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Un cardinale e 30 sacerdoti da tutta Italia per la messa solenne per Benedetta

Sono attesi migliaia di fedeli per la messa solenne presieduta dal cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, che costituirà il clou delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte della Venerabile.

Sono attesi migliaia di fedeli sabato 25 gennaio, alle 11, nella Badia di Dovadola, per la messa solenne presieduta dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica papale di San Pietro in Vaticano e vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, che costituirà il clou delle celebrazioni per i 50 anni dalla morte della Venerabile. Benedetta Bianchi Porro è salita in cielo, al termine di una malattia devastante accettata con grande fede, la mattina del 23 gennaio 1964 a Sirmione del Garda.

Il cardinal Comastri concelebrerà assieme ad altri trenta sacerdoti da tutt’Italia, fra cui il vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi, il parroco di Dovadola don Alfeo Costa, monsignor Walter Amaducci autore di numerosi testi su Benedetta, il saveriano padre Guglielmo Camera postulatore della causa di beatificazione e monsignor Evelino Dal Bon, parroco di Sirmione del Garda, ultima dimora terrena della giovane. Il cardinale Comastri, uno dei più convinti sostenitori della santità di Benedetta, ha conosciuto il profilo della giovane negli anni ’80, quando era parroco di Porto Santo Stefano. Ritornato a Dovadola come vescovo di Massa Marittima e Piombino nel 1992, disse pubblicamente: “Vengo a Dovadola come uno che ritorna a casa, perché Dovadola mi è familiare per la presenza di Benedetta, che sento davvero come una benedizione per la mia vita”. Il suo motto episcopale “Deus charitas est”, si ispira proprio alla giovane dovadolese. Costretto a lasciare la diocesi nel 1993 per problemi di salute, il porporato racconterà poi di aver trovato conforto nella parola di Dio, negli scritti di Santa Teresa di Gesù Bambino e nelle lettere della Bianchi Porro. Fra i concelebranti della messa solenne di sabato 25 gennaio, trasmessa in diretta tv su Teleromagna, ci sarà anche il parroco di Bibiena don Andrea Vena, autore nel 2012 della straordinaria Biografia Autorizzata, Edizioni San Paolo. Vena scava nei ricordi e nelle lettere, studiandone il diario e i pensieri, ascoltando gli amici e mettendo insieme il mosaico di una personalità veramente straordinaria.

Nel frattempo, non si stempera l’eco per la santa messa celebrata nella Badia di Dovadola il 23 gennaio scorso, il “dies natalis” della venerabile. Il Coro vicariale di Castrocaro Terme, Terra del Sole, Dovadola e Rocca San Casciano ha eseguito la “Missa Cattolica” composta per Benedetta da don Marino Tozzi, parroco di terra del Sole, in 5 lingue diverse. Sempre sabato 25, alle 15 e alle 16, nel teatro comunale di Dovadola sarà replicato il video-documentario “Oggi grazie. Un giorno con Benedetta Bianchi Porro” diretto da Franco Palmieri, trasmesso in prima assoluta venerdì 24 gennaio, alle 21, nella Sala Multimediale San Luigi di Forlì. Sabato, presso la Badia di Sant’Andrea, dalle 9 alle 13, sarà operativo anche un ufficio mobile di Poste Italiane, che metterà a disposizione l'annullo ideato dal dovadolese Luigi Foscolo Lombardi. Il bozzetto vede raffigurato il viso di una giovane donna, chiaro riferimento a Benedetta, che emana serenità e voglia di vivere. Le spoglie terrene di Benedetta giacciono nella Badia di Dovadola dal 22 marzo 1969. L’iter diocesano della sua canonizzazione, partito ufficialmente l’8 dicembre 1973, è approdato, per ora, al riconoscimento di venerabile: merito del decreto di “virtù eroiche” emesso da papa Giovanni Paolo II nel 1993. Questo significa che, nell’attesa della prova certa di un miracolo che la innalzi al rango di beata, anticamera della santità vera e propria, ci si può già rivolgere a lei in preghiera.

“Gli anniversari di Benedetta – dichiara il sindaco di Dovadola Gabriele Zelli – costituiscono un appuntamento importante per il nostro piccolo comune, che ha il privilegio di averle dato i natali e di conservarne le spoglie mortali”. La testimonianza offerta dalla martire, dall’alto della sua breve vita irta di sofferenze inenarrabili, induce a riflettere con attenzione sul senso dell’esistenza, a partire proprio dall’esperienza umana. Benedetta, che già aveva patito il progressivo deteriorarsi delle funzioni motorie e la sordità, si ritrovò praticamente isolata dal mondo. “La giovane – continua Zelli – riuscì a superare tutto ciò quando, sempre in quell’anno, si recò a Lourdes con l’Unitalsi”. “Vado dalla Mamma (la Madonna, n.d.r.) - scrisse a sua madre - per trovare forza di accettare il mio stato”. Il sogno della dovadolese, icona mondiale dell’accettazione cristiana della sofferenza, era diventare missionaria. C’è riuscita, ma dal letto di dolore determinato dal morbo di Recklinghausen, terribile malattia autodiagnosticata, che ha già proiettato Benedetta sul gradino più alto della devozione popolare

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