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La vita ai tempi del Coronavirus - "Il grande vuoto di questi giorni? Io lo colmo con il Figlio del falegname Giuseppe"

"Sono rimasto molto toccato dalla testimonianza La vita ai tempi del Coronavirus - "E' dura sorridere col mio bimbo di 4 anni quando vorrei piangere".

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Sono rimasto molto toccato dalla testimonianza La vita ai tempi del Coronavirus - "E' dura sorridere col mio bimbo di 4 anni quando vorrei piangere". Mi piacerebbe fare giungere queste poche parole all'autrice attraverso di voi. Ringrazio innanzitutto chi l'ha scritto per averlo fatto e averlo fatto con questa sincerità. Come non comprendere l’angoscia di questa mamma. Come non sentire subito una solidarietà umana che nasce dal fatto che tutti abbiamo lo stesso cuore e che di fronte a quello che sta accadendo ci troviamo tutti uniti nello smarrimento, nella fatica, nel senso di vuoto. In realtà, a ben guardare la condizione umana, questa è forse la posizione vera di fronte alla realtà. La nostra vita è appesa a un filo. Non sappiamo mai cosa accadrà domani, non solo ai tempi del virus. Questo dramma ci mette di fronte a quello da cui cerchiamo di fuggire riempiendo la vita di cose, come dice la testimonianza “Niente lavoro , niente hobby , niente palestra . Solo un grande vuoto”. Siamo di fronte all’abisso, alla vertigine di noi stessi ma questa volta non possiamo scappare. Certo possiamo stringerci tra di noi (virtualmente) come gli orfani di Pascoli:

 «Ho paura...» «Anch'io». «Credo che tuoni:

come faremo?» «Non lo so, fratello:

stammi vicino: stiamo in pace: buoni».

«Io parlo ancora, se tu sei contento».

 Ma questo è solo un palliativo, l’abisso è sempre lì pronto a farci sussultare il cuore ad ogni nuova cattiva notizia. Ma allora non c’è speranza? Continua Pascoli:

 «Ricordi, quando per la serratura

veniva lume?» «Ed ora il lume è spento»

 Quello che ci vorrebbe è rivedere la luce che veniva dall’altra stanza, segno della presenza della mamma. Bisognerebbe fare da grandi l’esperienza che il bambino fa nelle braccia della mamma. Chi può abbracciarci così? Chi può dirci “non temere” con realismo e senza falso ottimismo? 

 “Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!” (Luca 12, 6-7)

Il mio augurio per questa mamma è che, come senza nessun merito è capitato a me, possa incontrare questa Presenza, il Figlio del falegname Giuseppe che festeggiamo oggi, che permane tra noi nel fiume di coloro che riconoscono in Lui la consistenza della loro vita e la certezza della loro speranza e che ripetono, oggi a Forlì, con lo stesso ardire “non temere”.

Enrico Locatelli 

La vita ai tempi del Coronavirus - Il diario dei nostri lettori

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