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La protesta di Biserni (Asaps): "E' un'idea assurda trasferire gli agenti della Stradale di Rocca a Forlì"

Il presidente di Asaps: "La proposta di assegnare tre agenti della Questura a Rocca e trasferire i 5 agenti della Stradale è ridicola"

"Questa ulteriore proposta di trasferire gli agenti della Stradale di Rocca a Forlì e mantenere un non meglio definito presidio di polizia nello stesso stabile attuale, se non è uno scherzo, è assurda e forse perfino ridicola", afferma Giordano Biserni, presidente dell'Associazione sostenitori amici polizia stradale (Asaps).

"Non esiste sul territorio nazionale un analogo 'presidio mignon' di polizia con 2 o 3 agenti in un comune con poche migliaia di abitanti dove è già esistente una stazione dei Carabinieri. Cosa dovrebbero fare i due o tre agenti provenienti dalla Questura di Forlì rispetto a quello che fanno già i Carabinieri che conoscono per altro meglio il territorio? Ovviamente la mossa non solo si inquadra in quella che ASAPS ha definito fin dall’inizio una sorta di eutanasia del Distaccamento della Polizia Stradale: la lenta morte che ha ridotto gradualmente il numero del personale nel reparto da 14 agenti a 5, ma ne vorrebbe decretare la soppressione come presidio di specialità a costo di negoziare la perdita con un improbabile (sotto il profilo gestionale) ufficio con tre soli agenti. Senza entrare nelle questioni gestionali, si tratterebbe di una scelta che gli economisti definirebbero ad occhio "inefficiente" e gli strateghi inefficace".

Continua Biserni: "Quale sarebbe la sede di servizio dei tre agenti? Perché se è la Questura di Forlì, a loro spetterebbe una indennità di missione giornaliera il che comporterebbe una spesa aggiuntiva a fronte di una operatività molto vicina allo zero; ogni agente di questo "sparuto organico" avrebbe diritto a 30/45 giorni di ferie, ad un periodo non auspicabile di malattia, ai benefici della legge 104 sull'assistenza familiare, ai permessi studio e/o a tutti gli altri istituti giustamente previsti a favore dei dipendenti. Per quanti giorni, quindi il servizio sarebbe assicurato da tutti e tre gli agenti? Come si può pensare che un ufficio di polizia possa svolgere una qualche funzione attiva con un organico che a malapena garantirebbe, di fatto, l'apertura del portone della caserma ogni mattina o poco più? Quello che però rende inaccettabile senza appello la proposta è l'aperto conflitto della stessa con la normativa vigente ed in particolare con quanto previsto dal Decreto legislativo del 19 agosto 2016, n. 177 e soprattutto della Direttiva del Ministro dell'Interno del 15 agosto 2017 concernente la razionalizzazione dei servizi di specialità e dei presidi delle Forze di Polizia sul territorio nazionale. Dopo aver ribadita la preminente competenza della Polizia Stradale nell'espletamento dei servizi di sicurezza stradale, la direttiva recita: '.... la dislocazione delle Forze di polizia sul territorio dovrà assumere come punto di partenza il criterio di carattere generale che - come detto - privilegia l'impiego della Polizia di Stato nei capoluoghi e dell'arma dei Carabinieri nel restante territorio. Si tratta di un criterio dinamico che in un'ottica operativa è strettamente collegato a quello di presidio, rappresentandone la principale dimensione operativa. Lo stesso, infatti, fa riferimento alla capacità del presidio di proiettare il servizio prevalentemente nel proprio campo di competenza territoriale....'.

In sostanza, un conto è avere sul territorio (o meglio sulla statale 67) un servizio di specialità (con agenti in grado di utilizzare in modo sistematico l’etilometro nel contrasto all’alcol, che sappiano controllare a dovere gli autocarri che transitano sulla statale, che sappiano leggere bene un cronotachigrafo di un Tir se “taroccato” o la rimozione di un limitatore di velocità, che al bisogno sappiano utilizzare un tele laser, che sappiano intervenire per i rilievi di un incidente anche grave, che sappiano intervenire con i fuori strada nei momenti critici in cui il Muraglione è innevato), altro conto è creare un ufficio con competenze generaliste di polizia che, a Rocca San Casciano, sono già svolte egregiamente da una Stazione dei Carabinieri che in quanto ad organico certamente a sua volta non largheggia. Allora, applicando la Direttiva del 15 agosto 2017 tutt'ora in vigore, dovrebbe essere previsto il rafforzamento della Stazione dei Carabinieri (struttura già organizzata e funzionante) e non già l'istituzione di un nuovo presidio di polizia (che nulla ha che vedere con l'attuale ufficio di specialità), struttura da organizzare e da far funzionare ex novo. Sono i sindaci che devono decidere, ma a parere dell’ASAPS questa proposta assurda e dal futuro inesistente, va respinta completamente. La proposta di distogliere tre agenti della Questura per assegnarli come pendolari (perciò non radicati sul territorio) a Rocca e trasferire i 5 agenti della Stradale, pensiamo che sia solo l’ultimo e assurdo tentativo per aggirare l’ostacolo. Una vera presa in giro che troviamo sia non solo infruttuosa, antieconomica, inutile per la sicurezza e perfino offensiva per i sindaci e la gente del comune di Rocca e quelli della vallata, ma anche irrispettosa dei principi del decreto legislativo numero 177 del 2016 e del Decreto ministeriale del 15 agosto 2017. Se si deve perdere il Reparto si salvi almeno la dignità".

