La basilica gremita per l'ultimo saluto all'architetto Roberto Pistolesi

Don Sala nella sua omelia ha ricordato di vivere la propria vita come una vocazione e riportando una frase di Roberto: “Dobbiamo sparire dietro le nostre opere!”

In un caloroso abbraccio è stato salutato da parenti, amici e conoscenti il noto architetto forlivese Roberto Pistolesi deceduto per un malore improvviso mercoledì sera. La cerimonia funebre si è svolta stamattina nella basilica di San Mercuriale, la stessa che qualche mese fa aveva visto l’intervento dell’architetto per il restauro della facciata della chiesa in Piazza Saffi. La mattina è iniziata con l’ultimo saluto dato alla salma alla camera mortuaria, dove il corpo è stato chiuso fin dall’apertura al pubblico in una bella bara di legno chiaro, con decorazioni floreali intagliate. Alcuni amici nella visita alla salma nella giornata di ieri hanno lasciato alcune saluti scritti sul sarcofago, mentre i fiori bianchi circondavano l’ambiente conferendo luminosità all’atmosfera di raccoglimento dei numerosi visitatori che hanno salutato Pistolesi. Alle 10 il feretro è stato trasportato fino alla chiesa di San Mercuriale dove una numerosa folla di amici, conoscenti, colleghi di lavoro ha gremito la basilica nel rispetto delle norme necessarie a tutelare le persone dal contagio. La cerimonia è stata impreziosita dal canto di alcuni brani liturgici del soprano Wilma Vernocchi che sulle note dell’Ave Verum di Mozart cantato al momento dell’eucarestia ha incrementato il profondo raccoglimento spirituale. La famiglia Pistolesi ha un rapporto stretto con la musica: tutti amanti dell’arte, le nipoti dell’architetto, figlie della sorella deceduta alcuni anni fa, sono entrambe laureate al Conservatorio e seguono la carriera concertistica.

Al funerale era presente solo una nipote in quanto la sorella non ha potuto raggiungere Forlì velocemente dal Portogallo, dove si sta specializzando in un percorso di studi di perfezionamento. La Santa Messa è stata officiata dal parroco don Enrico Casadio, in concelebrazione con don Loriano Valzania, don Davide Medri,  don Gabriele Pirini, don Paolo Giuliani, don Sergio Sala. In prima fila nell’assemblea la famiglia con i genitori e la fidanzata Maria Pia, i colleghi dell’ufficio e tra le autorità l’Arch. Marni per la Soprintendenza, la Presidente del Consiglio Comunale di Forlì Alessandra Ascari Raccagni in rappresentanza del sindaco Gian Luca Zattini, il Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi Roberto Pinza e i numerosi membri del Club Rotary guidati dal presidente Massimo Amadio e i  rappresentanti dell’Ordine degli Architetti. Tanti i cittadini accorsi alla cerimonia funebre per il noto architetto, molto apprezzato in città per la sua generosità, gentilezza ed eleganza. All’inizio della Messa don Casadio ha portato i saluti e le condoglianze del Vescovo diocesano Livio Corazza alla famiglia Pistolesi e il parroco ha da subito spiegato il mistero della morte e della resurrezione di Cristo associandolo al defunto: “L’esistenza di ogni persona e del mondo intero è fatta di passaggi e ogni passaggio come ci ammonisce la stessa pandemia tuttora in atto è Cristo: non solo faticoso travaglio, non solo dolore, ma anche possibilità di discernimento di scoprire quello che vale realmente, ciò che resta davvero, possibilità di aprirsi al Mistero della vita e di Dio, al Mistero della Pasqua di Cristo e chiediamo che questo mistero divenga il Mistero della Pasqua di Roberto”.

