Maturità, si parte il 17 giugno: in provincia scaldano i motori 3336 studenti

Per dare il giusto peso al percorso scolastico, il credito del triennio finale è stato rivisto: potrà valere fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza

Cominceranno il 17 giugno prossimo gli esami di Stato del secondo ciclo per l’anno scolastico 2019/20 che vedranno coinvolti, in Emilia-Romagna, 33.947 mila studenti. 

Le prove, in considerazione della situazione emergenziale dettata dal Covid-19, si svolgeranno con le seguenti modalità e conformemente alle "Indicazioni in materia di sicurezza", elaborate dal Tavolo permanente di lavoro regionale previsto dal Protocollo d'intesa MI-OOSS del 19-5-2020, diramate da questo USR il 5 giugno scorso https://istruzioneer.gov.it/2020/06/05/esame-di-stato-2019-20-indicazioni-operative-riferite- alle-misure-di-sicurezza/ 

Gli Esami del secondo ciclo avranno inizio il 17 giugno alle ore 8.30. Previsto, per quest’anno, il solo colloquio orale. I crediti e il voto finale si baseranno sul percorso realmente fatto dagli studenti. Per dare il giusto peso al percorso scolastico, il credito del triennio finale è stato rivisto: potrà valere fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza. Al colloquio orale si potranno conseguire fino a 40 punti. Il voto massimo finale possibile resta, infatti, 100/100. Si potrà ottenere la lode. 

La prova orale si svolgerà in presenza (a meno che le condizioni epidemiologiche non lo consentano e con specifiche deroghe per casi particolari) davanti a una commissione composta da sei membri interni e un Presidente esterno. Ciascun candidato discuterà, in apertura di colloquio, un elaborato sulle discipline di indirizzo, trattando un argomento concordato che è stato assegnato dai docenti di quelle discipline a ogni studente entro il 1° giugno. Seguirà la discussione di un breve testo studiato durante l’ultimo anno nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana. Saranno poi analizzati materiali, coerenti con il percorso fatto, assegnati dalla commissione. 

In chiusura, saranno esposte le esperienze svolte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento e accertate le conoscenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” secondo quanto effettivamente svolto dalla classe. 

Per quanto concerne le misure di sicurezza, sarà assicurata la pulizia quotidiana di tutti gli spazi che dovranno essere utilizzati. Le aule dove si tengono le prove saranno pulite anche alla fine di ogni sessione d’esame (mattina/pomeriggio). Ci saranno percorsi predefiniti di entrata e uscita. I locali dovranno essere ben areati. Previsto il distanziamento di 2 metri fra candidati e commissari e fra gli stessi commissari. Sarà necessario indossare la mascherina. Gli studenti potranno abbassarla nel corso del colloquio, ma restando a distanza di sicurezza, 2 metri. Non sono necessari i guanti: negli istituti ci saranno prodotti igienizzanti. Ogni candidato potrà essere accompagnato al massimo da una persona, che dovrà anch’essa rispettare le misure di distanziamento e indossare la mascherina. 

Gli studenti

In Emilia-Romagna gli studenti candidati all’Esame di Stato del II ciclo sono complessivamente 33.947 (lo scorso anno erano 33.838). I candidati interni sono 33.292, gli esterni 655. I numeri più alti si registrano, come per l’anno scolastico precedente, a Bologna e a Modena, che registrano rispettivamente 7059 e 6179 alunni.

Nella provincia di Forlì-Cesena gli studenti chiamati a superare lo scoglio della Maturità sono 3336, di cui 3311 della scuola statale e 25 della scuola paritaria; (interni 3267, esterni 69). A Forlì-Cesena le commissioni esaminatrici sono 150. Per quanto riguarda gli indirizzi prevalgono i licei (1454 student), poi gli istituti tecnici (1215) e infine i professionali (667).

Il saluto ai maturandi del Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna Stefano Versari

Cari studenti che state preparandovi a svolgere l'Esame di Stato, vi chiederete che senso abbia scrivervi citando una poesia che tratta di “mani sporche”. Soprattutto in un tempo in cui “lavarsi spesso e bene le mani” è un imperativo! Eppure questa poesia di Tonino Guerra - nel centenario della nascita - si ricollega bene a quanto siete chiamati a vivere. Provo a spiegarmi. 

In questi mesi abbiamo vissuto qualcosa che nemmeno immaginavamo: l’attacco di un virus sconosciuto e aggressivo. Certo, avevamo letto della peste ne I Promessi Sposi del Manzoni. Avevamo anche appreso, sui libri di storia, dell'epidemia di Spagnola che colpì l'Europa dal 1918 al 1920, con milioni di morti. Fatti lontani, oscuri, a noi totalmente estranei. Non ci immaginavamo di dovere vivere l’esperienza della pandemia. Abbiamo dovuto chiuderci in casa. Limitare le uscite. Mettere in sicurezza i nostri anziani, i nostri cari e noi stessi. Molti “non ce l'hanno fatta”, soprattutto in alcune zone della regione. Il silenzio del mondo è stato tale da essere rilevato persino dai sensori del movimento terrestre, da cui è scomparso il “tremore” di fondo che l’attività umana genera sul pianeta. Gli animali selvatici sono usciti dal fitto dei boschi e si sono avventurati nei paesi, curiosi e sospetti, come a chiedersi dove fossimo finiti tutti. Sperimentare questo silenzio è stata una esperienza che lascerà tracce indelebili nell’ io di ciascuno. 

