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Lavoratore in lunga malattia licenziato e poi reintegrato, la Cgil: "Bene, ma bisogna tornare a rapporto più umani"

E' il seguito della storia del licenziamento e poi reintegro, di un lavoratore dello stabilimento Bonfiglioli di Forlì, colpito da una lunga malattia che ha determinato l'esaurimento del “comporto malattia”

La vicenda, una volta tanto, è terminata col lieto fine, ma ora i sindacati chiedono alla proprietà dell'azienda di recuperare le relazioni sindacali. E' il seguito della storia del licenziamento e poi reintegro, di un lavoratore dello stabilimento Bonfiglioli di Forlì, colpito da una lunga malattia che ha determinato l'esaurimento del “comporto malattia”, vale a dire i giorni massimi di assenza per motivi di salute che permettono all'azienda di licenziare liberamente il lavoratore. Un'occorrenza che tuttavia, per quanto lecita, raramente si verifica almeno senza una mediazione sindacale.

E' stata poi una decisione quasi subitanea di Sonia Bonfiglioli, dall'estero, a mettere la parola fine alla vicenda. L'imprenditrice, infatti, spiegava che si era trattato di un “equivoco” e aveva dato immediato ordine alle risorse umane di procedere al reintegro del lavoratore, spiegando in modo netto che “per la nostra Azienda l’uomo resta al centro di qualsiasi azione, pertanto questo licenziamento è figlio di un misunderstanding che non riflette affatto quanto io ho sempre inteso come gestione di impresa, fatta di uomini e donne”. 

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Le Rsu avevano anche proclamato uno sciopero, con presidio fuori dai cancelli dell'azienda. Scrive Fabio Torelli, segretario generale della Fiom Forlì-Cesena  ed Rsu Fiom alla Bonfiglioli: “Ringraziamo la proprietà per l’intervento diretto per il reintegro del lavoratore licenziato, e chiediamo altrettanta attenzione alla dirigenza Bonfiglioli per recuperare quelle relazioni sindacali che negli anni ha portato la Bonfiglioli a diventare un'azienda di riferimento nel territorio forlivese, partendo proprio dalla buona riuscita del tavolo regionale che speriamo dia risposte alle preoccupazioni dei lavoratori”.

Per completezza di cronaca, Torelli aggiunge che “il lavoratore non è stato reintegrato in 24 ore, ma solo dopo una trattativa iniziata a metà aprile, che ci ha costretti prima all’apertura dello stato di agitazione, poi all’assemblea per informare dell’accaduto i lavoratori e infine allo sciopero di 2 ore, con i lavoratori che hanno risposto uniti contro il licenziamento di un loro collega”. Un percorso, gestito dalla dirigenza delle risorse umane, prima dell'intervento di Sonia Bonfiglioli.

La Cgil ricorda che “da tempo i rapporti sindacali all’interno dell’azienda si sono deteriorati e continuano a peggiorare, assistiamo a atteggiamenti e comportamenti messi in atto dai nuovi dirigenti che provano a cancellare, o quando va bene modificare, accordi frutto di contrattazioni pluritrentennali, accordi che fino a qui avevano permesso un confronto rispettoso, a tratti difficile, ma sempre costruttivo. In più occasioni abbiamo esposto il problema all’azienda. A seguito del cambio dirigenziale abbiamo registrato un rapporto con i lavoratori e lavoratrici sempre meno “umano” e sempre più legato alla necessità di produrre maggiori quantità in tempi più brevi, a discapito della fiducia, dell’attaccamento al proprio lavoro e di quella collaborazione che ha fatto grande Bonfiglioli nel mondo”.

Ed infine: “Negli ultimi mesi abbiamo anche denunciato, dopo diverse segnalazioni da fonti interne, il trasferimento di una parte della produzione da Forlì all’India dove il costo del lavoro è inferiore, chiedendo congiuntamente, RSU e sigle sindacati insieme, risposte alla dirigenza. L’azienda si è trincerata commentando che non c’era niente di vero, ci siamo poi rivolti alla Regione, siamo in attesa della convocazione di un tavolo istituzionale”.

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