La vita ai tempi del Coronavirus - "Vado controcorrente, io non sono così ottimista sul futuro"

"“Andrà tutto bene”, avrete sicuramente letto, almeno 10 volte al giorno, passeggiando sulla Home dei vari social, o su pezzi di carta colorati passeggiando nella vostra zona appesi al balcone come luci di Natale"

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Premetto che l'esigenza di scrivere questa lettera nasce da un bisogno interiore personale, di conseguenza egoistico e per questo capisco ancora di più il senso della stessa. Era un po' che pensavo di scrivere qualcosa contro l'ottimismo dilagante della gente. Per cui in queste righe non troverete né conforto, né ottimismo. Il mio intento però non è nemmeno portare sofferenza o sconforto, ma fare un sadico resoconto della quarantena vista dal lato opposto della medaglia, gettato velocemente nel triste giorno del mio 29° compleanno vissuto in solitudine, sul quale riflettere. Non nasco certamente poeta o scrittore, per tanto, se mi sbaglio mi corrigerete.

“Andrà tutto bene”, avrete sicuramente letto, almeno 10 volte al giorno, passeggiando sulla Home dei vari social, o su pezzi di carta colorati passeggiando nella vostra zona appesi al balcone come luci di Natale. Ragionandoci razionalmente, senza un disperato bisogno di cercare conforto però, viene difficile crederlo. Ho letto qualche settimana fa qualcuno scrivere: “Non è la guerra, ci chiedono di stare di fronte alla tv e mangiare sul divano senza paura ci salti in testa una bomba”. Questo è il motivo per cui scrivo il mio pessimismo.

Come in ogni cosa ci sarà qualcuno a cui andrà tutto bene ma questa volta ai più non andrà tutto bene. Non è una guerra, ma cos'è una guerra se non la distanza da chi si ama? Cos'è la guerra se non la paura di perdere i propri cari? Non è forse isolamento la guerra? Non è forse rischio che i propri egoismi più atavici, o io o loro, vengano fuori? Nessuno in questi giorni avrà paura o ha avuto paura di una bomba sulla testa, certamente. Ma credo molti inizino a rendersi conto che non esistono solo bombe letali all'impatto. Esistono bombe più profonde. Bombe umane, e non quelle di cellula islamico volendo fare black humor, come appunto l'egoismo, la solitudine, la mancanza di empatia. Ci saranno bombe economiche. Bombe pesanti, indirette, forse più difficili da decifrare e localizzare,  ma non per questo meno pericolose o dolorose. Ci sarà chi perderà chi ama, chi l'ha già perso. Ci sarà chi perderà il lavoro e ci sarà chi perderà il lavoro dovendo mantenere magari una famiglia.

Trovo demagogico dire “andrà tutto bene”. Ho visto gente spiare i vicini che magari portavano a spasso i propri animali, ho sentito di gente denunciare la cosa alle forze dell'ordine. Gente che odia gente. Non è forse guerra questa? Sicuramente c'è chi ha messo in atto forti movimenti di solidarietà, ma bisogna ricordare per correttezza ogni cosa che questo virus ci ha portato.

“Non è la guerra”. Posso solo immaginare la gioia di chi è potuto sopravvivere alla guerra, sentire alla radio da Corrado: “La guerra è finita, ripeto la guerra è finita!” Ovvio non tutti hanno avuto la fortuna di poterlo fare, ma chi ne ha avuto la possibilità è potuto uscire di casa, abbracciare o baciare chi amava, fosse esso un amore corrisposto o meno o fosse essa un'amicizia. Noi non avremo nulla di tutto ciò, le nostre abitudini, a tempo indeterminato dovranno cambiare, in peggio, in distanziamento.
Scusate, se non è la guerra.

Emanuele

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