L’omelia è stata spiegata da don Sergio Sala, parroco della famiglia Pistolesi, che partendo proprio dal nutrito numero di persone accorse in chiesa per l’ultimo saluto ha voluto sottolineare che tutti sono in debito con Roberto: “Abbiamo un sentimento di gratitudine per Roberto – ha spiegato don Sala - perché c’è un rapporto umano. Tutti abbiamo notato la sua competenza professionale, però una delle sue caratteristiche è che si è fatto amare. Questo momento è importante per noi perché ci permette di capire il senso profondo della vita e della morte, della fratellanza, del valore del cuore. Confrontiamoci con la Parola”. Riprendendo dalla prima lettura di Isaia e dal salmo don Sala ha compiuto un salto nella comprensione profonda della morte: “È vero Signore – ha continuato don Sala – vicino a te ci si può arrabbiare, si soffre come tutti gli altri uomini e si rimane smarriti di fronte alla morte, soprattutto quando è improvvisa; ma nel nostro intimo c’è un sentimento di serenità, quello che la fede cristiana ci può aiutare a sentire. La parola morte ha sensi diversi, la morte è per noi l’amore con il quale abbiamo amato Gesù. Roberto è presente in Cristo, Roberto ha corrisposto alla grazia di Dio. Tutti ci sentiamo grati a lui e abbiamo ricevuto tutti da lui moltissimo, perché non ci ha dato soltanto un esempio di come si vive una vocazione professionale con una sensibilità intensa e con senso di responsabilità”. Poi, don Sala ha ricordato la sofferenza della famiglia per la perdita della sorella di Roberto per raccontare del dolore che la tocca nuovamente: durante la Messa il padre di Roberto ha voluto porre accanto alla foto del figlio sul feretro anche quella della sorella. Don Sala ha concluso ricordando di vivere la propria vita come una vocazione e riportando una frase di Roberto: “Dobbiamo sparire dietro le nostre opere!” “Che umiltà e generosità ha avuto – ha detto don Sala - Roberto si sentiva inadeguato o insufficiente o incapace di realizzare le opere che sentiva più grandi di lui, ma in realtà le ha realizzate. Non bastava per lui quello che faceva. Che lezione ci dava! Roberto è morto per il valore del suo lavoro, visibile anche nel modo in cui ci ha lasciati. Questo è un esempio che richiama la nostra interiorità. Signore fa che viviamo un po’ come ha fatto Roberto”.

Infine, don Sala ha ricordato un ultimo elemento che Roberto ha preferito: “Roberto ha amato la bellezza e quella che è nata dalla mente di Roberto è capace nascostamente ma efficacemente di cambiarci il cuore. Gustando la bellezza diventeremo più buoni. Roberto ha fatto bella la sua vita, possiamo anche noi fare bella la nostra vita e possiamo trovare il gusto della profondità interiore, della responsabilità morale, il mistero di Dio, degli affetti e della bellezza. Roberto ci invita tutti ad amare la nostra vita e la nostra vocazione. Ce lo portiamo dentro nel nostro cuore anche dopo questa liturgia, ma tutti siamo chiamati a migliorare”. La celebrazione eucaristica si è conclusa con la benedizione del feretro e la preghiera di affidamento alla Madonna. L’ultimo saluto a Roberto è stato dato sul sagrato della basilica prima della partenza della salma per il cimitero di Rapagnano in provincia di Fermo dove la famiglia è originaria. 

La cerimonia funebre per l’ultimo saluto a Roberto Pistolesi ha visto la commozione delle tantissime persone accorse per condividere con la famiglia una mancanza immediatamente rilevata. Già all’indomani della scomparsa di Roberto il sindaco Gian Luca Zattini aveva espresso il cordoglio a nome della città e la Presidente del Consiglio Comunale di Forlì, Alessandra Ascari Raccagni, in rappresentava proprio del sindaco, al termine della Messa esequiale ha ricordato Pistolesi: “Sono un po’ colpita perché Roberto è un ragazzo della mia generazione. Ho sempre conosciuto Roberto e non mi sarei aspettata di trovarlo qui oggi a salutarlo e sono emozionata. Porto il cordoglio del sindaco Zattini per l’improvvisa scomparsa dell’architetto. Roberto si identificava nella sua professione, professionista di rango, progettista ed esperto nella valorizzazione del patrimonio monumentale e artistico, aveva un altissimo senso civico per una raffinata capacità di partecipazione alla dimensione culturale sempre di qualità e alla cittadinanza attiva; una voce autorevole, attenta, rispettosa, pragmatica. Sicuramente ci ricorderemo tutti di Roberto per la sua eleganza, per essere stato sempre gentile e ironico, amava il bello e i dettagli e la sua ironia gli permetteva di essere leggero. La morte di Roberto è una grossa perdita per la famiglia e per tutti noi. Stava lavorando per noi”.

