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Meldola intitola una via e dedica un libro a sorella Maria Nanni

Meldola dedica una via a Maria Nanni. Sarà lo stesso sindaco Gianluca Zattini, lunedì, alle 20.30, a scoprire la nuova targa toponomastica intestata a sorella Maria Nanni.

Meldola dedica una via a Maria Nanni. Sarà lo stesso sindaco Gianluca Zattini, lunedì, alle 20.30, a scoprire la nuova targa toponomastica intestata a sorella Maria Nanni. All'artefice romagnola del movimento ecclesiale internazionale Centro Volontari della Sofferenza sarà, infatti, dedicata una nuova arteria stradale posta a ridosso della piscina comunale.

Alle 21, nell'Arena “Hesperia”, seguirà un incontro pubblico per approfondirne la vita, la testimonianza e l'opera nella sua Meldola, con la presentazione del libro di monsignor Antonio Giorgini: “Maria Nanni missionaria della sofferenza e della gioia nella guida di monsignor Novarese”. Interverranno l'autore, il sindaco Zattini, il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi e alcuni testimoni della vita e dell'opera della religiosa. Nata nel 1920 a Voltre di Civitella, sorella Maria è colpita in tenera età dalla poliomielite, malattia invalidante che non la uccide, ma la getta per sempre su una carrozzina. Dopo anni di buio, sfibrata dall'incapacità di comprendere un destino così avverso, nel 1949 ascolta una trasmissione radiofonica e scopre il messaggio di condivisione di monsignor Luigi Novarese, il sacerdote piemontese fondatore del Cvs nel 1947.

Nel 1951, Maria dà un senso alla sua condizione di ammalata divenendo Silenziosa Operaia della Croce. “Protagonisti del Cvs - amava ripetere - siamo proprio noi sofferenti, capaci di vivere la sofferenza col sorriso grazie alla fede”. Maria supera il concetto del malato oggetto di carità, sopportato o peggio ancora compatito: grazie all'intuizione di monsignor Novarese ora è membro attivo della chiesa e della società, laddove vive e opera. Morta il 1° giugno 1997 all'ospedale “Morgagni” di Forlì, due giorni dopo la Nanni ritorna per sempre nella sua Voltre, per essere tumulata nella tomba di famiglia del piccolo cimitero montano, meta continua di visite anche da fuori regione.

Alla sua opera incessante si deve il recupero a fini sociali e collettivi della “Casa Nostra Signora di Fatima”, l'edificio in stile Ventennio che sorge sulla via Caminate, 2, quasi dirimpetto alla Rocca di Meldola. Voluto nel 1938 dall'allora vescovo Gisueppe Rolla come seminario estivo della Diocesi di Forlì, la grande villa è risorta nel 1981, dopo anni di penoso abbandono, come dimora dei “Silenziosi Operai della Croce”, grazie proprio al lavoro di sorella Maria. Dal 1987, la Casa ospita pure il Centro socio-riabilitativo, struttura convenzionata in grado di accogliere una ventina di giovani con ridotte capacità motorie o psichiche. Nel novembre 2004, il servizio si è arricchito di una residenza notturna per disabili, in aiuto alle rispettive famiglie.

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