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La direttrice dei musei Luciana Prati in pensione

Aver lavorato per tanto tempo in alcuni dei luoghi simbolo dell'identità locale, mi riempie d'orgoglio". Tira un'aria strana negli ambienti istituzionali della cultura forlivese.

"Aver lavorato per tanto tempo in alcuni dei luoghi simbolo dell’identità locale, mi riempie d’orgoglio”. Tira un’aria strana negli ambienti istituzionali della cultura forlivese. Il motivo è presto detto: Luciana Prati è andata in pensione. L’ultimo suo lavoro, condiviso con il funzionario Sergio Spada, è stato l’allestimento del percorso degli 800 anni di Piazza Saffi. Quasi in punta di piedi, dopo 40 anni di servizio, la direttrice della Pinacoteca e dei Musei cittadini ha passato il testimone.

Il vuoto lasciato al San Domenico e nel palazzo del Merenda, tanto per citare i due contenitori più conosciuti, è direttamente proporzionale allo smarrimento della crescente schiera di utenti del patrimonio cultural-museale forlivese. Luciana, con in tasca una specializzazione in archeologia, entra nei ranghi municipali nel 1972 come bibliotecaria della sezione “Moderna”, dopo aver vinto il concorso bandito dal Comune. Da allora è stato un crescendo sino all’incarico dirigenziale, coincidente con la nomina a direttrice dei contenitori museali. “Ho dedicato la gran parte del mio tempo lavorativo – dichiara – a catalogare l’enormità dei beni custoditi a Forlì: quadri, sculture, tavole, beni archeologici, libri, ceramiche, in collaborazione con la Soprintendenza e l’Ibc-Istituto beni culturali di Bologna”. Senza ovviamente dimenticare le straordinarie collezioni artistiche in possesso della città, dalla Verzocchi alla Piancastelli, in quest’ultimo caso in tandem con la funzionaria Antonella Imolesi Pozzi. “Ho sempre lavorato in ‘team’ – precisa la Prati - condividendo idee, proposte e progetti”. Esaltante l’impegno profuso per le mostre al San Domenico e per lo spostamento della Pinacoteca nell’ex convento di piazza Guido da Montefeltro, contenitore che ci invidiano in Regione, in Italia, e fors’anche all’estero.

“Dispiace per le difficili condizioni del Palazzo del Merenda, edificio che ospita ancora l’80 per cento del nostro patrimonio museale e che andrebbe recuperato da cima a fondo senza indugio”. Forti aspettative anche sul ruolo di Palazzo Romagnoli, in via Albicini, “ambiente bellissimo, restaurato da poco e degno di ospitare, anche solo temporaneamente, le collezioni artistiche più importanti”. Guardando al futuro, Luciana Prati auspica un maggiore coinvolgimento dei giovani nella cura e nella tutela dei beni culturali. “E’ sconvolgente che chi ci governa sottragga, sempre più risorse alla cultura e alla tutela del patrimonio storico, quando sono queste le vere risorse per il rilancio del nostro paese”. Ci interessa sapere anche come trascorre Luciana la sua nuova vita da pensionata: “Sto completando alcuni progetti scientifici in accordo con la Soprintendenza e l’Ibc, come la ‘Carta del rischio archeologico’, ma ho in animo anche di riprendere studi lasciati nel cassetto da troppo tempo”. L’opera artistica che si è portata idealmente via con sé, è l’Ebe del Canova: “Troppo bella per non cullarmela dentro finché campo”. Ma anche il San Domenico si farà rimpiangere, soprattutto per le grandi rassegne allestite con cura e passione al suo interno, a partire dal 2004.

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