Si spacciavano per carabinieri, ma erano ladri: scacco matto alla banda, aveva colpito anche a Forlì

L’attività criminale, per quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Cuneo, ha fruttato circa 500mila euro ai malviventi ed arrecato ingenti danni materiali e patrimoniali alle vittime (in alcuni casi dell’ordine di 100mila euro)

"Topi d'appartamento" travestiti da carabinieri. La polizia di Stato di Cuneo - con la collaborazione delle Squadre Mobili di Torino, Rimini, Forlì-Cesena, Asti e Novara, dei Reparti Prevenzione Crimine di Torino e Bologna nonché del Reparto Cinofili di Torino - ha eseguito sei misure cautelari (cinque in carcere ed una ai domiciliari) emesse dal gip presso il tribunale di Asti su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione. Gli indagati, tutti di etnia sinti-piemontese, abitanti nelle province di Cuneo, Novara e Asti, sono stati individuati nel corso di una complessa attività investigativa iniziata lo scorso mese di agosto. E’ stato accertato che la banda ha colpito anche a Forlì. In particolare gli investigatori hanno ricostruito e documentato almeno un grosso furto in abitazione in cui i malviventi hanno portato via una grossa cassaforte e diversi oggetti in oro. Sono in corso indagini per verificare anche eventuali altri furti. 

Le indagini

Ad attirare l’attenzione degli investigatori sono stati gli insoliti spostamenti degli arrestati, con una certa periodicità e senza apparente motivo, in Emilia Romagna dove in realtà si recavano per compiere furti in abitazione, entrando previa forzatura di infissi e ingressi oppure con escamotage truffaldini. I poliziotti hanno avviato numerosi servizi di pedinamento ed osservazione, delineando il modus operandi degli indagati. 

Il modus operandi

I malviventi si davano sistematicamente appuntamento in un comune dell’astigiano per poi spostarsi, a bordo di un'auto di grossa cilindrata, sulla quale venivano apposte delle targhe false. La metà era il Riminese: muniti degli arnesi necessari (flessibili, trapani e altro materiale atto allo scasso) si introducevano nelle abitazioni da saccheggiare. In Romagna ad attenderli vi era un complice, che provvedeva ad individuare un luogo sicuro dove pernottare e una base logistica (un cascinale appartato nei pressi di Igea Marina) dove si trovava custodito il restante materiale necessario per portare a compimento il “colpo” preventivato.

I furti

Secondo quanto appurato dagli inquirenti, gli indagati riuscivano ad introdursi negli appartamenti forzando porte e finestre per poi sradicare, con l’uso di potenti flessibili, le casseforti murate. In altri casi si spacciavano per appartenenti alle forze dell’ordine, trovando così la fiducia del malcapitato (il più delle volte persone anziane che vivevano in solitudine), indossando pettorine ed esibendo placche riproducenti l’effige dell’Arma dei Carabinieri, per poi introdursi nell’abitazione e depredarla. Ogni furto era organizzato e curato nei minimi dettagli, con ripetuti e maniacali sopralluoghi da parte del basista che passava le informazioni ai complici i quali a loro volta lo raggiungevano sul posto. L’attività criminale, per quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Cuneo, ha fruttato circa 500mila euro ai malviventi ed arrecato ingenti danni materiali e patrimoniali alle vittime (in alcuni casi dell’ordine di 100mila euro).

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