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Cronaca

La zona rossa ferma "Footwork". Rinviato l'appuntamento con la danza urbana

"Volevamo aprire il laboratorio a qualunque costo, anche utilizzando la mediazione del video, ma ci siamo resi conto che questo non è un terreno praticabile", spiega il direttore artistico di Città di Ebla, Claudio Angelini

Footwork, il laboratorio di street dance che Sonia Brunelli avrebbe tenuto a Forlì presso il deposito ExAtr il 12-13-14 marzo e negli spazi urbani contigui, non potrà aver luogo per via delle restrizioni dovute al nuovo decreto per il contenimento dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, in vigore da lunedì 8 marzo sul territorio. "Volevamo aprire il laboratorio a qualunque costo, dunque anche utilizzando la mediazione del video – spiega il direttore artistico di Città di Ebla, Claudio Angelini - ma ci siamo resi conto insieme a Sonia che questo non è un terreno praticabile, e non lo sarà nemmeno in futuro rispetto ad azioni che hanno, nella presenza viva dei corpi e nell'esperienza comune dell'uso degli spazi, il loro valore fondativo.

Ci attanaglia una volontà di agire clandestinamente, anche per creare uno snodo nel palese groviglio di contraddizioni che stiamo vivendo, alimentato da una liquidatoria e insufficiente modalità di definire che cosa oggi voglia dire la parola "salute".  Per rispetto nei confronti dei nostri partner legati al progetto europeo SFC - Shaping Fair Cities di cui il Comune di Forlì è capofila e di un contesto psicologicamente non favorevole ad attività come quelle che proponiamo, posticipiamo Foootwork in data da destinarsi, speriamo il prima possibile.

Sentiamo che l'attacco a cui sono sottoposti i nostri corpi è certamente costituito da un duro e reale sfondo, ma altresì risente di una violenta narrazione, che dovremo progressivamente trasformare affinché il problema della salute del corpo non ci porti a derive molto più gravi di quella che stiamo attraversando. Si rischia la negazione del corpo stesso, a causa del divieto progressivo di tenerlo in una relazione viva e non mediata dalla tecnologia.

Se l'arte ha qualcosa di sensato da dire, oltre a un continuo ri-allestimento del mondo, riguarda una propensione al mare aperto e alla interrogante fragilità della vita. Abbracciarci alla vita attraverso il suo potere di rappresentazione - non certo con istinto suicida - rimane per noi un elemento imprescindibile dell'agire. Questa è la nostra dichiarazione di significato della parola "salute", rispetto alla malattia dilagante creata dalla paura e dalla lontananza fra gli individui. Vogliamo, anzi dobbiamo, riavvicinarli al più presto".

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