rotate-mobile
Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

La vita ai tempi del Coronavirus - "In molti hanno un atteggiamento più etico verso gli altri, ma è autentico?"

"In pratica, pensiamo di donare per il coronavirus in Italia, ma non pensiamo di donare per i bambini siriani che scappano dalla guerra, o per qualsiasi altro tipo di emergenza umanitaria"

Per inviare un testo (meglio se con foto): redazione@romagnaoggi.it - indicare la città

1. Non eravamo pronti
Non eravamo pronti a tutto questo. Il virus è arrivato silenzioso, e in silenzio ha portato via con sé migliaia di persone. E, allo stesso tempo, ha costretto gran parte del mondo a fermarsi. Per la prima volta, dopo moltissimi anni, ci siamo fermati. Abbiamo rallentato dal ritmo frenetico che siamo soliti vivere oggi giorno, nel lavoro, nelle relazioni, nel tempo libero. Il tempo che correva, all’improvviso, si è messo a camminare. E non eravamo pronti. Non eravamo pronti a trovarci in una situazione così radicale di isolamento, di stasi, di sospensione. Siamo sospesi, in attesa che tutto torni alla normalità. Ma davvero si potrà tornare alla normalità? Che cambiamenti potrà portare questa crisi, sia da un punto di vista individuale che sociale? Potrà cambiare qualcosa? Si potrà riscoprire un atteggiamento attento e rispettoso, e non più solo egoistico e individualistico?

La mia speranza è che qualcosa possa cambiare. Questi giorni e queste settimane sono un dono che ci è stato offerto dalla vita. Nel pensiero e nella preghiera costanti per chi non ce l’ha fatta, nella sofferenza che tutto il mondo sta vivendo e di cui siamo testimoni e partecipi, noi, che ancora abbiamo il dono di essere qui, abbiamo una possibilità unica. Ci siamo fermati. Possiamo guardaci attorno, capire dove il nostro percorso ci sta portando, chi siamo, che cosa vogliamo davvero. Possiamo riscoprirci, stare in silenzio e ascoltarci. Possiamo recuperare un contatto profondo con noi stessi, possiamo crescere, possiamo sorridere di essere ancora qui. Possiamo riscoprire la bellezza del mondo, della Terra, di tutto ciò che abbiamo ogni giorno. Nulla è scontato. Ma soprattutto, noi non dobbiamo mai darci per scontati. È nostro compito vivere ogni giorno intensamente e pienamente. Significa rispettare chi se n’è andato. Significa rispettare noi stessi.
E allora la normalità non sarà più la stessa. No. Sarà qualcosa di assolutamente nuovo. Perché noi saremo persone nuove. Questo virus porterà sicuramente delle conseguenze con sé: facciamo sì che queste conseguenze portino un rinnovamento positivo, una nuova vitalità, una nuova attenzione e un nuovo rispetto per sé stessi, per gli altri e per la Terra. Proviamoci. Facciamolo innanzitutto per noi stessi.

2. L’etica ai tempi del Coronavirus
In questi giorni, seguendo i giornali o i media, sulla spinta di personaggi famosi e influencer, si assiste ad un aumento della solidarietà e della partecipazione comunitaria alla crisi che stiamo vivendo ormai da settimane. Tante persone stanno donando e cercando di dare una mano, di rendersi utili, di contribuire al miglioramento delle condizioni in cui versa il Paese. Ed è tutto molto bello. Tuttavia, in questi giorni sto riflettendo su questa spinta umanitaria. Si sta davvero riscoprendo un atteggiamento etico, una vicinanza autentica, un autentico rispetto per gli altri individui? Ho qualche dubbio.
In tempi di crisi, l’essere umano diventa più vulnerabile e suscettibile: diventa paranoico e ansioso, vive nella paura. Insomma, è più fragile. Ed è normale. Siamo esseri umani, ed è questa fragilità che ci rende speciali, dopotutto. In questa condizione, sembra che la spinta ad aiutare il prossimo subisca un aumento significativo. Doniamo per gli ospedali, c’è chi ringrazia medici e infermieri e chi ringrazia Conte per il suo lavoro. Siamo tutti più vicini e uniti. Ma forse durerà per poco.

Stiamo assistendo ad un atteggiamento molto comune e molto studiato in etica, e non solo: in pratica, ognuno di noi si comporta in modo etico in misura maggiore con coloro che fanno parte del suo gruppo, familiare e non, e che quindi gli sono più vicini. In pratica, pensiamo di donare per il coronavirus in Italia, ma non pensiamo di donare per i bambini siriani che scappano dalla guerra, o per qualsiasi altro tipo di emergenza umanitaria. La mia domanda è allora: siamo davvero di fronte ad un atteggiamento etico autentico? Sembra che questa emergenza sia molto più importante dell’emergenza climatica o di quella migratoria, che nel mondo procurano migliaia e migliaia di morti ogni anno. Questo dovrebbe farci riflettere. Come possiamo, in quanto individui, avere un atteggiamento più etico verso il mondo e gli altri? 
Ci tengo a precisare che sto lanciando una provocazione, e che non intendo sminuire in alcun modo gli aiuti e le donazioni che in queste settimane tante persone stanno offrendo. Tuttavia, penso che ognuno sia chiamato a interrogarsi, e a riflettere sulla situazione. Perché quando questo brutto incubo sarà finito, ci sarà la possibilità di cambiare le cose. Progettare il cambiamento è possibile. A partire da ora. 

Mattia Spighi


La vita ai tempi del Coronavirus - Il diario dei nostri lettori

Vuoi raccontarci la tua storia? Mail a redazione@romagnaoggi.it - indicare la città

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La vita ai tempi del Coronavirus - "In molti hanno un atteggiamento più etico verso gli altri, ma è autentico?"

ForlìToday è in caricamento