La Domenica delle Palme si è celebrata online nelle parrocchie forlivesi

Nel significato religioso della festa la mattinata è stata interessata dalla presenza sui social e in TV dalle celebrazioni liturgiche dedicate alla festa che dà inizio alla Settimana Santa

È una domenica delle Palme particolare quella che viviamo quest’anno, ancora chiusi nelle case per rispettare una importante norma sociale istituita per limitare la diffusione del contagio. Nel significato religioso della festa la mattinata è stata interessata dalla presenza sui social e in TV dalle celebrazioni liturgiche dedicate alla festa che dà inizio alla Settimana Santa. In alcune parrocchie gli orari delle messe rivisti in questo periodo hanno permesso di iniziare la domenica con la prima celebrazione eucaristica parrocchiale, per seguire quella del vescovo celebrata dalla Cappella della Madonna del Fuoco in cattedrale alle 10 ed infine la Santa Messa celebrata dal Papa nella Basilica di San Pietro alle 11 a cui è seguito l’Angelus.

La trasmissione in TV della Messa non costituisce una novità, perché il servizio è già attivo da molti anni per consentire agli ammalati impossibilitati a recarsi in chiesa di partecipare ugualmente alla Santa Messa, ma nella situazione attuale, con obbligo di dimora a casa, quella che era una condizione straordinaria o limitata a poche persone è divenuta una costante comune, portandoci alla Comunione Spirituale per tutti. In questa esigenza si vede la necessità di poter raggiungere il maggior numero di persone con tutti gli strumenti della comunicazione, compreso i social. L’instancabile azione di assistenza spirituale e di preghiera viene proposta, condotta e realizzata in tutti i livelli della Chiesa, dalle parrocchie che si sono sempre di più organizzate attraverso le proprie pagine Facebook, le diocesi attraverso le TV e i canali della pastorale diocesana e il papa su tutti i canali ed i media che si occupano della Comunicazione del pontefice.

In alcuni casi, il coordinamento ha permesso di poter seguire tutti e tre i momenti della Chiesa, dalla professione di fede dei fedeli guidata dai parroci, a quelle dei vescovi rivolte agli abitanti delle diocesi per terminare con le parole del papa. L’occasione ha consentito di poter seguire le omelie, le cui parole in questo momento spiegano il Vangelo, offrendo l’attualizzazione del messaggio cristiano, molto atteso nel dramma che coinvolge l’Italia. Abbiamo perciò seguito la Messa celebrata alle ore 9 da don Roberto Rossi, parroco di Regina Pacis, che domenica mattina ha inaugurato il servizio sulla pagina Facebook della parrocchia. Il parroco dopo la lettura del Vangelo di Matteo si è concentrato sulla gioia di vivere la vita, donata da Dio a ciascuno: “nella gratuità della vita ricevuta il cristiano deve costruire la propria fede” ha detto don Rossi e sul momento particolare che stiamo vivendo don Roberto ha offerto la certezza evangelica che “nel sacrificio di Cristo sulla Croce si deve vedere l’amore più grande di Dio che ha donato suo Figlio per la salvezza di tutti. Attraverso il crocifisso si deve vedere l’amore di Dio, che è presente anche in questo momento, perché Dio ama il mondo e l’umanità”. Riprendendo il brano del Vangelo di Marco sulla  tempesta sedata don Roberto ha voluto ricordare la certezza nella fede di non trovarsi smarriti nelle difficoltà.

La celebrazione eucaristica del Vescovo diocesano, Livio Corazza, è stata aperta dalla benedizione degli ulivi: “Questa benedizione arriva a tutte le case, perché questi ulivi siano segno di speranza, di fede e di carità, perché ci ricordino l’amore di Dio che ha donato la sua vita per noi”. Commentando il vangelo ha chiesto di rileggerlo durante la settimana che porta al Triduo Pasquale: “Invito a rileggere il Vangelo per trovare i personaggi che ci assomigliano di più”. Del simbolo presente nel ramo di ulivo Monsignor Corazza ne ha spiegato il significato: “è un segno di speranza. Ricordiamo che la colomba è tornata a Noè con un ramo di ulivo, segno che il diluvio non era ancora finito, ma incominciava a passare, e confrontato con la situazione attuale, questo segno di speranza lo vediamo nel contagio che inizia a diminuire. Il ramo di ulivo è un segno di fede: lo poniamo sui crocifissi e così siamo spinti a guardare i crocifissi nelle nostre case con più attenzione, per riconoscere il Figlio di Dio fatto uomo che è morto in croce per noi. Questo è un atto di fede ed un segno dell’identità cristiana. In quel giorno, vedendolo sulla croce, lo avremmo riconosciuto come Figlio di Dio? In questo periodo nel quale rinnoviamo la nostra fede nel Dio della vita, veniamo messi alla prova, come Gesù. Ma la croce è un segno della carità: se non riconosciamo il crocifisso da credenti non riconosciamo neanche i crocifissi di oggi e l’aiuto che è necessario nella nostra condizione.” Rivolgendosi in particolare alla situazione attuale Monsignor Corazza ha ricordato che “abbiamo bisogno di segni di speranza, di fiducia, di carità per vivere oggi. È una Settimana Santa tutta diversa dalla altre – ha concluso il vescovo - ma aumenta in noi il desiderio della presenza dell’amore di Dio che ci sostenga, consoli, ci incoraggi e ci converta”.

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Il Papa nell’Omelia si è concentrato sul servo, approfondendo il significato della Lettera di San Paolo ai Filippesi, delineando nella Settimana Santa che Cristo nell’Ultima cena si fa servo dei discepoli e nel venerdì servo sofferente vittorioso nel suo sacrificio. “Dio ci ha salvati servendoci, Lui ci ha serviti gratuitamente perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati; se ci facciamo servire da Dio possiamo servire gli altri. Il Signore ci ha servito dando la sua vita per noi. Dio ci ha salvati lasciando che il nostro male  si accanisse su di Lui e Cristo non ha reagito, ponendo l’umiltà, la pazienza e l’obbedienza del servo e la forza dell’amore. Il Padre ha sorretto la sofferenza di Cristo perché il male fosse attraversato fino in fondo dall’amore. Gesù ha provato il tradimento, così come li subiamo noi, è l’inganno della fiducia. Alziamo lo sguardo al crocifisso mostrando la nostra infedeltà, perché Cristo ci ha serviti togliendoci le nostre infedeltà. Gesù ha provato anche l’abbandono totale, ha portato nella preghiera anche la desolazione, sempre per servirci. Nel dramma della pandemia, di fronte a tante certezze che si sgretolano, Gesù dice a ciascuno Coraggio! apri il cuore al mio amore e sentirai la consolazione di Dio che ti sostiene. Il dramma che stiamo attraversando ci spinge a prendere sul serio ciò che è tale, perché la vita si misura sull’amore. Guardate il crocifisso e chiediamo la grazia di vivere per servire. Cerchiamo di confortare chi soffre, chi è solo e bisognoso. Non pensiamo al bene che ci manca, ma a quello che possiamo dare. Ai giovani dico di dire sì all’amore senza se e senza ma.” Dietro alla mensa eucaristica il papa ha voluto ancora il crocifisso già pregato sul sagrato della basilica di San Pietro nella richiesta per la fine della pandemia pronunciata venerdì 27 marzo.

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