La vita ai tempi del Coronavirus - "Situazione drammatica, ma tra le braccia di mio marito e di mio figlio sto bene"

"Per chi li ha, godetevi i vostri figli, giocate con loro quando potete. Torniamo bambini anche noi, nonostante non abbiamo mai smesso, lo nascondiamo soltanto"

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Sin da bambina desideravo parlare con il mondo, senza mai smettere di chiedermi il perché. Mai come oggi sento il bisogno di farlo. Sto bene, ma soffro il male che si infiltra da fuori. Non del signorino famoso Coronavirus che sta baciando il mondo con le labbra rosse, ma di coloro che non lo considerano; coloro che lo ignorano come se fosse invisibile, come se avesse la capacità di regalarti due coccole e non prenderti la vita. Quella vita che sembra sia obbligatorio vivere lontana dal tetto di casa, dimenticando che si vive divinamente circondati dai muri della stessa, abbracciati dalle persone con cui hai costruito il nido. Solo che siamo così abituati a essere calamitati da bar e ristoranti, da diventare dipendenti dalle tazzine di caffè e dalle altrui posate. La sigaretta sa consumarsi anche se viene accesa alla finestra o nel terrazzo di casa, mica si offende. 

Sono qui che mi chiedo cosa ci sia di più bello di stare sdraiata sul divano ad ascoltare la voce di tuo figlio leggere più del solito, perché sta scoprendo la magia della vita anche sui pezzi di carta macchiati dai caratteri in stampatello. Il corsivo gli è ancora difficile. Lo so che esistono anche persone sole ed è più facile annoiarsi, ma sono dell’idea che, nel vero senso della parola, nessuno è mai solo sulla faccia della terra dal momento in cui è a conoscenza dell’alfabeto. Approfittate del signorino famoso per riscoprire i grandi scrittori della storia, che hanno saputo rimanere immortali all’eternità, facendoci compagnia ancora di più in simili situazioni. Preoccupatevi dopo, nel caso lo incontraste da vicino il ben noto signorino, mentre vi toglie la vista e distrugge i polmoni. Guardiamo al positivo, almeno noi che abbiamo avuto la fortuna, finora, di non aver ricevuto la sua visita. Dobbiamo essere la forza per chi non ce l’ha. 

Meglio sacrificare l’oggi per non prolungare i tempi di domani. È vero, stiamo dimenticando il sapore dell’aria, ma quando tutto sarà finito respireremo l’aria buona. È vero, è una situazione anomala, ma cerchiamo di sfruttare la quarantena per conoscere al meglio il nostro corpo, la nostra mente. Abbiamo così tanti valori dentro di noi e nemmeno lo sappiamo. E sarebbe un peccato, se davvero esiste il peccato, non dare vita al proprio inconscio quando si è coscienti di ciò che rappresenta. Non intendo soltanto quando chiudete le palpebre la sera e vi perdete nei sogni, ma anche quando uccidete il vostro istinto che vi dice di prendere un pezzo di carta e scriverci sopra rovesciando tutto quello che vi disturba in questo momento, per lasciare spazio al sorriso ferito da questo virus. Perché è di questo che abbiamo bisogno oggi, e non serve la mascherina, indossare i guanti o mantenere la distanza in fila al supermercato. È una delle poche cose al mondo che nasce per natura in modo gratuito. 

Cercate di strappare un sorriso ai vostri genitori, con una conversazione al telefono. Al vostro compagno, alla moglie, alla sorella o al fratello, che vi sono accanto, raccontate una barzelletta. E perché non mandare una foto o collegarsi in videochiamata con l’amica, l’amico o il cugino e fare due chiacchiere? Soprattutto, non dimenticate mai di sorridere ai vostri figli, incolpevoli di questa situazione perché non sono stati loro a chiedervelo, ma siete stati voi a presentargli il mondo. Raccontate loro pezzi di storia di quando erano piccoli, di quando, magari, facevano la pipì e poi nascondevano il pannolino asciutto sotto il letto perché la mamma l’aveva messo male la sera prima. Anche se vi manca la voglia, sorridete ai vostri figli che da quasi un mese vivono senza toccare la maniglia della porta d’ingresso. Fidatevi, hanno una marea di cose da insegnarvi anche loro, nonostante sulle spalle abbiano parecchi anni in meno rispetto a voi. Basta ascoltarli, condividere questo tempo che ora avete a disposizione.      

                                                                            
Nel mio caso è lui, mio figlio, a insegnarmi giorno dopo giorno una cosa nuova. Per chi li ha, godetevi i vostri figli, giocate con loro quando potete. Torniamo bambini anche noi, nonostante non abbiamo mai smesso, lo nascondiamo soltanto. La musica è lì che aspetta di penetrare nelle nostre orecchie, provocando il movimento del nostro corpo. Cantiamo o suoniamo uno strumento, la voce la possiamo tirare fuori tutti quanti, anche se siamo stonati come una campana. La farina e le pentole sono pronte a essere messe sul fuoco.  Noto che tutto diventa più facile se si decide di ritornare all’altezza che supera di solo qualche centimetro il metro. Volano via i capricci mentre prendono vita le risate e il divertimento.    

Prendiamo in mano i colori, dando spazio alla fantasia. Ecco, proprio ieri pomeriggio mi trovavo in bagno con la mia creatura e, insieme, ci stavamo lavando i denti facendo le faccine buffe davanti allo specchio e ridendo fino a non sentire più né  mandibola né pancia. Una volta finito ho sentito la sua voce, più dolce del miele, toccarmi profondamente l’anima: «Mamma» mi ha detto indicandomi la sua opera sul lavandino, «ho colorato il mondo di blu come il mare perché è grande come il cielo, in mezzo al quale esistono tanti cuori colpiti dai raggi del sole perché nel mondo c’è tanto amore e va riscaldato, così non muore. La vita è bella, mamma». Il messaggio che vorrei esprimere con queste mie poche righe è che, nonostante la situazione fuori sia drammatica, per quanto non rientri nella cosiddetta “normalità”, io dentro casa, tra le braccia rassicuranti di mio marito e mio figlio, sto bene. E farò tesoro di questa esperienza, dalla quale ne uscirà di certo una donna diversa, consapevole e ancora più grata alla vita. 

Fadiola Golloberda​

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