“La proposta di tenere due o tre agenti della Questura a Rocca San Casciano, eliminando però la presenza della Polizia Stradale è assurda”. Lo affermano, senza mezze misure i tre coordinatori del Comitato Civico Ss67, Vincenzo Bongiorno, Alessandro Ferrini e Riccardo Ragazzini. I tre coordinatori, inoltre, ricordano: “La nostra battaglia è per la sicurezza stradale, tema che riguarda tutti, e quindi chiediamo che a Rocca rimanga aperta proprio la Polstrada, reparto della Polizia di Stato specializzato nella sicurezza sulle strade. A maggior ragione, trovandosi il distaccamento di Rocca, lungo un’arteria viaria strategica come la Ss67. Questo è buon senso”. Anzi, per questo motivo secondo il Comitato Civico Ss67 “la Polstrada di Rocca andrebbe potenziata con qualche agente in più, altro che chiusura”.

I coordinatori del Comitato si appellano alla politica e sottolineano: “E’ il momento che si mostri ancora compatta, come sabato 22 febbraio alla manifestazione di Rocca, e per questo invitiamo i quattro parlamentari forlivesi, i due di maggioranza Marco Di Maio (Italia Viva) e Carlo De Girolamo (5 Stelle), e i due di minoranza Jacopo Morrone (Lega) e Simona Vietina (Forza Italia) a chiedere in modo unitario a Roma un incontro con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e il capo della Polizia di Stato, Franco Gabrielli, per rappresentare loro la necessità di tenere aperta la Polstrada a Rocca. E per lo stesso motivo di chiedere un incontro unitario pure sul territorio, con il prefetto di Forlì-Cesena, Antonio Corona, e il questore di Forlì-Cesena, Lucio Aprile”.

Intanto il Comitato Civico Ss67 continua la raccolta di firme a favore del mantenimento della Polstrada a Rocca. Sabato 29 febbraio le firme sono state raccolte con un banchetto a Forlì in piazza Saffi e in piazza a Dovadola, assieme al Sindaco Francesco Tassinari. Domenica primo marzo, dalle 9 alle 12, a Castrocaro in viale Marconi nei pressi della farmacia vi sarà un altro banchetto per firmare.

Il Sindaco di Rocca San Casciano, Pier Luigi Lotti, di Dovadola, Francesco Tassinari, di Portico e San Benedetto, Maurizio Monti, e il vicesindaco di Castrocaro Terme e Terra del Sole, William Sanzani, si sono riuniti sabato 29 febbraio in Comune a Rocca San Casciano e in merito alla vicenda della Polstrada di Rocca, precisano: “Abbiamo appreso dalla stampa locale la proposta di cambiare la destinazione d’uso della caserma della Polizia Stradale in ufficio con due o tre unità inviate dalla Questura di Forlì. A tal proposito, ci teniamo a precisare che una proposta formale, dettagliata e per iscritto non esiste. Ci riserviamo di valutare tale proposta quando sarà formalizzata. Certo è che, avendo sempre chiesto di salvaguardare il livello di sicurezza stradale su un’arteria viaria strategica come la Ss67, continua a lasciarci perplessi l’eventuale chiusura del distaccamento della Polstrada di Rocca San Casciano”.

“Subito dopo aver vinto le elezioni del 26 gennaio scorso, il governatore della Regione Emilia-Romagna aveva dichiarato: “Salvini è bravo ad elencare i problemi, io a risolverli”. Ebbene, è venuto il momento che Bonaccini passi dalle parole ai fatti facendo pressioni e stimolando il suo governo centrale affinché vengano scongiurate le chiusure dei presidi di Polizia stradale di Casalecchio di Reno, Lugo di Romagna e Rocca San Casciano”. Così il gruppo Lega Emilia-Romagna che attacca il presidente della Regione “sul silenzio assordante relativo ai tagli che il governo giallo-rosso intende effettuare anche a discapito delle Forze di Polizia.

“E' diventato assordante il silenzio di Bonaccini circa la soppressione di alcuni presidi della Polizia Stradale nella nostra Regione. Un silenzio che, nei fatti, sconfessa le promesse (di risolvere i problemi) fatte da Bonaccini sia durante la campagna elettorale che dopo la sua elezione. E' sotto agli occhi di tutti che quando Matteo Salvini era ministro degli Interni si era attivato per dare più fondi e per tutelare maggiormente le nostre Forze di Polizia, così come – ci pare – sia sotto gli occhi di tutti come questo governo vada, invece, nella direzione opposta. E' bene che Bonaccini passi dalla propaganda ai fatti e si attivi per scongiurare la chiusura dei presidi di Polizia emiliano-romagnoli” conclude il gruppo regionale del Carroccio.

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