Ripenso ad un altro giugno, quello del 2012, quando una vasta parte dell’ Emilia, da Modena a Ferrara, fu squassata dal terremoto, il 20 e il 29 maggio. Case, scuole, chiese e industrie furono devastate. Le vittime non furono tante quante la devastazione poteva portare, ma per coloro che persero i propri cari significò essere privati di ciò che conta. Anche in quell’anno ci trovammo a dovere “inventare” come concludere l’anno scolastico e svolgere gli Esami di Stato. Anche allora gli studenti “maturandi” delle zone terremotate non svolsero le prove scritte e si limitarono “agli orali”, quasi tutti all'aperto. Non fu facile, anche perché molti degli studenti, dei loro docenti e famigliari, erano psicologicamente e materialmente “provati” dal terremoto, che quotidianamente si ripresentava con il suo sciame sismico. Credo che per i “maturandi” di allora quell’Esame di Stato rappresenti un ricordo indelebile, un “segno” generazionale: “noi” che facemmo l’esame sotto i tendoni, mentre la terra tremava ... 

Ora che vi accingete a chiudere il vostro percorso scolastico e ad avventurarvi nel mondo - intraprendendo l’ istruzione universitaria o il lavoro -, sapete che niente più sarà come è stato finora. So bene che siete agitati da un’ansia di fondo. Certo, c'è la paura dell'Esame. C'è pure la tristezza di quello che avete vissuto in questi mesi e c’è il timore per il futuro verso cui vi volgete, coperto dalle nuvole minacciose della recessione economica. Queste difficoltà saranno il “segno” della vostra generazione: quando direte ai vostri figli “noi che abbiamo vissuto la pandemia del 2020 ...” dovrete potere aggiungere quello che ne avrete fatto, di questa esperienza. Cosa, camminando con le vostre gambe e “sporcandovi le mani”, avrete portato di buono nel mondo. Perché a tutte le generazioni, con prove più o meno gravose, tocca volgere il male in bene. 

Durante il lockdown avete usato i social per restare in contatto con i vostri amici e avete trascorso tempo al computer per le lezioni a distanza. Spero abbiate anche prestato attenzione a come il mondo (lontano e vicino a voi) stava reagendo. Avrete visto il buono e il meno buono. Le crisi portano sempre a galla e rendono visibili il meglio e il peggio. Avrete visto medici, infermieri, operatori socio-sanitari, conduttori di ambulanze, volontari, lavorare notte e giorno, con il volto solcato dai segni delle mascherine. Li avrete visti rischiare la vita e in diversi casi perderla. Riascoltate on- line le loro testimonianze. Riflettete su come narrano la loro esperienza. Fra i tanti possibili, un insegnamento che potrete trarne è che nella vita è importante “sapere” (conoscenza), “sapere fare” (abilità) e “sapere essere” (entrare in relazione con l'altro). Non è teoria. Senza queste competenze, sarebbero state salvate molte meno persone. Per questo il mondo ha bisogno di sapienza, di cultura, di studio e di dedizione, di umiltà, di relazioni umane positive. Riflettendo sull'accaduto potrete trarne un ulteriore insegnamento: coloro che fanno migliore il mondo non sono quelli che appaiono, che hanno tanti “like”, i “fighi” che sono spigliati, sono “importanti”. Quelli “che contano”, anche se non lo danno a vedere, sono altri. Sono quelli che nel buio portano la luce del loro esserci, quelli che “sono” e che “ci sono”, quelli che “si sporcano le mani”. Sono pure quegli insegnanti che in questi mesi sono riusciti ad essere vicini a voi, proprio a voi, con i vostri nomi, così come siete. Anche se fisicamente lontani. 

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In fin dei conti, anche da questa esperienza si comprende perché descriviamo spesso la vita come un fiume che scorre verso il mare aperto. A volte ci sono gorghi e rapide, come in questo nostro tempo. Sono passaggi difficili, ma insegnano a svolgere il percorso nel tempo dato. La questione è quando si finisce nelle secche, nelle acque stagnanti. È qui che nascono i veri problemi. Perché l'essere umano, nello stagno, si ferma e si perde, l’io si smarrisce nell’inedia. La vita smette di scorrere, cioè di compiere il suo percorso di senso. Perciò ha grande significato anche il vostro studiare di questi giorni. Perché vi consente di affrontare un piccolo gorgo del fiume della vostra vita. Per crescere in maturità umana, le difficoltà non vanno evitate, anche se un poco generano ansia, ma vanno affrontate. Con personale responsabilità, ma non da soli. Anche per questo mi dispiace sinceramente che abbiate dovuto concludere la vostra esperienza scolastica reciprocamente lontani, senza potervi “ritrovare”. Mi dispiace, ma spero abbiate compreso che è stata una scelta dolorosa, presa per salvaguardare la salute di tanti. Ora vi lascio allo studio e vi saluto, tutti, personalmente, ciascuno di voi. Spero che la scuola sia riuscita almeno in parte ad aiutarvi a crescere in conoscenza e sapienza umana. 

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