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Tra i ristoratori voglia di aprire, ma alcuni aspetteranno: "Regole poco chiare e quanta gente verrà?"

I ristoratori forlivesi stanno trovando grandi difficoltà nell'orientarsi fra le molte ipotesi, frammiste alle decisioni che sono state divulgate in questi giorni: alcuni aspetteranno ancora a riaprire

Sono ancora molte le incertezze per quanto riguarda il settore della ristorazione, nonostante sia in arrivo il testo completo delle linee-guida della Regione per bar e ristoranti in vista delle riaperture del prossimo lunedì 18 maggio. I ristoratori forlivesi stanno trovando grandi difficoltà nell'orientarsi fra le molte ipotesi, frammiste alle decisioni che sono state divulgate in questi giorni: la distanza fra i tavoli deve essere di 4 metri? 1 metro? Dall'angolo del tavolo o dal suo centro? E di chi sarà la responsabilità se qualcuno dovesse ammalarsi?

Le linee-guida della regione sembrano insistere molto sulla responsabilizzazione dei clienti nell’assunzione di comportamenti rispettosi delle misure di sicurezza e prevenzione, ma dal ristorante pizzeria Passaparola la titolare Michela Liverani non è tranquilla: "Ci prenderemo almeno una settimana per capire e decidere come muoverci", dichiara. "Ci viene chiesto quando riapriremo, e di fare richiesta per concessione di spazi pubblici dove posizionare tavoli all'aperto: ma noi non abbiamo nemmeno idea di quanta gente verrà, e dovremmo anche fare il necessario investimento di ombrelloni e mobilio da esterno? Senza contare la necessità di capire se un gruppo è un nucleo famigliare o no: noi vogliamo fare i ristoratori, non i controllori."

VIDEO - I tanti dubbi di bar e ristoranti: "Non siamo sceriffi"

Più possibilista Leslie Leoni di Cà Leoni: "Immagino ci saranno autocertificazioni per dichiarare di fare parte dello stesso nucleo", ipotizza. "Noi avevamo già intenzione di ampliarci, e abbiamo quasi completato i lavori per allargarci all'ex Pralina. Quindi anche per il dehors, avremmo fatto richiesta comunque. Certo, adesso i posti diminuiranno, nonostante ci siamo ampliati. Poi bisognerebbe capire quanta tolleranza avrà chi sarà preposto ai controlli sulle distanze fra i tavoli." Frederic Raffini della Trattoria 'Petito è rassegnato: "A noi basterebbe sapere quali sono le regole a cui dobbiamo attenerci, e lo faremo." Almeno per lui non ci saranno le temute diminuzioni nel numero dei coperti: "Ci siamo ampliati ancora di più all'esterno, e con il nuovo spazio riusciamo a mantenere i 35 posti a sedere."

Dal Fienile, Alexander Cimini non si sbilancia: "Non possiamo dire niente su quello che riguarda le linee-guida: finché non avremo la versione definitiva e firmata dal presidente Bonaccini non faremo nessun ragionamento. Certo è che se dovesse arrivare domani, significherebbe avere solo 48 ore per preparare i locali all'apertura, ed è molto poco." Nel frattempo, però, ha approntato un menù digitale e ha fatto in modo che i suoi clienti condividano con il ristorante i loro contatti, in accordo con le norme vigenti, per poter avere un canale privilegiato tramite il quale inviare non solo il menù, ma anche preziose informazioni relative alla sicurezza e alle modalità di accesso al ristorante. "Ormai il contatto   è imprescindibile anche nel nostro lavoro", dice, ma non tutti i ristoratori sono tecnologici come lui, o vogliono investire in questo tipo di interventi: "Per tanto così, potrebbe costarmi di meno distribuire menù usa e getta", considera Frederic Raffini.

Un'altra questione che preoccupa i titolari della ristorazione è la questione sanificazione: "Ci vorrà una persona dedicata esclusivamente alla pulizia" considera Leoni: "Ci toccherà impiegare uno dei nostri dipendenti in questo modo, perché altrimenti non sarebbe possibile garantirla. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una diminuzione di stato, ma oggi credo che l'importante sia rimanere all'interno della squadra." Dal Passaparola molti dubbi anche su questo: "Ci viene chiesto di tenere d'occhio tutti i clienti e pulire ovunque passino e tocchino, ma non si rendono conto che è impossibile. Senza contare che già solitamente effettuiamo una pulizia tutti i giorni almeno due volte, abbiamo acquistato un vaporizzatore per rendere più veloce il processo. Ma è chiaro che tutte queste richieste non ci permettono di tornare al lavoro sereni." D'accordo su questo punto anche Alexander Cimini, che aggiunge: "Pulire i locali e i servizi due volte al giorno è la norma, è il minimo. Abbiamo un protocollo da rispettare. Per fortuna, ora che i tavoli saranno anche di meno, non ci metteremo più tanto a pulire!" Un po' di sana ironia, di questi tempi, sembra acqua nel deserto.

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