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Lotta all'Alzheimer, ottimi risultati su 40 pazienti forlivesi

Oltre all'elevato livello di soddisfazione, al punto che il 90% dei pazienti giudica positiva o molto positiva l'esperienza, si riscontrano progressi dal punto di vista clinico

Funzionano le nuove tecnologie messe a punto contro l’Alzheimer: oltre all’elevato livello di soddisfazione, al punto che il 90% dei pazienti giudica positiva o molto positiva l’esperienza, si riscontrano progressi dal punto di vista clinico, con miglioramento delle funzioni cognitive dei soggetti sottoposti al training. Sono i primi risultati della sperimentazione condotta nell’ambito del progetto europeo “Sociable”, diretto a mettere a punto giochi e piattaforme informatiche innovative per stimolare le principali facoltà mentali compromesse dalla malattia. L’illustrazione completa degli esiti di questa prima fase, che ha ormai interessato la metà dei 350 pazienti, di cui 95 forlivesi, arruolati nello studio, avverrà a Forlì. Oggi, mercoledì 15 febbraio, e domani, giovedì 16 febbraio, infatti, nel salone comunale, i rappresentanti di tutti gli attori coinvolti - quattro stati europei (Grecia, Norvegia, Spagna e Italia) affiancati da e undici partners, di cui quattro tecnologici (Cedaf, Singular Logic di Atene, Lab Human di Valencia, Aiju di Alicante), tre di tipo socio-assistenziale (comuni di Trondhheim, Kifissia e Forlì), ed altri quattro sanitari (Hygeia di Atene, Previ di Valencia, Fondazione S. Lucia di Roma e U.O. di Geriatria di Forlì) - si ritroveranno per analizzare le prime evidenze scientifiche del progetto, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito dell’obiettivo 1.4 “ICT per invecchiare bene” del Programma di supporto alle politiche ICT (Information & Communication Technology) 2007-2013, con lo scopo di migliorare la qualità della vita della popolazione anziana attraverso il contributo delle moderne tecnologie informatiche e telematiche.

A Forlì, già una quarantina di pazienti è stata sottoposta al training, effettuando giochi ad hoc sia su piattaforma touch-screen, che permette a più persone di interagire contemporaneamente, sia su pc portatile (tablet) per gli esercizi individuali, anche a domicilio. «I dati a nostra disposizione sono incoraggianti – commenta il dott. Giulio Cirillo, direttore dell’U.O. di Geriatria – nei questionari di gradimento compilati dagli anziani al termine dell’esperienza, il 90% esprime soddisfazione per questo tipo di terapia, tanto da consigliarla ad amici e conoscenti che condividono il suo problema. Inoltre, dal punto di vista clinico, si sono osservati un miglioramento delle funzioni cognitive e un impatto positivo sul livello di socializzazione e sull’umore dei pazienti coinvolti». La piattaforma touch-screen, in particolare, è stata pensata proprio per favorire l’interazione fra più persone, elemento imprescindibile per ritardare il declino cognitivo; inoltre, sempre a questo scopo, il training contempla l’utilizzo di un’applicazione che prevede la creazione di un album personale per ciascun soggetto, da condividere con gli altri utenti.

«I giochi sono stati ideati e realizzati per stimolare le diverse facoltà compromesse dalla patologia – prosegue il dott. Cirillo – ci sono quindi attività specifiche per il linguaggio, il ragionamento, la memoria, e l’attenzione. Tutti gli esercizi vengono eseguiti sotto la supervisione della psicologa responsabile del progetto, la dott.ssa Chiara Zaccarelli, coadiuvata dalla collega dott.ssa Francesca Di Tante». La sperimentazione prevede sessioni della durata di un’ora, con una frequenza di due volte a settimana, per un periodo totale di tre mesi. Al momento, sta svolgendo il training il terzo dei quattro gruppi in cui sono stati divisi i 95 pazienti arruolati; il quadro dovrebbe completarsi entro luglio, quando si tireranno definitivamente le somme.

«Il progetto – spiega il dottor Cirillo – non mira a sovvertire le terapie già esistenti contro l’Alzheimer, ma semplicemente ad offrire un’ulteriore strategia da integrare a quelle farmacologiche e non oggi utilizzate». La malattia, d’altronde, rappresenta «l’epidemia del nuovo secolo», come testimoniano anche i numeri dell’U.O. di Geriatria dell’Ausl di Forlì, che segue i soggetti affetti da tale patologia attraverso il proprio Centro Esperto per la Memoria: ogni anno i nuovi casi registrati sono circa 400, per un totale di 1.000-1.200 persone in cura.

 

I lavori del seminario, che ha il patrocinio del Comune, partner, fra l’altro del progetto, si sono aperti questa mattina alle 9 col saluto dell’assessore comunale alle politiche di welfare Davide Drei.  


 

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