Università, più posti per il corso di Medicina. Il presidente del Campus: "Forlì è pronta". Ipotesi test a distanza

"Con l'emergenza coronavirus inevitabilmente il Ministero sta ragionando su come organizzare le prove di selezione, con procedure a distanza", spiega Mazzara

Per fronteggiare una nuova emergenza sanitaria in futuro, l'Italia avrà bisogno di più medici. E Forlì non avrà alcun problema ad ospitare da settembre un numero supplementare di studenti, aspiranti camici bianchi. Lo assicura il presidente del Campus di Forlì, Luca Mazzara. Martedì il Senato Accademico dell’Università di Bologna ha presentato al Ministero una richiesta al fine di autorizzare un aumento dei posti per il corso di Laurea in Medicina e Chirurgia che partirà nell'anno accademico 2020-2021 nella città mercuriale e a Ravenna.

"Abbiamo completato tutti i percorsi previsti a livello ministeriale e nei mesi scorsi era stato perfezionato l'iter per presentare la domanda ufficiale di apertura del corso - ricorda Mazzara -. Nel frattempo è scoppiata anche l'epidemia da coronavirus, che ha evidenziato come il numero di medici sul campo sia criticamente scarso. Per questo motivo abbiamo presentato una richiesta per aumentare il numero d'iscritti, approvata dal Senato Accademico dell'università di Bologna all'unanimità. Per vedere gli effetti dell'ampliamento delle forze dovremo attendere una decina d'anni".

Dottor Mazzara, il Campus è pronto a far fronte all'aumento dei studenti?
Sin dall'inizio avevamo effettuato tutte le simulazioni del caso circa gli spazi e le risorse disponibili, ipotizzando un numero di 100 studenti per anno accademico. Poi per rientrare negli standard ministeriali è stata presentata una domanda per una quota inferiore, 70 comunitari e cinque extra europei, sia per il corso di Forlì che per quello di Ravenna. Con la pandemia in atto abbiamo deciso di richiedere un aumento degli iscritti, alzando il numero di venti per ciascuna sede. Quindi 90 comunitari e cinque extra europei per un totale tra Forlì e Ravenna di 190 studenti.

Non ci saranno problemi di spazio quindi
Assolutamente no. Eravamo pronti già dall'inizio. Ci siamo attrezzati per affrontare i primi due-tre anni di didattica al Campus, dove non sono previste lezioni di laboratorio, con due aule dedicate prelevamente al percorso di Medicina da 150 posti. Parallelemente si stanno definendo e mettendo a punto le strutture che richiedono lezioni pratiche all'ospedale.

Sono in corso lavori nel nosocomio?
Già nei mesi scorsi abbiamo fatto una previsione di partire con preventivi di spese per una serie di esigenze tecniche. Sono previsti interventi di ristrutturazioni di interni. Poi c'è un progetto già programmato, che riguarderà sempre la superficie ospedaliera, che richiederà una messa a punto di una palazzina per l'alta formazione.

Per quanto riguarda i docenti?
Saranno dieci per ogni sede e saranno selezionati regolarmente attraverso bandi di concorso e che affiancheranno quelli già conosciuti come Claudio Vicini, Franco Stella e Giorgio Ercolani.

Le iscrizioni quando partiranno?
Il test d'ammissione è fissato per il primo settembre, salvo variazioni. Con l'emergenza coronavirus inevitabilmente il Ministero sta ragionando su come organizzare le prove di selezione, con procedure a distanza. Nella domanda online lo studente potrà opzionare la sede del corso, quindi tra Forlì, Bologna e Ravenna. Nelle prossime settimane il tutto sarà definito e comunicato.

Medicina resterà quindi a numero chiuso
Si tratta di un messaggio di serietà. Quella del medico è una professione che non è per tutti. E' chiaro che bisogna fare una selezione sui numeri in quanto annualmente sono migliaia le domande. Poi è chiaro che durante il percorso universitario ci sarà un ulteriore selezione dovuta a capacità e motivazioni, ma questo è fisiologico.

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L'arrivo di Medicina darà un contributo all'indotto della città...
Bisogna pensare che al termine del percorso di sei anni ci saranno circa 600 studenti in più. Gli studenti di Medicina, che arriveranno da tutt'Italia, hanno poi un necessario bisogno di essere presenti sulla sede del corso, soprattutto dal terzo anno in poi quando inizieranno le lezioni di laboratorio e clinica. Quindi per una decina d'anni dovranno vivere la città ed è possibile che possano avere un interesse ad acquistare una casa piuttosto che prenderla in affitto e vivere nel territorio.

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