Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

La centista Rabab si racconta: "Al Carducci sono evoluta. Davanti al pc abbiamo riso e pianto tutti insieme"

Un grazie molto sentito lo vorrei rivolgere ai miei professori, in quanto ognuno di loro ha contribuito a rendere più piacevole la didattica a distanza", racconta

Rabab Bamaarouf è tra le tre studentesse del Liceo Carducci di Forlimpopoli che hanno conseguito il diploma di maturità col massimo dei voti. "Sono una ragazza intraprendente, estroversa, estremamente determinata e, oserei dire, testarda, con un paio di insicurezze che spesso sfociano nella paura di non potermi realizzare, ma che tutto sommato riescono a farsi schiacciare dalla volontà di giungere a ciò che desidero". Si definisce inoltre "un piccolo topo da biblioteca": "trovo molto rilassante leggere e ascoltare musica in quanto mi aiutano a calare un velo di serenità nella mia mente e compiere una sorta di viaggio intrapersonale. Allo stesso tempo lo sport gioca un ruolo preponderante all’interno della mia quotidianità, sopratutto dal momento in cui, da un paio di anni, ho deciso di compiere un cambiamento fisico considerevole che inaspettatamente ha trasformato anche una parte intima e personale di me". 

E' soddisfatta di aver scelto il Liceo Carducci?
Il Liceo Carducci è stato per me luogo di una completa evoluzione e riscoperta personale. In quel posto, che porterò nel mio cuore per sempre, ho potuto maturare una nuova Rabab, una ragazza che non teme e che può sognare senza mettersi dinanzi a lei dei paletti. Questo è stato reso possibile grazie alla dedizione, all’impegno e all’insegnamento ricevuto dai miei professori che, dimostrandosi partecipi e attivi alla mia vita scolastica, hanno saputo stimolare in me quei meccanismi che mi hanno resa più matura, più responsabile, indipendente e sopratutto attiva nei confronti dello studio  Arrivando da una situazione scolastica in cui mi pareva di nuotare tra gli squali, non mi sarei mai potuta immaginare di poter ricevere tale regalo. È raro d’oggi giorno non sentire una angosciante agonia nei confronti della scuola e spesso i miei coetanei al solo pensiero si rabbuiano o creano smorfie disgustate. Ammetto che la portata di studio talvolta mi guidava fuori di senno e sarei ipocrita se omettessi i pomeriggi passati tra libri e lacrime di disperazione, ma il tutto accadeva all’interno di un contesto tutt’altro che tossico. Ero messa alla prova, sfidavo le mie capacità e mi imponevo come obiettivo quello di raggiungere il massimo. Tuttavia ciò non era mosso dalla volontà di dimostrare qualcosa a qualcuno o ostentare la mia media. Ed è proprio questo che vorrei sottolineare, ovvero come questa scuola mi abbia insegnato il valore del voto numerico che non corrisponde alle capacità reali del singolo individuo e non determinano quanto sia o meno eccellente. Non è un marchio infinito, simboleggia unicamente un giudizio che può essere ribaltato e su cui non bisogna aggrapparsi esasperatamente. Quello che davvero ho potuto trarre dallo studio va oltre al voto scolastico, tocca più il concetto di capacità di migliorarsi e volere per sé stessi il meglio.

Con quale spirito ha affrontato questi due anni di superiori condizionati dal covid?
Il covid ha inesorabilmente influenzato la vita di tutti gli studenti italiani, sottoponendoli ad una situazione mai vissuta realmente e inimmaginabile. I primi tempi il dilagante terrore ha portato ad un esaurimento collettivo e penso che noi giovani ragazzi abbiamo vissuto appieno i limiti e gli svantaggi della pandemia. Nonostante spesso si tenda ad analizzare maggiormente i lati negativi di tale “anomalia”, posso dire che in base alla mia esperienza personale essa abbia agito a sviluppare quel processo di “adattamento” di cui ce ne parla ad esempio il famoso psicologo Jean Piaget. Posta dinanzi ad un quadro del tutto nuovo , ho potuto sperimentare una nuova  situazione a me estranea e nel tempo sono riuscita ad assimilarla e a renderla una mia capacità. Il tempo e un mindset positivo hanno saputo colmare il vuoto provocato dalla privazione inaspettata della scuola fisica. Quindi, posso dire che questo fenomeno abbia reso possibile in ogni singolo studente l’affermazione di una innovativa abilità e abbia mostrato agli adulti la volontà delle giovani generazioni capaci di andare oltre le aspettative.

