Alla scoperta del Liberty oltre gli occhi: anche 30 non vedenti alla mostra del San Domenico

Lo stupore di Daniele Mordenti, vice presidente della sezione forlivese dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, è la prova che esistono altri strumenti oltre agli occhi per godere della grande rassegna internazionale "Liberty, uno stile per l'Italia Moderna"

FOTO DI PIERO GHETTI

Fra i 120.000 visitatori della mostra ‘Liberty’ anche trenta non vedenti. “E’ stata un’emozione grande passare le dita su superfici lavorate con simile maestria”. Lo stupore di Daniele Mordenti, vice presidente della sezione forlivese dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, è la prova che esistono altri strumenti oltre agli occhi per godere della grande rassegna internazionale “Liberty, uno stile per l'Italia Moderna”, in onda ai Musei San Domenico sino a domenica.

Daniele, centralinista di lungo corso del Comune di Forlì, aveva già vissuto un’esperienza analoga nel 2008 e nel 2012, sempre al San Domenico, in occasione delle mostre su Antonio Canova e Adolfo Wildt. Il contatto ravvicinato dell’Uici con la grande stagione dell’“art nouveau” italiana risale alla recente visita condotta dalle guide Francesca Bandini e Tatiana Ricci della Cooperativa Tre Civette di Forlì. All’ingresso di piazza Guido da Montefeltro, sulla cosiddetta Barcaccia, si sono ritrovati in trenta fra vedenti e ipovedenti. Aver “osservato” solo 5 delle 330 opere di 150 artisti liberty esposti al San Domenico, potrebbe sembrare riduttivo.

Ma occorre considerare che per metabolizzare simili capolavori, visitatori del calibro di Daniele e degli altri associati Uici devono poterli esplorare a fondo, centimetro per centimetro, seguendo venature, spigoli e anfratti in base alle indicazioni della guida. L’obiettivo di Francesca e Tatiana era “sollecitare il più possibile la rappresentazione immaginativa delle opere attraverso canali alternativi alla percezione visiva, e di agevolare la rielaborazione autonoma del messaggio artistico al di là del dato sensibile”.

L’ingresso nell’area espositiva da parte del gruppo è stata preceduta da un ampia descrizione sullo spirito del liberty italiano: è un movimento artistico sorto nel 1902 per rappresentare la speranza della giovane nazione italiana protesa verso il progresso e lo sviluppo. Nel 1914 esplose il primo conflitto mondiale (l’Italia entrò in guerra nel 1915), con il suo carico di morte che travolse ogni cosa. Primo accorgimento pratico per gli straordinari visitatori, è stato indossare guanti in vinile: poi via all’inconsueto percorso “liberty”, che ha portato Daniele, Vanni e Lucio, solo per citare tre dei singolari partecipanti, a toccare con mano il gruppo plastico di Domenico Baccarini “Le sensazioni dell’anima”, il cancello in ferro battuto realizzato da Giuseppe De Col nel 1902, lo stupendo marmo “Vinta” scolpito da Gaetano Cellini nel 1908, il bronzo “Maschietta” di Raffaello Romanelli e infine il busto “Tentazione” di Antonio Carminati. Alla fine, Mordenti è raggiante: “Mi sento di consigliare la visita tattile anche ai normodotati”. La cura con cui queste persone gustano le migliori espressioni dell’arte, è un monito a prestare maggior attenzione ai tanti beni culturali e artistici di cui è ricco il nostro Paese.

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