La pandemia ha accelerato la secolarizzazione: "Il Covid ci ha fatto vedere ciò che prima non vedevamo"

Al primo dei quattro collegamenti, tenutosi il 5 ottobre dal teatro parrocchiale di Vecchiazzano e caratterizzato dal ritorno a Forlì di fratel Enzo Biemmi, hanno preso parte 25 fra parrocchie

All’insegna dello streaming l’edizione 2020 dei “Lunedì di Coriano”, gli incontri di catechesi promossi dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro sul tema “Ripartire o Rinascere?”. Al primo dei quattro collegamenti, tenutosi il 5 ottobre dal teatro parrocchiale di Vecchiazzano e caratterizzato dal ritorno a Forlì di fratel Enzo Biemmi della Congregazione dei Fratelli della Sacra Famiglia, hanno preso parte 25 fra parrocchie e unità pastorali da tutto il territorio diocesano, riunite nelle rispettive sedi.

“Veniamo da un periodo difficile - esordisce il vescovo mons. Livio Corazza salutando i partecipanti – e voglio partire da Annalena Tonelli, nel 17° anniversario della sua morte”. In tutti i momenti di difficoltà, la missionaria, martirizzata il 5 ottobre 2003 a Borama, in Somaliland, si metteva ai piedi di Dio. Anche se così appassionata dei poveri, di quei “brandelli di umanità ferita” cui ha donato l’esistenza, Annalena era risoluta nel suo caposaldo di fede: “Nulla mi importa più di Dio”. Biemmi, formatosi all'Università di Filosofia di Torino e allo Studio Teologico di Verona, per poi conseguire il dottorato in teologia all'Università Cattolica di Parigi e in Storia delle Religioni e Antropologia Religiosa alla Sorbona, lo scorso anno si era soffermato sul principio della parrocchia, “che non è più luogo di conservazione della fede, ma è chiamata a dare testimonianza dell’annuncio”. Quest’anno, il religioso ha affrontato il tema “Ripartire o Rinascere? La pastorale ai tempi del Coronavirus”, partendo da una premessa: il momento che stiamo vivendo di crisi sanitaria ha accelerato i tempi per la cosiddetta esculturazione della fede.

“Le nostre parrocchie stanno vivendo un momento di crisi. La crisi di un organismo o di una società può essere di due tipi: l’indizio di un fallimento, perché sono gli stessi presupposti strutturali di questo organismo ad essere ormai fuori tempo e fuori spazio; oppure un tempo di trasformazione(maturazione), che richiede una riformulazione senza minare i presupposti fondamentali dell’organismo stesso”. Se in tutta l’Europa nord-occidentale, a parte la Polonia dove la fede è ancora fortemente identitaria, il fenomeno della secolarizzazione è già in atto da tempo, ora è dietro l’angolo anche in Italia. “L’Europa è ormai un paese di missione, altrettanto e forse più dell’Africa o dell’Asia”. Visto che non ha più senso una Chiesa che si identifica coi praticanti, occorre rimodulare la pastorale “ad gentes”, perché il vangelo diventi ricevibile per tutti. “La messe è abbondante ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe” (Lc 10, 1-12). Biemmi ha capovolto la lettura consueta di questo passaggio evangelico, puntando sul fatto che se la messe è abbondante, i frutti ci sono. Durante il Covid, la gente si è posta molto più spesso la domanda sul senso dell’esistenza, il significato della parola “salvezza”.

Sempre prendendo le mosse dalla vicenda del Covid, il relatore ha proposto una seconda chiave di lettura: “Si tratta di un’esperienza che ha raggiunto tutti, direttamente o indirettamente, e contiene elementi per una riformulazione seria di una società e di una chiesa in crisi”. Il Covid ci ha fatto vedere ciò che prima non vedevamo. Più siamo stati vicini alla malattia, al dolore nostro o dei nostri fratelli e sorelle, alla stessa morte, e più abbiamo identificato e smascherato quello che non merita affidamento, che non dà felicità, che stordisce e illude. Papa Francesco ci ha detto che questo è allora “un tempo di scelta” per capire cosa conta e cosa passa, per separare ciò che è necessario da ciò che non lo è”.

Fratel Enzo porta la testimonianza del vescovo di Pinerolo mons. Derio Olivero malato di Covid e poi guarito: «C'è stato un momento, lungo due-tre giorni, in cui ho sono stato vicinissimo alla morte. Sentivo che stavo morendo – e i medici poi mi hanno confermato che il rischio è stato molto alto – e ho percepito la morte come un momento in cui tutto, proprio tutto, evapora. Il corpo stesso stava evaporando, ma evaporavano anche le tante cose che facevo, i tanti progetti che avevo in testa, le cose della vita. E in questo evaporare solo due cose restavano salde, due cose che erano perciò il vero me, il mio nocciolo duro, la mia identità: una grande fiducia, che io da credente chiamo fiducia in Dio, cioè la certezza di una Presenza, e i tanti volti cari con cui ho stabilito delle relazioni. Sono convinto che, in questa esperienza personale sia contenuta una verità universale».

“Ci sono solo due cose che tengono: la fiducia nella vita, che per i credenti si chiama fede e speranza, e le relazioni, che per i credenti si chiama carità, nella sua duplice accezione di comunione e compassione, di reciprocità e di prossimità”. Ora che il Coronavirus ci ha resi più simili, più fratelli in una fede comune meno evidente, ma forse più condivisa, nasce una domanda: chi appartiene al Popolo di Dio? Chi sono i cristiani? Il muro di separazione è crollato. Anche i cosiddetti praticanti non sono andati a messa per settimane: «La “sparizione” della “pratica” intesa come partecipazione alla messa, ha dissolto i confini visibili, quelli che definivano con chiarezza l’essere dentro e l’essere fuori. Adesso è quanto mai necessario “fare alleanze con tutti coloro che mostrano segni evangelici, andando incontro alle persone. Eravamo arroccati solo sul livello parrocchiale, mentre invece occorre tener conto anche dei livelli familiare e spirituale».

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La Chiesa deve liberarsi delle vecchie logiche, secondo cui conta chi viene a Messa: le parrocchie ora diventano il luogo in cui nutrire la fede, luogo delle relazioni, della solidarietà reciproca, in cui si insegna e comunica che Dio ci ama ed è sempre con noi, Lui ci ha fatto per la vita eterna. “La pastorale del post lockdown – conclude Enzo Biemmi - deve offrire spazi di spiritualità per andare in profondità, raccogliendo questi frutti abbondanti che lo spirito ha seminato”. Noi credenti dobbiamo diventare come rabdomanti, sapere intercettare la ricerca di senso delle persone che ci stanno intorno. Alla fine, il vescovo Corazza ha dato appuntamento a lunedì 12 ottobre per il secondo incontro tenuto da suor Maria Grazia Papola, docente alla facoltà teologica di Milano e direttrice Issr di Verona, che affronterà il tema “Quanti pani avete? Andate a vedere”.

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