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Maltrattamenti alla moglie, condannato a tre anni di reclusione

Tre anni di reclusione e 5mila euro di risarcimento. E' questa la condanna inflitta ad un operaio albanese di 44 anni, arrestato il 21 dicembre scorso dagli agenti della Squadra Mobile di Forlì, diretti dal dirigente Claudio Cagnini

Tre anni di reclusione e 5mila euro di risarcimento. E' questa la condanna inflitta ad un operaio albanese di 44 anni, arrestato il 21 dicembre scorso dagli agenti della Squadra Mobile di Forlì, diretti dal dirigente Claudio Cagnini, con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e induzione e sfruttamento della prostituzione. Le indagini, durate circa trenta giorni, partirono in seguito alla denuncia della vittima, una 40enne albanese (cittadina italiana), sporta a metà novembre.

La donna era arrivata in Italia nel 1996, seguendo il marito, con il quale abitava a pochi passi dal centro di Forlì in zona Porta Schiavonia. Insieme hanno concepito due figli, uno dei quali ora maggiorenne. Un contesto familiare rovinato dal vizio dell'alcol e del gioco d'azzardo del 44enne, che lo ha spinto a costringere la compagna a prostituirsi per raccimolare soldi, in particolare tra il 1996 e il 1997.

Sono seguiti 15 anni da incubo per la donna, costretta a subire la violenza del compagno e talvolta a non uscire di casa. Per quattro volte è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso: in un'occasione si era presentata con un timpano quasi rotto. La vittima non ha mai trovato il coraggio di confessare la verità, nascondendo le violenze con banali incidenti domestici. Fino allo scorso novembre, quando al culmine dell'ennesima aggressione, ha deciso di denunciarlo alla Polizia.

Acquisito il drammatico racconto della 38enne, gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze del vicinato ed i referti medici del pronto soccorso. Trenta giorni di indagini, che si sono concluse con un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Luisa Del Bianco su richiesta del pm Filippo Santangelo. Mercoledì la condanna. All'uomo, che ora si trova agli arresti domiciliari, non è stata riconosciuta la violenza sessuale.

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