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L'assessore Bagnara in Olanda per la conferenza sulle filiere agro-alimentari

Nel 2008 venne infatti presentata la proiezione di un modello econometrico sviluppato prima della crisi economica da Gian Luca Bagnara con la collaborazione di Cristian Di Clemente

Il modello econometrico sviluppato da Gian Luca Bagnara, assessore provinciale alle Politiche Agro-alimentari,e da Cristian Di Clemente nel 2005-2008 e i relativi risultati saranno presentati giovedì all’Università di Wageningen (Olanda) con una relazione dal titolo “Impact of the macro-economic cycle on financial ratios of the European agro-food industry (“Impatto dei cicli macro-economici sugli indici finanziari dell’agroindustria”) nell’ambito della Conferenza Internazionale sulla gestione delle filiere agroalimentari “Wageningen International Conference on Chain and Network Management”.
 
Nel 2008 venne infatti presentata la proiezione di un modello econometrico sviluppato prima della crisi economica da Gian Luca Bagnara con la collaborazione di Cristian Di Clemente allora dottorando di ricerca. L’analisi tracciava questa prospettiva: a seguito della crisi, il comparto agroalimentare avrebbe tenuto e mantenendo una buona performance del ritorno degli investimenti grazie ad un graduale processo di specializzazione in filiere integrate ed internazionalizzazione. Tale analisi, dapprima molto discussa, è stata poi confermata dai fatti negli anni successivi.
 
Il modello econometrico è stato costruito su un sistema di indicatori di bilancio e di variabili macroeconomiche, predisposto per 6 paesi europei, 9 settori (7 riferiti all’industria alimentare, 1 al commercio di prodotti alimentari e 1 all’agricoltura), per un periodo di 9 anni: in totale, sono stati calcolati gli indicatori di bilancio di circa 9 mila imprese a livello europeo. Il modello econometrico disegnava in uno scenario macroeconomico in calo, cioè di crisi, gli impatti e le necessarie reazioni da adottare nella gestione operativa e nella  gestione finanziaria delle imprese agroalimentari.

 
Come criticità, l’agroindustria soffre di costi fissi elevati ed imprese sotto-capitalizzate. Questi fattori rendono poi difficile il rapporto con il sistema bancario alzando così il costo del danaro ed i relativi oneri finanziari. A questo si aggiungono tempi medi di incasso dei crediti commerciali (oltre 90 giorni in Italia) sensibilmente superiori rispetto a quelli europei (sotto i 50 giorni). Tutto questo comporta maggiori difficoltà nel fare fronte agli impegni di breve periodo: in altri termini, la liquidità dell’impresa, compresi i crediti, non è sufficiente per coprire i debiti correnti. E’ un aspetto di forte criticità poiché, generalmente, questo fabbisogno di breve periodo è coperto ricorrendo al sistema bancario (anticipi in conto corrente e fidi). L’agro-industria  italiana è perciò fortemente esposta all’indebitamento con gli istituti di credito anche a causa della tipica sottocapitalizzazione.

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