La vita ai tempi del Coronavirus - "La mente corre a quando qualcuno mi proteggeva, alla nonna che impastava la piadina"

"E la piadina. La piadina della mia nonna era buona e profumata. Cambiava lo spessore a seconda di come l’avremmo mangiata, più grossa se poi veniva accompagnata dal prosciutto"

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Coronavirus
Ho messo un titolo banale per uno scritto banale. Chiunque in una situazione del genere metterebbe questo titolo…bè poi tanto lo cambio, però intanto me lo tengo perché a scuola  i miei insegnanti dicevano, ma quelli con la minuscola non quelli Maiuscoli, che andavo fuori tema. Pareva a loro solo perché non avevano capito che io seguivo i miei di circuiti di pensiero e non i loro. Insomma io in realtà voglio parlare del profumo del pane. Me lo ha messo in mente un amico l’altro giorno e lì è rimasto in mezzo ad un turbinio di altre cose tutte ansiogene, tutte inimmaginabili per una nata in Italia nel 1953: il profumo del pane appena sfornato, fragrante, croccante fuori e morbido dentro, bè quello era rimasto lì come il pensiero buono, quello sano, quello che fa bene perché ti fa ritornare indietro ad un passato senza pandemia. Mettevo le mani nella farina, di nascosto alla mia nonna perché mi piaceva il bianco e l’impalpabile e mi piaceva guardare la mia mano che rimaneva bianca. Poi in un altro flash rivedo la mia nonna che la impasta con le uova sul tagliere. “Ci metto meno a fare 4 uova di tagliatelle che un piatto di spaghetti.” Eppure di orologi ne aveva!

E la piadina. La piadina della mia nonna era buona e profumata. Cambiava lo spessore a seconda di come l’avremmo mangiata, più grossa se poi veniva accompagnata dal prosciutto, più sottile se invece l’avremmo accompagnata con insalata e formaggio. Adesso che mi viene da piangere penso che in realtà piango perché ho una gran nostalgia della mia nonna buona, per l’appunto buona come il pane e sempre allegra, che non seppe mai che ci sarebbe stato un virus corona che avrebbe cambiato la vita, quando non gliela toglie, a milioni di persone. Avrei un gran bisogno di essere consolata anch’io perché questa volta ho tanta paura e non c’è nessuno che mi può consolare né tantomeno proteggere. Siamo tutti sulla stessa barca che sta affondando ma questa volta non arriverà il Lusitania a raccattare i naufraghi.

E quelli delle navi? Ne vogliamo parlare? Confinati su transatlantici spettacolari, nati per far divertire la gente e ora diventati prigioni galleggianti. Mi fanno venire l’angoscia. Sono la concretizzazione del sottilissimo velo che separa l’allegria dalla disperazione. Immagino una coppia di mezza età o qualcosa in più che parte per un bel viaggio all’insegna del lusso e del divertimento e decide di farsi il giro del mondo senza sapere che di quel viaggio conoscono soltanto la data di partenza perché in quello stesso momento il mondo decide di cambiare tutte le regole del gioco. E loro due che di problemi non ne avevano nessuno, all’improvviso scoprono che ne hanno uno ed anche bello grosso in quanto complesso e sfaccettato come un diamante, solo che del diamante non ne ha la bellezza e neppure la luminosità.

Tutti e due adesso stavano lì, affacciati al terrazzo della loro cabina, bella quanto vuoi ma infinitamente piccola se sai che da lì non ti puoi più muovere e aspettano, aspettano all’infinito che qualche stato si impietosisca o che accetti il rischio di farli sbarcare dietro il pagamento di cifre assurde da parte della compagnia navigatrice. Quanto più stanno lì tanto maggiore è il rischio del contagio. Se scendono sanno che finiranno in quarantena non si sa dove e con chi e per quanto tempo…sempre poi che non si ammalino…ma a quello neanche vogliono pensare perché altrimenti impazziscono.

Ed è appunto in quei momenti che uno torna con la mente al passato, ad un’epoca in cui c’era sempre qualcuno che ci proteggeva e ci consolava. Pensano come faccio io alla mia nonna che usava le mani per trasformare la farina in cose buone che ci facevano stare bene. E questi pensieri oltre a fare bene li fanno vivere in una dimensione di sogno a metà fra presente e passato. Lui evoca i profumi mentre lei i contatti. Anche lei aveva una nonna che da piccola la coccolava prima di dormire e il gioco bello era quando la impastava come si fa con la farina e lei stava bene a sentirsi impastare. Erano secoli che non pensava a quei momenti e ora tornavano fuori tutti. E’ lei che capisce che tutto ha un senso e che nulla è poi casuale nella vita. Loro due, guarda caso, ora sono ricchi ma non era sempre stato così. In partenza avevano iniziato facendo piadine e poi da cosa era nata altra cosa e, in un’Italia che cresceva, loro avevano capito come crescere con lei e ci erano riusciti benissimo. La loro azienda aveva sfornato tonnellate di piadine vendute su tutti i mercati  del mondo e ora che avrebbero potuto vivere serenamente si ritrovavano su quella nave, in quella suite prigione in balia di un virus bastardo che stava uccidendo molti fisicamente e tutti psicologicamente.

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