La Messa con 400 fedeli nel prato della Badia per il Covid, la prima con così tante persone 

Nel prato della villa-ex convento dell’Abbazia di Sant’Andrea a Dovadola, nella cui chiesa riposa il corpo della Beata Benedetta Bianchi Porro, sabato il vescovo ha tenuto la messa

Nel prato della villa-ex convento dell’Abbazia di Sant’Andrea a Dovadola, nella cui chiesa riposa il corpo della Beata Benedetta Bianchi Porro, sabato il vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro Livio Corazza ha ricordato nella celebrazione eucaristica l’84° anniversario della nascita della beata dovadolese con la presenza di circa 400 partecipanti. Nel benvenuto iniziale il parroco, don Saverio Licari, all’inizio della Santa Messa ha ricordato innanzitutto che alla celebrazione erano presenti la sorelle Emanuela e Carmen, il sindaco di Dovadola Francesco Tassinari, il vicario generale don Pietro Fabbri, Presidente della Fondazione Benedetta Bianchi Porro, i vicari don Roberto Rossi e don Enzo Scaioli, don Loriano Valzania, l’ex parroco don Alfeo Costa, don Andrea Vena profondo conoscitore degli scritti di Benedetta, padre Luca Vitali.

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Nell’Omelia il vescovo ha voluto avvicinare Benedetta a Gesù Cristo e ha ricordato le parole del Papa pronunciate il 27 marzo in piazza San Pietro, nel pieno della pandemia, per chiedere la fine dell’epidemia da Covid nel mondo; parole che spiegavano il vangelo che racconta La tempesta sedata: “Benedetta di ombre fitte, di mare in burrasca, di vento contrario, di prove nella sua breve vita ne ha dovute attraversare tante. Oggi è l’8 agosto, giorno del suo compleanno, era un sabato anche nel 1936 quando nacque alle 15:30; un giorno bello e di tanta amarezza negli ultimi anni della sua vita, perché nella malattia si faceva fatica a fare festa e anche per noi oggi non è facile e siamo tutti con la mascherina e speriamo che non tornino i momenti difficili.” Infatti, all’ingresso del parco della villa la Protezione Civile ha rilevato con i termometri le temperature di ciascun partecipante, obbligatoria la mascherina, il gel disinfettante le mani e ognuno doveva lasciare i propri recapiti; le sedie erano state predisposte nel rispetto delle distanze. “Non dimentichiamo il messaggio di Benedetta per la sua vita e per noi - ha continuato Livio Corazza - anche in queste situazioni che viviamo: Signore salvaci! È l’invocazione di Pietro che interpreta le nostre preghiere. Non potremmo capire Benedetta senza il suo rapporto profondo con Dio: Benedetta come Gesù non si è mai arresa alle tempeste della vita e la risorsa non la trovava nelle medicine, ma nella fiducia in Dio, più soffriva e più trovava amore e luce nella sua vita.” 

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