Cronaca

Un anno di covid, "Il futuro della medicina? Ospedale "senza muri" e la casa come luogo per la continuità assistenziale"

"Dopo la pandemia abbiamo dovuto ripensare tutte le modalità di relazione col cittadino, con l'obiettivo di ridurre la pressione sugli ospedali e anche, ovviamente, il rischio di contagio"

Una sanità che guarda al futuro, attraverso le nuove tecnologie ed un'assistenza domiciliare integrata. Queste tra le priorità indicate dal premier Mario Draghi nel suo discorso programmatico. Il successore di Giuseppe Conte punta su una medicina territoriale più radicata e meglio sviluppata, citando come alleato la telemedicina. A Forlì, ad esempio, la pandemia da covid-19 ha accelerato diversi progetti di tecniche mediche ed informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza o più in generale di fornire servizi sanitari a distanza.

Per citare alcuni esempi la riabilitazione per le donne operate al seno, un servizio che oltre al valore terapeutico e che serve a far sentire le donne meno sole in questo periodo di isolamento, mentre il Consultorio Giovani effettua regolarmente video-colloqui personali con i giovani adolescenti in videochiamata, tramite Whatsapp o Skype. Un altro esempio degno di nota è quello dell'Unità operativa di Neurologia, che utilizza contatti telefonici e video per valutare lo stato dei pazienti neurologici, così come il centro Salute Mentale di Forlì fa anche visite da remoto on line ai pazienti.

E nella lotta al covid, grazie alla donazione del Rotary, le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) dispongono di un dispositivo per il collegamento dal domicilio all’applicativo per la compilazione dei referti tramite hotspot dallo smartphone del medico e la creazione di una Virtual Private Network. Aspetti che ForlìToday ha avuto approfondire con Mattia Altini, direttore sanitario dell'Ausl Romagna.

Altini, nel corso del suo discorso il premier Draghi ha sottolineato come sia necessario aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità e che occorre “rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale”. Cosa ne pensa?
Già in passato avevamo analizzato la necessità di potenziare le attività territoriali e le evidenze sono acclarate da tempo in questo senso. Non abbiamo però trasformato le riflessioni in azioni, volte a ricollocare l'attività assistenziale nei setting di cura. Abbiamo quindi rischiato di concepire come unica risposta ai bisogni assistenziali dei cittadini l'ospedale, che non era pensato in questo senso. Dopo la pandemia abbiamo dovuto ripensare tutte le modalità di relazione col cittadino, con l'obiettivo di ridurre la pressione sugli ospedali e anche, ovviamente, il rischio di contagio. A questo punto diventa necessario organizzare una medicina territoriale molto forte per rispondere ai bisogni dei cittadini nel luogo dove vivono. E' altrettanto vero, comunque, che i valori fondanti della legge 833 sul servizio sanitario restano sempre attuali edal centro del nostro agire.

Case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale e centri di prossimità contro la povertà sanitaria sono le priorità indicate dal premier. Un'autentica rivoluzione, non trova?
Si tratta di modalità di presa in carico di prossimità attenti al bisogno dei pazienti nel luogo in cui vivono. E' acclarato, dalla letteratura internazionale, che il reddito rappresenta ancora una barriera d'accesso al servizio sanitario, persino in un sistema universalistico come il nostro. Il reddito va dunque ridistribuito per garantire la salute, oltre che il lavoro. L'ospedale "senza muri" e il domicilio come luogo per la continuità assistenziale rappresentano il futuro della medicina. Questo processo è stato accelerato dall'evento pandemico, anche se è evidente che la presa in carico deve essere prossima al domicilio del paziente e deve rispondere ai bisogni in modo olistico. Infine e' evidente che per realizzare questo sistema di medicina di prossimità sia indispensabile un forte investimento tecnologico.

