menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

"La Quaresima sia il tempo della Riconciliazione, dico anche a voi: Lasciatevi riconciliare con Dio"

Nell’omelia, il celebrante, che per l’occasione indossava la casula viola propria del tempo di Quaresima, ha esordito partendo dalla Veglia degli Innamorati del 14 febbraio scorso

Con la suggestiva liturgia delle Ceneri, tenutasi mercoledì sera in tutte le chiese cristiane, è iniziato il periodo di Quaresima in preparazione alla Pasqua. Il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Livio Corazza ha presieduto la messa delle Ceneri in Cattedrale, cui hanno preso parte i fedeli delle parrocchie del Centro storico. Nell’omelia, il celebrante, che per l’occasione indossava la casula viola propria del tempo di Quaresima, ha esordito partendo dalla Veglia degli Innamorati del 14 febbraio scorso: “Tre giorni fa, gli innamorati si sono scambiati i segni del loro amore. Alcuni, si sono ritrovati a san Mercuriale, in una veglia di preghiera, meditando sulle tre parole suggerite da Papa Francesco per una buona manutenzione del loro amore: grazie, permesso e scusa. In particolare, si sottolineava quanto sia importante fare pace prima che finisca la giornata. Insomma, riconciliarsi”.

Monsignor Corazza fa riferimento alla seconda lettura della messa: “Mi sono venuti in mente proprio loro, mentre leggevo l’appello di san Paolo ai cristiani di Corinto: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. “In questi mesi, anzi, oramai, in questo anno di pandemia, un po' con Dio ce l’abbiamo. Abbiamo dubitato di Lui. Soprattutto qualcuno dei nostri si è allontanato. Allora, come fra innamorati, facciamo pace. Forse non abbiamo commesso peccati gravi, ma l’indifferenza, la freddezza, il sospetto, la trascuratezza uccidono l’amore anche senza che avvengano fatti concreti di infedeltà. La Quaresima sia il tempo della Riconciliazione, dico anche a voi: Lasciatevi riconciliare con Dio!”. Il vescovo torna con la memoria al 2020: “Vi ricordate l’anno scorso? Eravamo riuniti qui in pochi, in rappresentanza di molti. Non servivano le ceneri per ricordarci che eravamo polvere e che polvere ritorneremo. Ma le ceneri non sono segni di morte. Ci ricordano che per questa polvere il Figlio di Dio si è fatto uomo e ha dato la sua vita per noi. Siamo importanti per il Signore, Egli è innamorato di noi. Non ci abbandona al potere della morte. Lui non si allontana da noi, siamo noi che ci siamo allontanati da Lui (o siamo tentati di farlo)”. Cosa fare per ritornare a Dio? Occorre percorrere le classiche tappe della Quaresima, che sono sempre nuove: elemosina, preghiera e digiuno. Come le parole degli innamorati: grazie, permesso e scusa”. La prima è elemosina: “Anche in questi tempi difficili, abbiamo visto che la carità ha salvato le relazioni umane. Non pentiamoci mai del bene che facciamo: moltiplichiamolo. Siate grandi nella gentilezza e nella generosità!”.

La seconda parola è preghiera. “Pregare è, soprattutto, ascoltare, è aprire il vangelo, leggerlo ogni giorno, goccia a goccia, condividerlo”. Mons. Corazza richiama ora il Divin Poeta, che 700 anni fa non è stato solo di passaggio da Forlì, ma vi ha vissuto a lungo: “Dante ha dimostrato di conoscere molto bene le Sacre Scritture e attraverso quelle ha potuto incontrare Dio che lo ha salvato, liberandolo da una selva oscura che minacciava la sua vita”. La terza parola del tempo quaresimale è il digiuno. “C’è un’altra cosa positiva che forse abbiamo riscoperto in questi tempi, costretti a rimanere a casa: il silenzio, la riflessione, la privazione di tante cose che ci proiettavano all’esterno”. Quando sentiamo la parola digiuno, non pensiamo subito al cibo: riflettiamo sul senso della nostra vita, leggiamoci dentro e vediamo cosa veramente conta. Guardiamo dentro di noi, nella nostra coscienza e coltiviamo e custodiamo le relazioni familiari e amicali, ciò che veramente conta. In definitiva, “Dante ha coltivato un grande desiderio: quello di incontrare Dio, già in questa vita. Un incontro che lo sostenesse nel suo esilio doloroso e pesante. In particolare, ha immaginato che per poter entrare in Paradiso dovesse essere esaminato sulla fede, sulla speranza e sulla carità. Esaminiamo la nostra fede, la nostra speranza, la nostra carità. Non è un professore, è la vita che ci interroga, in modo anche duro e inesorabile. La risposta è dentro di noi. Prepariamoci a trovarla nella Pasqua del Signore”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Forlì è al centro del Nonprofit: il 23 aprile si terrà l'open day

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ForlìToday è in caricamento