle vite umane. Credono nella vita eterna, sperano nella vita eterna, tuttavia lottano fino alla morte per difendere e custodire le vite, anche le più fragili, per consentire a tutti una dignità di vita”. Presenti alla celebrazione a Dovadola  un medico ed un infermiere, Paolo ed Alessandro: "Hanno lottato in queste settimane in quello che poteva essere il luogo più infernale della nostra città, la terapia intensiva per malati di Covid 19 - ha raccontato il vescovo - un luogo da cui sfuggire, e invece ogni giorno entravano in quel reparto. Hanno fatto di tutto per mantenere i malati in contatto con i familiari; alcuni dei loro assistiti sono morti, lontano dai familiari e dagli affetti, ma loro si sono fatti tramite degli ultimi saluti. Siamo qui anche per ringraziarli. Erano la mano di Dio Provvidente, che ha guidato la loro mano, la loro professionalità, il loro cuore, la loro umanità”.  

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Il vescovo ha concluso l’omelia con il passo evangelico che guida malati e medici: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.” Ed infine l’invocazione: “Benedetta, donna della speranza, prega per noi!”

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