Per Draghi inoltre la “casa” dei pazienti deve diventare il “principale luogo di cura”. Una rivoluzione possibile grazie alla “telemedicina” e all'”assistenza domiciliare integrata”. L'Ausl Romagna come si sta muovendo su questo aspetto? Quali sono i progetti in atto e quali in previsione?
L'Ausl Romagna ha un progetto, che credo abbia pochi altri esempi in Italia, di "Digital twin". L'obiettivo è rendere interoperabili tutte le informazioni sulla salute al fine di mettere al centro i bisogni dei cittadini ed aumentare la loro conoscenza e capacità di interagire col sistema. Un gemello digitale che comprende le cartelle cliniche, i risultati di laboratorio di un paziente, in combinazione con un modello del percorso clinico, aiuta a garantire un processo decisionale ottimale per quanto riguarda il trattamento di quel particolare paziente, aiutando i sanitari nel delineare al meglio i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali. Per le malattie croniche, lo stile di vita, il luogo di residenza e come ci si prende cura di se stessi fanno un’enorme differenza nella possibile insorgenza di complicanze o di altre patologie correlate. In questo scenario, il gemello digitale dovrebbe includere dati fisiologici e comportamentali per poter aiutare il paziente e il medico a gestire efficacemente l’evoluzione della malattia, a beneficio dei pazienti e dell’intero sistema sanitario.

Come si sviluppa?
Una delle attività più tipiche di questo progetto sono i "prems", gli osservatori continui dell'esperienza del paziente ("prems", Patient Reported Experience Measures) e degli esiti ("proms", Patient Reported Outcome Measures). Attraverso queste modalità il cittadino, solo per fare un esempio, può dialogare col sistema sanitario direttamente dal suo smartphone, interagendo con gli specialisti senza recarsi in ospedale. Conl'acronimo “proms” si intende le misure di esito che vengono riportate direttamente dal paziente, per la valutazione del suo stato di salute, chiarendo quindi il suo stato di salute con l'uso del telefonino. Il ruolo che i pazienti possono svolgere nel miglioramento della qualità delle cure sanitarie è ormai riconosciuto. Con i pazienti, in qualità di stakeholder chiave del settore sanitario, c'è un crescente interesse a lavorare in partnership al fine di valutare congiuntamente i servizi sanitari e, quindi, creare valore aggiunto.

Tuttavia la telemedicina deve avere anche una base solida, cioè una conoscenza di base dell'informatica, e non tutte le persone anziane hanno dimestichezza con computer o smartphone, non trova? 
L'utilizzo dello smartphone è fruibile anche dalla popolazione anziana, che può essere comunque assistita da caregiver oppure dagli operatori delle associazioni di volontariato.

L'occasione per riformare “a tutto campo” la sanità può arrivare dal Recovery plan...
Il “digital twin” prima accennato è un progetto che l'Ausl Romagna sta preparando proprio per essere pronta, anche con riforme strutturali, ad utilizzare il Recovery Plan nel modo più veloce ed efficace per i cittadini.

Siamo ad un anno dall'inizio della pandemia da covid-19. Cosa ricorda di quei giorni?
All'epoca ero direttore sanitario dell'Irst di Meldola. Tutto l'impegno è stato profuso affinchè l'Istituto Ricerca e Tumori rimanesse “covid free”, alla luce della particolare patologia dei pazienti trattati.

Sul fronte fin da subito. Dove trovano tutta questa energia medici e infermieri?
Fare il medico e l'infermiere è una vocazione. L'energia arriva dal desiderio di dare un contributo al bene comune.

Qual è il suo messaggio a chi scalpita per tornare alla libertà totale? 
Va coniugato il desiderio di normalità e di tornare alla sicurezza economica, tuttavia con comportamenti rigorosi che ci permettano di poter tornare a questa agognata vita normale. La campagna vaccinale, a questo scopo, deve essere il più diffusa possibile. Inoltre l'approssimarsi della primavera prima e dell'estate poi, frequentando quindi più luoghi all'aperto, aiuteranno a contenere il diffondersi dei contagi. 

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