Messa nell'atrio dell'ospedale, continua la polemica: "Cittadini laici di serie B"

Afferma Flamigni: "Era la Giornata del malato e basta, e non è quindi proprietà del malato cattolico"

Continua il dibattito sulla messa celebrata martedì scorso dal vescovo Livio Corazza nell'atrio dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì in occasione della Giornata del Malato. Afferma Carlo Flamigni, presidente della Consulta Laica Forlivesi: "Chi non crede in un Dio è un cittadino di serie B? Evidentemente il comune di Forlì a questa domanda risponde di si. Risponde di si quando nega la sala del Commiato Laico che pure era stata promessa e per la quale erano stati già individuati spazi e stanziati fondi e lo fa anche, pubblicamente, con una certa condiscendenza".

Rincara Flamigni: "Risponde di si quando consente in spazi comuni come l’ospedale Pierantoni una celebrazione fatta dal vescovo per la giornata del malato, una giornata che si chiama del malato e basta, e non è quindi proprietà del malato cattolico, dimenticandosi di tutte le persone malate che non si sentono rappresentate dal vescovo di Forlì e che proprio nella fragilità e nella sofferenza della malattia vorrebbero un conforto vicini al proprio pensiero e al proprio concetto di dignità".

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"Se al Pierantoni fossero stati concessi spazi e tempi anche ai rappresentanti delle altre confessioni e di chi è laico, ci sarebbe sembrato davvero un modo solidale di essere al fianco di tutti cittadini malati che vivono a Forlì, senza distinzioni di religione, come recita la Costituzione Italiana", conclude Flamigni. Prima della celebrazione era intervento anche Roberto Vuilleumier, coordinatore regionale dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti dell'Emilia Romagna, il quale aveva inviato una lettera al direttore generale dell'Ausl Romagna Marcello Tonini per sottolineare come "l'utilizzo dell'atrio dell'ospedale "pubblico" per lo svolgimento di un rito religioso è a dir poco inopportuno".
 

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