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Italia Nostra attacca il 'Cavallo di Troia' nella rotonda: "Una maccheronata, doveva finire in discarica"

“Che c'entra, infatti, il Cavallo di Troia con un luogo che ha visto scioperi, comizi, persino funerali di tanti operai con la banda che suonava per l'ultima volta l'inno dei lavoratori"

“Ma quale importante opera artistica? Il cavallo collocato in Piazzale del Lavoro è in realtà una struttura priva di qualsiasi qualità formale che invece di finire in discarica o in qualche remoto deposito viene scaricata a pascolare in mezzo al prato di una rotonda davanti alla palazzina uffici dell'ex Mangelli”: è l'attacco che arriva da Italia Nostra alla scelta di collocare il simbolo della mostra su Ulisse dello scorso anno al San Domenico al centro di una rotonda molto frequentata.

Sempre nella sua nota Italia Nostra: “L'operazione, voluta da Comune e Fondazione, è stata presentata dall’assessore Melandri come una 'scelta che simboleggia la potenza dell’arte e le molteplici declinazioni del suo linguaggio' e starebbe a esprimere il valore delle grandi mostre, rappresentando la nuova vocazione della città. In realtà è un intervento privo di qualsiasi fondamento e, soprattutto, di rispetto per uno dei luoghi che hanno sempre rivestito un particolare significato per la città, come piazzale Mangelli, testimone di vicende che hanno segnato la storia della nostra comunità”.

Ed ancora: “Che c'entra, infatti, il Cavallo di Troia, dalle forme sgraziate e di un improbabile colore bianco abbagliante, da sempre simbolo di guerra e di morte, frutto di un inganno che portò alla distruzione di una civiltà, con un luogo che ha visto scioperi, comizi, persino funerali di tanti operai con la banda che suonava per l'ultima volta l'inno dei lavoratori di fronte alla fabbrica nella quale avevano lavorato tutta la vita e che oggi, in memoria di quella storia si chiama "Piazzale del Lavoro"? Una maccheronata come questa, invece che testimoniare l'impegno congiunto di Comune e Fondazione per la crescita e lo sviluppo della città, diventa emblema del vuoto culturale e dell'assenza di qualsiasi rispetto per la città, per la sua storia e per tutto quel patrimonio immateriale che ne costituisce il tessuto connettivo. Uno strappo ancora più evidente, se accostato ai grandi ingranaggi della Bartoletti collocati nella rotonda vicina con l’intento significativo di tramandare una pagina di storia.” 

Ed infine: “Tutto questo di fronte all’abbandono in uno stato disastroso di Palazzo del Merenda e della Biblioteca Saffi e di fronte alla rinuncia di riaprire il Museo archeologico, inaccessibile ormai da venticinque anni. Le grandi mostre sono senza dubbio una realtà molto importante, ma non possono entrare in contrasto con la valorizzazione delle raccolte civiche, come emerge dal progetto del quarto stralcio del San Domenico, che prevede di destinare tutto il primo piano attorno al chiostro principale, ovvero gli spazi più nobili, alle esposizioni temporanee e di disallestire ampie parti della Pinacoteca Civica. Rimarremo inascoltati come Cassandra?”.

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