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Chiude la storica bottega dell'elettrico in centro, "Mi mancherà il contatto con le persone"

Nel negozio c'è anche spazio ad una vetrina da fare gola a collezionisti. Questi non sono però in vendita: "Ci sono prese e materiale elettrico risalenti al periodo che ha preceduto la Seconda Guerra Mondiale"

Più che in un negozio si ha l'impressione di entrare in un museo della casa. E toccare per mano la storia. Sì, perchè varcando la porta d'ingresso si trovano oggetti che possono fare gola agli amatori. Una piccola bottega, quella che si trova in via Bufalini, traversa di Corso Garibaldi, che abbasserà la saracinesca definitivamente l'ultimo giorno del 2019. "Chiudiamo perchè è stata raggiunta una certa età", sorride il proprietario, l’elettricista Luciano Rosetti, 75 anni. 

"Ho continuato per passione e anche perchè era un passatempo, ma con l'avvento della fatturazione elettronica a questi livelli non conviene più", spiega. Rosetti ci mostra con orgoglio il suo negozio: "Qui ci sono tanti storici lampadari, ma al giorno d'oggi tra i giovani non vanno più di moda. Anche perchè le case vengono costruite in modo differente rispetto a tanti anni fa. Può piacere agli appassionati o a chi vive nei vecchi palazzi. Inoltre mode ed esigenze sono cambiate".

E poi c'è la concorrenza con i centri commerciali: "Li si possono trovare tantissimi prodotti di ultima generazione, ne avranno a migliaia. I giovani puntano su cose più moderne. Anche se ci sono ancora coppie che apprezzano anche l'antico", sorride Luciano. Il discorso si fa ancora più profondo: "Ci vorrebbe un giovane che prendesse per mano il negozio, rendendolo più moderno ed attirare i ragazzi". Sul bancone c'è un cartello con scritto "Svendita totale per cessata attività": "Tutti gli articoli sono a prezzi stock".

Nel negozio c'è anche spazio ad una vetrina da fare gola a collezionisti. Questi non sono però in vendita: "Ci sono prese e materiale elettrico che risalgono al periodo che ha preceduto la Seconda Guerra Mondiale". Ma in vetrina c'è anche un'antica macchina del caffè. A dar luce alla bottega fu il padre Gino il primo maggio del 1945. All'epoca si trovava in Corso Garibaldi, dove ora c'è una boutique: “Ci siamo rimasti fino a vent'anni fa, poi siamo trasferiti qui. Era un ritrovo tra amici. Ma adesso è arrivato il momento di dire basta. Mi mancherà il contatto con le persone". 

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