Presenti in chiesa anche numerosi soci del Rotary Club che per la cerimonia hanno voluto esporre anche gli stendardi del Rotaract, Rotary International e Club Rotary tre valli. Il presidente del Club forlivese Massimo Amadio ha voluto offrire un ricordo di Roberto, rotto dalla profonda commozione: “Roberto ci ha insegnato tanto a noi professionisti che abbiamo avuto la fortuna di lavorare con lui, ci ha insegnato come rotariani il rispetto e l’amore per il proprio lavoro e lo spirito di servizio; aveva qualità nel porsi di fronte a qualsiasi persona e a qualsiasi progetto. Ringrazio Dio di aver potuto lavorare con lui e confrontarmi su problemi importanti di fronte ai quali abbiamo trovato la migliore sintesi e la migliore risposta. Questo è il patrimonio che ci lascia e che dobbiamo cogliere come professionisti e rotariani. La sua dedizione è stata grande, presente e a fianco a tutti noi”. Sulla pagina Facebook del club Rotary il giorno dopo la morte di Pistolesi è apparsa una lunga biografia nel suo servizio al club con innumerevoli riconoscimenti.

Don Paolo Giuliani, amico sincero di Roberto, tra la commozione ha voluto delineare due tratti di Pistolesi: “Caro Roberto, anzi Robertino per noi! Nel restauro eri superlativo, abbiamo condiviso tante cose, in particolare dei progetti molto belli: Rocca di Bertinoro e chiesa del Suffragio restaurati da cima a fondo. Vorrei soffermarmi su due parole: la prima è scherzo. Ci hai spiazzati e hai contravvenuto alle tue abitudini: per chi l’ha conosciuto era il ritardo. Eri spesso in ritardo, hai fatto perdere la pazienza qualche volta anche al senatore Melandri per Bertinoro. Ma questa volta hai giocato d’anticipo e secondo noi non doveva essere così, tante cose interrotte…la parola che sgorga nel cuore di tutti è perché? Ma poi la risposta non sappiamo darla. Mi viene in mente una bella frase di Diego Fabbri nell’opera A Dio ignoto: senza di te Signore, Gesù Cristo, la nostra vita sarebbe solo un brutto scherzo. Senza di te un brutto scherzo, con te forse no, anzi noi che abbiamo fede ne siamo certi. La seconda parola è abbraccio: eri affettuosamente tenero: significava attenzione per l’altro, preoccupazione per l’altro, potersi fare in quattro per l’altro. Ci siamo sentiti spesso abbracciati da te. Vogliamo immaginare questo momento come un grande abbraccio, prima con Dio e Maria e poi con Mery, una famiglia che si ricompone nell’eternità. Questo è l’ultimo abbraccio nel quale ci sentiamo stretti e avvolti da te, ma la nostra presenza dice che anche noi vogliamo restituirti questo abbraccio. Vogliamo accompagnarti in questo passaggio con la nostra preghiera perché tu possa essere trasfigurato; vogliamo abbracciare anche la tua famiglia, assicurandoti che non è l’abbraccio di oggi ma gli saremo vicini per sempre.”

Maria Pia, la fidanzata, ha raccontato di quando circa un anno fa nella serata che precedeva l’intervento chirurgico al cuore, purtroppo non risolutivo, Roberto aveva voluto pregare nella chiesa di San Mercuriale e poi in quella del Suffragio per chiedere l’aiuto al Signore, vista la grande prova a cui era stato chiamato. “Fu un breve percorso in due luoghi in cui aveva lavorato. Fu un momento denso di sensazioni e trasudanti di significati. Insieme, in silenzio, abbiamo percorso le navate, abbiamo guardato con gli occhi ogni volta stupiti di tanta magnificenza e tanta perfezione e abbiamo sentito la presenza di Dio e Roberto toccava con le sue dita forti i mattoni delle colonne, i marmi, respirava le sue chiese, i colori, le forme, le armonie, che grazie ai suoi interventi erano diventate sue. Ho avuto la fortuna di essere con lui. Roberto lasciaci questa tua grande capacità di amare e di seguire la strada che per te è stata troppo breve. Tu sarai sempre nel mio cuore, nei nostri cuori, e ti chiedo di pregare per noi perché ne abbiamo sempre bisogno”. Anche il vescovo emerito Lino Pizzi ha voluto essere presente con un messaggio di condoglianze alla famiglia Pistolesi; in fondo alla chiesa sono ancora esposti i pannelli che Roberto aveva composto per illustrare i lavori di restauro della facciata di San Mercuriale, quelli che erano stati affissi al ponteggio durante i lavori di restauro. 

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