rotate-mobile
Cronaca

Mancano medici di base, medici di pronto soccorso e infermieri: "Facciamo assunzioni ma nessuno si presenta"

La mancanza di medici sarà destinata ad aggravarsi in futuro. A Forlì ne mancano in particolare tra i medici di base, nel Pronto soccorso e nel reparto di Anestesia e rianimazione

La mancanza di medici sarà destinata ad aggravarsi in futuro. A Forlì ne mancano in particolare tra i medici di base, nel Pronto soccorso e nel reparto di Anestesia e rianimazione. E' il quadro che traccia il direttore generale dell'Ausl Romagna Tiziano Carradori, presente con tutta la massima dirigenza dell'azienda sanitaria in Comune, nella seduta di giovedì pomeriggio della terza commissione del Consiglio comunale. 

Il fatto è anagrafico, spiega Carradori: “Abbiamo la demografia medica più anziana dei 31 paesi dell'Ocse. Ci sono tanti medici che hanno raggiunto i limiti di età per la pensione. E chi si è pensionato dal servizio pubblico può fare molte cose, ma non prestare servizio per il pubblico. Eppure lo sapevamo il fabbisogno dettato dal turn over in base alla demografia. Ma abbiamo pianificato il turn over in base alle esigenze finanziarie, e non sulla base delle necessità di salute”.

L'effetto è che a Forlì attualmente mancano 21 medici di base, mentre al pronto soccorso ne mancano 8 su una dotazione di 24, vale a dire un terzo del totale. “Abbiamo agito portando gli assistiti per ogni medico di base da 1.500 a 1.800 persone”, spiega Carradori. Ma per esempio, per i pronto soccorsi, “le procedure di assunzione non portano persone da assumere perché non ce ne sono sul mercato”. Aggiunge Francesco Sintoni, nuovo direttore del Distretto socio-sanitario di Forlì: “Anche per i medici di base sono state bandite 6 convenzioni per incarichi a tempo indeterminato, tutte e 6 sono andate deserte, nonostante le migliori condizioni possibili proposte”. 

Un quadro fosco per la sanità dei prossimi anni. A cui cerca di dare contro-proposte Carradori: “In Italia abbiamo 15mila medici in Italia senza specialità, abilitati all'esercizio della professione. Alcuni lavorano presso il privato accreditato, che è un pezzo della sanità. Ora non è possibile assumere medici non specializzati, ma cambiando la legge possiamo prenderli, pagheremo noi i corsi di specializzazione ma almeno li abbiamo già dentro”. Anche perché per i pronto soccorsi le scuole di specialità sono partite una decina di anni fa appena, mentre “il 90% di valenti colleghi che attualmente operano nei pronto soccorsi sono stati assunti ai loro tempi senza specialità”.  Tardiva, per Carradori, è invece la scelta di raddoppiare i posti di specialità: “Questo ci darà risposta solo tra 5-6 anni”. 

E conclude: “Ancora più serio è il problema degli infermieri: non ce ne sono. Abbiamo i posti nei corsi di laurea dove però non si iscrivono i giovani. E ci troviamo che sono i meno pagati in tutta l'Europa occidentale, mentre il 40% del lavoro di un medico di medicina generale è diretto a prescrizione di farmaci a pazienti cronici, dove potrebbero agire tranquillamente degli infermieri professionalizzati”. Questo problema, tira le somme Carradori, è frutto “di un macroscopico sotto finanziamento del servizio sanitario nazionale”.

Un modello per la Casa della Salute

Nel corso della commissione Carradori ha toccato diversi altri punti, tra cui la futura Casa della Salute. L'Ausl Romagna ha ricevuto dal Pnrr circa 150 milioni di euro, di cui 24 milioni destinati al territorio forlivese, con la realizzazione di una delle più grandi Case della Salute (per 9,4 milioni), e poi un nuovo padiglione di degenze all'ospedale Morgagni-Pierantoni e il trasferimento a Forlì delle attività di alta intensità ora svolte dall'Irst di Meldola. Sulla Casa della Salute, però, rileva Carradori, non c'è solo da rispettare la scadenza del 2026 per il completamento. “Dobbiamo iniziare ora a lavorare su come rendere questa struttura massimamente efficiente, per confrontarci su un un modello di assistenza territoriale ancora da definire”. Un anno prima della Casa della Comunità (come ora vengono chiamate le 'Case della Salute, ndr) dovrà entrare in funzione la Centrale operativa territoriale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Mancano medici di base, medici di pronto soccorso e infermieri: "Facciamo assunzioni ma nessuno si presenta"

ForlìToday è in caricamento