Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

L'ex ambasciatore siriano: "La prima vittima della crisi è la verità"

Sala Melozzo gremita per la lezione della Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico, incentrata su “Isis: situazione in Sira, Iraq, Libano”.

Relatore d’eccezione Samir Al Kassir, già ambasciatore siriano in Italia e vice segretario generale della Lega araba. Moderato da Michele Tempera, giovane ricercatore, formatore ed esperto in politica internazionale, il diplomatico ha affrontato a 360 gradi la tragedia siriana, esprimendo la sua personale valutazione su cause e possibili rimedi di una delle più gravi ed estese crisi internazionali dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Subito alcune cifre: cinque anni di guerra sangunosa senza esclusione di colpi, hanno provocato finora 250.000 morti e almeno 4 milioni di rifugiati. Al Kassir esordisce con l’affermazione secondo cui “la prima vittima della crisi siriana è la verità”. La Siria è una sorta di portaerei terrestre posizionata nel bel mezzo del Medio Oriente: la sua posizione geografica, altamente strategica, porta ad escludere a priori che sia in atto solo uno scontro tra le forze governative e quelle d'opposizione.

“La prima grande anomalia del conflitto che sta dilaniando il mio paese – continua il diplomatico - è proprio la pesante ingerenza dei paesi confinanti (Turchia, Arabia Saudita e Iran) e di alcune superpotenze mondiali (Usa e Russia)”. Da un lato, gli Stati Uniti sono interessati ad alterare i campi di forza nel Medio Oriente per motivi politico-economici, dall’altro c’è il feroce conflitto endoislamico fra sciiti e sunniti, con l’Arabia Saudita, capofila sunnita e direttamente coinvolta nello scontro, che mira a limitare l’ascesa geo-politica dell’Iran sciita. Ma ci sono anche precise responsabilità dell’Europa, a cominciare dalla Francia, che non ha dimenticato i tempi in cui ottenne il protettorato sulla Siria al termine del primo conflitto mondiale, con la dissoluzione della Turchia ottomana. Occorre inoltre sostenere un dialogo “laico” fra siriani, senza più la pesante intromissione dell’Arabia Saudita, definita dal diplomatico “la creatrice dell’Isis”. Le accuse dell’ex ambasciatore alla casa regnante waabita al potere a Riad, continuano: “Potendo contare sullo strapotere economico dato dai petrodollari, la monarchia saudita cerca di imporre la teoria waabita nel mondo, grazie anche al terrorismo”.

Al Kassir punta con decisione il dito anche contro la Turchia: “Ad Ankara sono al potere i Fratelli Mussulmani, corrente islamista di stampo sunnita (la stessa che dopo aver vinto le elezioni in Egitto e tentato di instaurare uno stato islamico, è stata detronizzata dai militari, n.d.r.) e come tale ostile al presidente siriano Bassar Al-Assad, che è sciita del ramo alauita”. L’ex ambasciatore siriano in Italia è fortemente ostile all’ingresso della Turchia in Europa: “Sarebbe un errore dalle conseguenze catastrofiche”. Nel flusso di disperati diretti nel Vecchio Continente passando da Turchia e Grecia, non ci sarebbero solo profughi siriani: “L’Islam vuole invadere l’Occidente e ha infiltrato molti terroristi fra quelle persone”. Non aiuta neppure l’ambigua politica estera degli Stati Uniti, che a parole combattono il terrorismo, ma sono alleati sia di Turchia (paese Nato) che dell’Arabia Saudita. L’Esercito Siriano è l’unica forza militare in grado (con l’aiuto della Russia di Putin) di sconfiggere l’Isis sul campo. Assad sarà anche un “uomo forte”, un tiranno, però con lui al potere le varie religioni e i diversi gruppi etnici hanno sempre coabitato senza problemi. Sulla guerra in Siria è in atto anche una grave distorsione mediatica: quasi tutte le informazioni sul conflitto provengono da un’unica agenzia con sede a Londra, il cosiddetto Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), sulla cui obiettività Al Kassir nutre pesanti dubbi. “La tragedia in atto nel mio paese - conclude il dipolomatico - può essere risolta solo politicamente, tramite il ricorso al diritto internazionale, che prevede la fine delle ingerenze straniere nel paese mediorientale. Occorre pertanto fermare i finanziamenti ai terroristi e porre fine all’embargo internazionale, che colpisce solo i civili”.

Piero Ghetti

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