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L'ospedale di Forlimpopoli diventa Casa della Salute, il sindaco prende applausi alla Bocconi

La trasformazione dell’ospedale di Forlimpopoli in Casa della Salute come caso da manuale non solo di una corretta gestione della comunicazione in momenti di crisi, ma anche di buona politica

La trasformazione dell’ospedale di Forlimpopoli in Casa della Salute come caso da manuale non solo di una corretta gestione della comunicazione in momenti di crisi, ma anche di buona politica che, anziché subire, cerca di governare il cambiamento, indirizzandolo nella direzione migliore per i cittadini. A certificarlo sono sia gli esperti dell’Università Bocconi di Milano sia i direttori delle Aziende sanitarie pubbliche di tutt’Italia, che hanno tributato un lungo applauso all’intervento del sindaco Paolo Zoffoli, a chiusura del convegno “La spending review: da vincolo a opportunità”, organizzato da Sda, Bocconi School Management, nell’ambito del network Dasp (direttori delle Aziende sanitarie pubbliche).

Il sindaco di Forlimpopoli è stato, infatti, invitato a illustrare nel prestigioso consesso l’esperienza artusiana, nata proprio dalle difficoltà economiche-finanziarie dell’Ausl di Forlì, spiegando come si sia riusciti a convincere i cittadini - preoccupati per la chiusura del “loro” ospedale - della bontà della scelta intrapresa, ottenendo alla fine un buon grado di consenso. «Ciò è stato possibile – ha illustrato Zoffoli – perché abbiamo persuaso tutti che la Casa della Salute era l’unica soluzione capace di garantire un futuro al nostro presidio e assicurare, allo stesso tempo, il benessere della comunità locale». Risultato tutt’altro che scontato, alla luce di quanto emerso nel convegno. «In tanti si sono meravigliati del nostro successo, perché nella maggior parte delle loro realtà, dalla Sicilia alla Lombardia, incontrano forti resistenze a ogni tipo di cambiamento; per questo ho invitato tutti a venire a vedere di persona quanto abbiamo realizzato».

A Forlimpopoli, infatti, grazie al lavoro svolto, la bontà intrinseca dell’iniziativa ha finito per coincidere con una positiva percezione da parte della popolazione. Un requisito, quest’ultimo, fondamentale, tanto da fare del tipo di comunicazione messo in campo un vero e proprio caso di scuola, come ha confermato Annamaria Ferrari, esperta in Managing, Director Weber Shandwic, che ha preceduto la relazione di Zoffoli con una spiegazione teorica sulla corretta “Gestione della comunicazione delle aziende sanitarie in momenti di crisi”. Gli assi principali su cui ci si è mossi, a Forlimpopoli, sono la chiarezza nei confronti dei cittadini e la compattezza del gruppo di lavoro, che ha portato avanti il progetto. «Non abbiamo mai venduto fumo, ma raccontato sempre le cose come stavano; ogni minima variazione è stata discussa alla luce del sole, all’insegna della massima trasparenza, procedendo per step: ogni passo avanti è stato compiuto solo dopo aver consolidato quanto realizzato in precedenza – ha dichiarato il sindaco – in secondo luogo, ci abbiamo messo tutti la faccia, dai vertici dell’Azienda al sindaco, sino ai professionisti coinvolti: abbiamo condiviso insieme modalità e impostazione del progetto, andando poi avanti come un blocco granitico».

E la gente ha capito. «La prova è che, nonostante si verifichino ancora disservizi, nessuno protesta più sui giornali, mentre, all’inizio, al primo intoppo si chiamavano le redazioni. Ormai, tutti, a parte qualcuno che vuole speculare a livello politico, hanno compreso che la Casa della Salute è davvero la scelta migliore per la nostra sanità». Ovviamente, non tutto è stato semplice e immediato. «La prima reazione, in principio presente anche nei professionisti coinvolti, è che la trasformazione prospettata fosse dettata dalla mancanza di risorse: “Chiudiamo perché sono stati buttati via soldi”. Le difficoltà maggiori, quindi, hanno riguardato la costruzione comune del percorso; ho capito che saremmo potuti riuscire nell’intento quando, in un’assemblea, tutti, dagli infermieri ai medici di medicina generale, dagli specialisti agli amministrativi, hanno detto “noi ci siamo”, dichiarandosi convinti che la strada intrapresa era la soluzione più appropriata». In questo modo, un momento di crisi si è trasformato in opportunità.

«“Crisi”, in greco antico, significa “scelta”. Se non scegli, diceva un saggio, qualcun altro sceglierà al posto tuo. Un’affermazione che adesso, in Italia, è più vera che mai: quando tutto resta immobile, alla fine le decisioni le prende non il Ministero della Salute, ma il dicastero dell’Economia, col risultato di tagli lineari. Noi, invece, abbiamo voluto approfittare di questa situazione come un’occasione per costruire il futuro della nostra sanità; in caso contrario, probabilmente, non avremmo fatto nulla, ma sarebbe stato un errore». Anche la politica ha giocato un ruolo importante. «E’ stata una sfida, rischiosa: per me sarebbe stato più facile rispondere ai vertici dell’Ausl di mantenere in vita l’ospedale fino al termine del mio mandato da sindaco, così da evitare problemi; in realtà, adesso, avremmo rischiato di venire travolti dalla decisione del governo di chiudere tutti i piccoli presidi. Fortunatamente, ho trovato nella Direzione aziendale professionisti che mi hanno convinto della bontà del progetto, così abbiamo preferito metterci in gioco, senza badare alle convenienze. E’ la dimostrazione di un modus operandi che intende governare la crisi guardando al futuro, cercando di costruire il meglio con minori risorse possibili. Da questo punto di vista, la realizzazione della Casa della Salute rappresenta solo un aspetto di un tentativo più vasto di riqualificare la spesa attraverso percorsi di presa in carico e intensità di cure».

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