L'addio all'architetto Roberto Pistolesi, "Anche nella Gerusalemme celeste saprai lasciare il tuo segno"

Una lettera carica d'affetto a firma di Andrea Bandini, Enrico Bertoni e gli amici di Ce.U.B. e del Museo Interreligioso

"Il nostro lavoro è stato fatto bene, quando le persone non si accorgono del nostro passaggio". Sono le parole, rotte da un’evidente commozione, pronunciate da Roberto Pistolesi il 28 maggio 2012, in occasione del taglio del nastro di uno dei suoi restauri più importanti, quello alla Pieve di San Donato a Polenta. "Sono parole che dicono tanto del suo modo di intendere il lavoro  e del suo spessore umano, due aspetti che in Roberto Pistolesi erano inscindibili - evidenziano Andrea Bandini, Enrico Bertoni e gli amici di Ce.U.B. e del Museo Interreligioso in memoria dell'amico morto mercoledì sera per un improvviso malore all’età di 59 anni -. Un architetto che non intende lasciare segni può apparire un ossimoro, una contraddizione in termini per un lavoro che si fonda essenzialmente sul segno. Invece per Roberto il segno da conservare, quello che doveva emergere come ragione ultima del suo lavoro, era l’apparato murario, la parete a sacco da conservare, l’affresco che rischiava di perdersi, la pieve che rischiava di andare perduta per sempre: sono questi segni che compongono quel patrimonio fatto di chiese, di rocche, di palazzi, che Roberto Pistolesi ci ha riconsegnato, nella consapevolezza che questi segni hanno significato, perché appartengono alla comunità e non all’architetto che li ha restaurati".

"Il suo modo di intendere il lavoro, con una dedizione totale, senza conoscere orari e lottando contro la stanchezza e contro il tempo; la sua eterna sigaretta, la sua voce afona, la sua gentilezza e la sua cortesia, la sua qualità umana nei rapporti: elementi così preziosi in un uomo e oggi (e forse sempre in ogni epoca) così rari - prosegue la lettera carica di affetto -. Il taglio di luce negli occhi di Roberto, quando guardava un lavoro fatto bene, che si trattasse di un semplice muro o di un intero castello, ci ricordano che è l’amore che resta e fa la differenza tra il lavoro inteso come professione e il lavoro inteso come mestiere, cioè come missione: forse è questa l’eredità più grande che oggi siamo chiamati a raccogliere.  Tra i tanti segni che oggi parlano per lui, c’è a Bertinoro la Rocca Vescovile, premiata come migliore restauro e rifunzionalizzazione dall’Unione Europea".

"Quando Roberto entrava in Rocca sembrava avere un dialogo con ogni singola pietra di questo edificio che per lui aveva uno sguardo famigliare. È bello rivedere il suo sorriso in una foto di tanti anni fa, insieme a Giovanni Gatti e al sen. Leonardo Melandri, all’ingresso dello scalone della Rocca, a cantiere quasi ultimato. Ed è bello ricordarlo, quando tante delegazioni di città straniere, pendevano letteralmente dalle sue labbra, quando illustrava come fu possibile riportare un cadente maniero al suo autentico splendore - conclude la missiva -. Oggi piove sulla Rocca di Bertinoro e una nube di nebbia si è appoggiata sulla Pieve di Polenta: come vedi Roberto anche i segni che ci hai lasciato piangono con noi. Ciao Robi, ti aspetta un nuovo cantiere e sono certo che anche lì, nella Gerusalemme celeste, saprai lasciare il tuo segno: ci rivedremo lì, per fumare, ancora insieme, la tua eterna sigaretta". I funerali si terranno sabato alle 10.30, nella basilica di San Mercuriale.


 

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