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Una Pasqua insolita ma "ancora più vera", il Vescovo: "Non lasciamoci rubare la speranza"

I messaggi lanciati dalle chiese dai parroci diocesani, dal vescovo Livio Corazza e dal papa sono stati un incitamento ad assumersi le responsabilità relativamente al cambiamento proposto per la ripartenza dopo la pandemia

Nella domenica nella quale si festeggia la Pasqua cristiana i messaggi lanciati dalle chiese dai parroci diocesani, dal vescovo Livio Corazza e dal papa sono stati un incitamento ad assumersi le responsabilità relativamente al cambiamento proposto per la ripartenza dopo la pandemia. Don Roberto Rossi, parroco di Regina Pacis e vicario episcopale per la liturgia ha innanzitutto raccontato il metodo per giungere alla comprensione del significato della Resurrezione di Cristo: “La fede non è facile, ci vuole una ricerca ed il cuore e allora si riesce ad accogliere l’amore di Dio e la verità rivelata. Gesù è presente in mezzo a noi, non lo vediamo ma lo possiamo sentire perché è sempre accanto a noi nella vita del mondo”. Don Rossi ha poi espresso un apprezzamento per la festa della Pasqua vissuta nell’essenza della religiosità, lontano dagli aspetti consumistici e concentrata sulla fede, seppure non si possa viverla nella comunità cristiana: “Quest’anno viviamo la Pasqua nel suo aspetto fondamentale, Cristo è morto e risorto per tutti”. Il pensiero per la pandemia che stiamo vivendo e che costringe tutti nelle case ha portato don Rossi a porre delle domande: “Sarà tutto come prima in famiglia? Si vorrà davvero una Pasqua, un passaggio, un cambiamento totale? Saremo cristiani tiepidi?". Nella ricerca delle risposte don Rossi ha invitato tutti alla preghiera per la città, per il mondo e per l’umanità.

Nell’omelia della Santa Messa celebrata dal Vescovo Livio Corazza nella cattedrale, dopo la spiegazione del Vangelo di Giovanni, le parole del pastore diocesano si sono concentrate sul significato della Pasqua nella situazione che si sta vivendo: “Dove ci sta conducendo il Signore? Quali sono le scelte giuste come pastore e come cristiano, come cittadini e come uomini del nostro tempo? Di fronte ad una circostanza inedita c’è chi ha le idee chiare, ma dobbiamo farci guidare dall’amore verso il Signore Gesù e verso la comunità; tutti i discepoli hanno avuto il desiderio di incontrare Gesù vivo nella loro vita. In questo tempo ritroviamo la purezza della nostra fede e fidiamoci di lui perché saprà donarci la vita eterna. Lasciamoci guidare dal suo amore: l’incontro con Cristo ci fa riscoprire l’amore verso gli altri, anche in questi giorni. La fantasia della carità e della generosità sono i fiori di questa Pasqua. È una Pasqua più bella perché è più vera di altre volte, è autentica! È l’amore che ci spinge a diffondere il contagio della solidarietà e non stanchiamoci di continuare ad amare, oggi ci siamo reclusi per il bene nostro e per la vita degli altri. Preghiamo per vedere le opere di Cristo che cammina nella nostra strada e come ci esorta papa Francesco “non lasciamoci rubare la speranza”".

Nel messaggio che ha preceduto la benedizione urbi et orbi il papa ha voluto sottolineare che la Resurrezione “è la buona notizia che si è accesa nella notte dove c’è la pandemia, che mette a dura prova la famiglia umana. La pandemia ci ha allontanati dai sacramenti, ma rimanendo uniti nella preghiera il Signore stende su di noi la sua mano.” Il papa ha voluto delineare le urgenze alle quali porre attenzione per i cambiamenti necessari per allontanarsi dalle tenebre che causano la paura: ai politici ha chiesto l’attenzione al bene comune dei cittadini perché conducano una vita dignitosa; nessuno sia lasciato senza i beni di prima necessità perché le cure sanitarie possano esserci per tutti; abbandonare l’indifferenza perché in questo periodo tutto il mondo è stato colpito dalla pandemia; ridurre o condonare i debiti dei Paesi più poveri perché possano far fronte alle cure sanitarie; abbandonare gli egoismi e le rivalità, specialmente nei Paesi europei perché sono sottoposti ad una “sfida epocale” che va affrontata con la solidarietà; abbandonare le divisioni e le guerre con il cessato fuoco in tutti gli angoli del mondo; cessare il traffico delle armi perché toglie i soldi alle popolazioni più povere; israeliani e palestinesi riprendano il dialogo di pace; fine degli attacchi terroristici; abbandonare l’atteggiamento della dimenticanza e tornare ad aiutare i profughi. Al termine dell’elenco delle urgenze da considerare e da affrontare dalla comunità internazionale il papa ha concluso con il cuore del messaggio cristiano nella domenica della Resurrezione di Cristo: “Il Signore disperda le tenebre della nostra umanità e ci introduca nella luce gloriosa: buona Pasqua!”

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