La vita ai tempi del Coronavirus - La prof: "Anno archiviato con la didattica a distanza e senza poter guardare in volto i miei studenti"

"Siamo giunti al termine dell’anno scolastico. L'ultima volta in cui ho visto i miei alunni è stato il 22 febbraio. In questi mesi abbiamo continuato a lavorare con la Didattica a Distanza, la DAD di cui tutti ormai hanno sentito parlare"

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Siamo giunti al termine dell’anno scolastico. L'ultima volta in cui ho visto i miei alunni è stato il 22 febbraio. In questi mesi abbiamo continuato a lavorare con la Didattica a Distanza, la DAD di cui tutti ormai hanno sentito parlare e che ha rivoluzionato il modo di insegnare e di apprendere. All'inizio, quando ho creato le classi virtuali con cui poter rapportarmi con i ragazzi, ho provato un senso di spaesamento totale. Poi, passo dopo passo, mi sono sorpresa dei piccoli successi che ogni giorno raggiungevamo, io e loro, ognuno dietro il proprio schermo. Vorrei condividere questa mia esperienza di insegnante “a distanza, ma insieme”, raccontando brevemente una delle mie prime video lezioni.

“Va bene prof., leggiamolo così Pirandello”. I miei ragazzi. E' sempre stata una buona classe. Mi dispiace che la seconda parte di quest'anno scolastico termini con questo epilogo imprevisto. Lo scorso anno abbiamo svolto vari progetti, entrando anche in un archivio, raccogliendo i dati storici delle nostre ricerche in una piccola dispensa ad uso interno della scuola, da utilizzare in preparazione di un viaggio speciale della Memoria. Anche quest'anno, in primavera, era prevista un'altra esperienza formativa all'estero, e poi... Bisogna riprogrammare tutto, guardare con un'angolatura nuova, inedita, i prossimi mesi di lezione.

“Allora, ora vediamo... chi fa Il Padre? Chi la parte della Figliastra?... Il Capocomico?” Durante l'ora di Letteratura, in classe, tra le mura di mattoni della nostra aula (non quella virtuale di oggi) avevamo già letto, nelle settimane precedenti la chiusura delle scuole, alcuni testi antologici tratti dai romanzi e dalle novelle di Pirandello. Ora è il momento del teatro, e ho pensato di leggere con i miei allievi un pezzetto del copione di “Sei personaggi in cerca d'autore”. Siamo agli inizi di marzo, sono “in pari” con il programma (la paura che assilla quotidianamente
l'insegnate medio, “essere indietro con il programma”), ma un pensiero mi perseguita dalle prime ore di stamattina: loro, i miei ragazzi, riusciranno a seguirmi dietro il monitor del loro computer? Fino a che punto io sarò in grado di comprendere le loro difficoltà, di sciogliere i loro dubbi? Sentiranno bene la mia voce? E io? Coglierò dietro i loro silenzi i momenti della lezione in cui ho sbagliato qualcosa nella mia spiegazione? Non posso alzare gli occhi dalla pagina del testo e guardarli in volto, come di solito faccio in classe quando leggo il brano di un autore, chiedendo chi di loro vuole proseguire nella lettura. Non posso fermarmi nei punti topici della narrazione e commentare insieme ciò che ci ha colpito, il pensiero che condividiamo e quello con cui siamo in disaccordo. Non posso captare quell'impalpabile atmosfera che aleggia tra le quattro pareti della nostra aula, e che mi fa cogliere la loro stanchezza o la loro attenzione. La video lezione non lo
consente, o forse sono io ad essere maldestra e incapace di utilizzare tutte le opportunità che la Didattica a Distanza può offrire.

Ho sempre pensato che il rapporto educativo tra un insegnante e i suoi allievi sia il risultato di uno  speciale processo di alchimia, quasi una magia, difficile da spiegare solo con un atto della ragione. E' un miscuglio di emozioni, empatia, ansie, attese, al di qua e al di là della cattedra. “Il Padre: Io ammiro, signore, ammiro i suoi attori: Il Signore là, (indicherà il Primo Attore) la Signorina, (indicherà la Prima Attrice) ma certamente... ecco, non sono noi...” “Non sono noi”mi sembra l'affermazione che più si avvicina alla situazione che stiamo vivendo
nelle nostre classi virtuali. Ho l'impressione che tutti noi stiamo recitando una parte, cerchiamo di interpretare i ruoli di un copione teatrale, scoprendoci attori che improvvisano le battute di un canovaccio che non conoscono. Ci industriamo, cerchiamo di escogitare il modo migliore per rendere normale l'”anormalità” che si è incuneata come un ospite sgradito nella nostra giornata scolastica.

“Avete domande? Chi vuole intervenire?” Ho appena terminato di pronunciare queste parole e subito mi pento di averle dette. Mi suonano un po' false, dovute. Fossi al posto dei miei alunni me ne starei zitta. Infatti nessuno di loro risponde alla mia richiesta di intervento.
Sposto la loro attenzione verso argomenti del quotidiano, chiedo loro se va tutto bene, se si annoiano o sono contenti di non dovere alzarsi presto al mattino per andare a scuola... le solite cose che si dicono, che tutti diciamo in questi giorni. La lezione è terminata, li saluto e mi salutano, ci diamo appuntamento per un'altra video lezione, sto per uscire dall'aula virtuale e sento una voce (non ha acceso la web-cam, solo il microfono) che mi chiama più forte, temendo che io non faccia in tempo a sentirlo prima che chiuda la finestra di accesso dal mio computer. “Prof., aspetti! Io ce l'ho una domanda: cosa leggiamo la prossima volta?”. L'alchimia è riuscita a passare oltre il monitor, lo sento, siamo riusciti a ricreare la nostra classe. In questo punto del copione mi permetto di correggere Pirandello: “...ecco, siamo noi, insieme”.

Donatella Rabiti

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