La didattica a distanza ha influito sulla sua preparazione? Ha trovato difficoltà?
La didattica a distanza mi ha, inizialmente, portata a ripetuti crolli mentali. Prima di tutto per la situazione che mi pareva tratta da un assurdo film riguardante un mondo utopistico e in rovina, poi per lo sconforto di non poter reggere una mole di studio così grave ridotta a tale disperazione e tristezza,dovuto anche alla impossibilità di godere anche solo le piccole gioie come salutare i miei compagni il primo mattino. L’accettazione e la volontà di non crollare a pezzi hanno reso la didattica a distanza una normalità e ho vietato come quest’ultima potesse influenzare la mia preparazione.Se la "Dad" inizialmente veniva considerata da me una sorta di incubo e di allontanamento da tutto ciò che costituiva la vera ed effettiva scuola,nel corso dei mesi ho saputo adeguarmi alla nuova forma scolastica e renderla raggiungibile e vivibile tramite un atteggiamento aperto  nonostante i continui bombardamenti di notizie negative. Mi sono impegnata sempre di più, non ponendomi limiti di alcun genere per non poter risentire dei lati negativi. Ho ribaltato il problema in cui ero caduta, trasformandolo come strumento per mettermi alla prova e affrontare lo studio con altrettanta dedizione.

In un momento così particolare, anche i prof hanno avuto un ruolo molto importante...
Devo ammettere come il ruolo dei miei professori abbia aiutato questo processo. Potevamo notare tutti quanti il loro interesse sul nostro stato emotivo e anche solo una semplicissima domanda come “ragazzi come va?” alleviava il dolore e stampava in ognuno di noi un sorriso. Hanno saputo mascherare la distanza e reso possibile la partecipazione di ognuno di noi, disponibili ad ascoltare i nostri dubbi e le nostre insicurezze. Abbiamo riso e pianto tutti insieme davanti alla schermata di un computer o un tablet, sentendoci non più tanto distanti, ma accomunati da un medesimo sentimento di fratellanza. Un grazie molto sentito lo vorrei rivolgere ai miei professori, in quanto ognuno di loro ha contribuito a rendere più piacevole la didattica a distanza non trascurando la preparazione e calibrando perfettamente empatia con professionalità.

L'esame di stato, articolato in un'unica prova orale, è stato a suo giudizio più semplice da sostenere?
Non saprei rispondere con chiarezza in quanto non ho mai affrontato il tradizionale esame di stato. Posso dire che tuttavia è stata una sfida accompagnata da tanta paura di fallire e di non farcela. Ci tenevo molto a presentarmi impeccabile e pensavo al colloquio come un infernale interrogatorio in cui avrei compiuto una figura penosa se non avessi saputo rispondere alla perfezione .E invece si è dimostrata essere una piacevole ora,tant’è che persi pure la cognizione del tempo. Dal momento in cui iniziai ad esporre il mio elaborato, sino al testo di italiano e del materiale multidisciplinare, ero sicura di ciò che avevo ripassato e studiato durante l’anno e, una volta uscita, mi sono sentita fiera di aver concluso il mio percorso a testa alta.

Qual è il ricordo più bello di questi cinque anni?
È molto difficile pensare ad un unico momento poiché noi come classe abbiamo sempre reso piacevole l’ambiente circostante. L’attimo che mi ha sicuramente segnata è stato un evento particolare in cui si è arrivati ad una sospensione delle lezioni dovuta al malessere personale di alcuni miei compagni. Abbiamo avuto il modo di empatizzare il dolore dell’altro,ascoltare il triste silenzio,riflettere e mostrare solidarietà per chi ne aveva bisogno. Un momento apparentemente angosciante, dovuto alle lacrime e alle voci tremanti, si è trasformato in un chiaro esempio di affidabilità e comprensione delle parti,di sostegno reciproco nel bene e nel male. Un secondo momento è stata la gita a Mantova in terza. Nonostante le fatiche dovute ad una assurda pedalata, non riuscivamo a placare le risate e in quella occasione abbiamo avuto modo di interagire e legarci ancora di più come classe. Ancora adesso posso ricordare le pacche sulla spalla, le battute, i caldi sorrisi, le creme solari condivise, a riconfermare il bene che ci ha legati per 5 anni, reso ancora più piacevole dal rapporto di armonia con i professori. 

Proseguirà negli studi?
Ora come ora sto ripassando per affrontare il test d’ingresso per la facoltà di Medicina a settembre. Il mio desiderio più grande sarebbe diventare medico, specificando un chirurgo, e prima ancora che qualcuno pensi sia animato dalla visione di qualche programma televisivo e  sia una assurdità posso smentire la prima e sono ben consapevole della seconda, ma nessuno mi toglie la determinazione e come si suol dire, tentar non nuoce. In alternativa, come seconda opzione punto alla facoltà di Farmacia. Vorrei realizzarmi nel campo medico-sanitario, è lì dove mi vedo in un futuro prossimo e spero di riuscire a raggiungere anche questo traguardo per alcuni aspetti invalicabile,ma per altri realizzabile.
 

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