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Cronaca

Meteo, trent'anni fa la storica ondata di gelo: ora rilievi orfani di neve

A Forlì la colonnina di mercurio arrivò a toccare i -18,6°C, a Cesena - 11,1°C, a Ravenna i -15,5°C e a Rimini i -10,1°C. La fotografia attuale vede rilievi orfani di neve

In questi giorni i meteorologi celebrano il trentennale dell'ondata di gelo che colpì nella prima decade di gennaio l'Italia. Anche la Romagna risentì della colata fredda. A Forlì la colonnina di mercurio arrivò a toccare i -18,6°C, a Cesena - 11,1°C, a Ravenna i -15,5°C e a Rimini i -10,1°C. La fotografia attuale vede rilievi orfani di neve, con temperature ben al di sopra delle medie del periodo e valori primaverili, specie sui rilievi. Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com, annuncia a RomagnaOggi.it una seconda parte della stagione più consona alle tipiche caratteristiche dei nostri inverni, anche se ancora non ci sono segnali diretti verso fasi fredde particolarmente severe.

Impianti sciistici chiusi, temperature primaverili in quota. A.A.A. cercasi inverno. Che fine ha fatto?
Per il momento la stagione invernale nel vero senso della parola latita. C’è stata una breve irruzione fredda tra fine 2014 ed i primi giorni del 2015, ma della durata di circa 48 ore e che ha portato un pò di neve sui rilievi e qualche spruzzata anche sulle pianure. Sotto il profilo delle temperature le zone di pianura sono state interessate da frequenti inversioni termiche, che hanno favorito deboli gelate in questo primo scorcio di gennaio, ma si tratta di una sorta di “finto” freddo che fa sentire i suoi effetti solo per poche decine di metri in altezza. Ed è classico degli inverni padani. Sui rilievi invece, a parte quel breve episodio freddo, le temperature sono notevolmente superiori alla norma stagionale, ed in particolare negli ultimi giorni venti molto caldi ed asciutti di fohn hanno contribuito a far schizzare i termometri verso valori primaverili. Per ora dobbiamo archiviare un mese di dicembre che ha visto una anomalia termica positiva in regione di 2.3°C, risultando il terzo più caldo dal 1950. Ed in questa prima decade di gennaio se da un lato le temperature medie in pianura sono di circa 1°C superiori alla norma, dall’altro sui rilievi si notano anomalie molto più pesanti, fino a circa 3°C. Questo testimonia che l'inverno per ora ancora non si è visto, a parte quelle 2-3 giornate a cavallo tra il vecchio anno e quello nuovo. Un andamento ad ora molto simile a quello dello scorso inverno 2013-2014, sebbene in quella circostanza gennaio fu ancora più mite rispetto a quello attuale, sebbene più piovoso.

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E pensare che trent'anni fa la Romagna era sotto la neve e con temperature da gelo. Ha un ricordo particolare di quei giorni?
Molti sono i ricordi di un evento che lasciò un segno indelebile sul nostro territorio. Al di là degli accumuli di neve, molto vistosi ma che ad esempio furono abbondantemente superati nel febbraio 2012, specie su forlivese e cesenate, furono le temperature glaciali del periodo compreso tra il 5 ed il 13 gennaio che accomunano quel periodo ad altre ondare estreme di gelo, come quelle del febbraio 1929 e del febbraio 1956. Nei giorni più freddi, dal 10 al 13 gennaio dopo la seconda intensa nevicata (giorni 8-9), le temperature minime sfondarono la soglia dei -20°C su vaste zone di pianure del ravennate e del forlivese. Le massime, nonostante il sole, riuscirono a fatica a toccare il valore di -5°C. Ma in alcune zone del ferrarese, per effetto della presenza di nebbie di limitato spessore, si ebbero minime sui -20°C e massime sui –10/-11°C; valori che di norma si hanno in Finlandia. Personalmente ricordo come fosse oggi mia madre che rientrò dal pollaio la mattina dell’11 gennaio (a quel tempo risiedevo ad Alfonsine, nella bassa pianura lughese) con 4 uova il cui guscio era crepato per il congelamento del tuorlo e dell’albume a conferma delle temperature estreme di quei giorni.
 
La domanda è ricorrente: più ondate di caldo e meno di freddo e gelo. Perchè?
In effetti non è che le ondate di freddo invernali siano scomparse, semplicemente sono più rare e generalmente più brevi. I motivi sono diversi e molti di questi legati al riscaldamento globale, con una modifica a carico della circolazione atmosferica generale che fa sì che sia aumentata, in inverno, ma non solo, l’ingerenza delle alte pressioni subtropicali. Queste tendono ad invadere con maggior frequenza latitudini insolitamente settentrionali, mentre nel contempo contribuiscono ad intensificare il flusso delle correnti occidentali che respingono più a nord e ad est le masse d’aria più fredda, come quelle artiche marittime e quelle artiche continentali, che sono le deputate ad apportare forti ondate di freddo. Ovviamente si tratta di una condizione mediata su periodi sufficientemente lunghi e nel corso dell’ultimo decennio non sono mancate invernate degne di nota. Tuttavia il trend sul medio o lungo periodo è questo.

Tornando all'attualità: cosa ci attende nei prossimi giorni?
Ancora per qualche giorno prevarrà una situazione anticiclonica di tipo subtropicale, con tempo in prevalenza stabile e temperature superiori alla norma, specie sui rilievi e zone pedecollinari. Dal 15 aumentano le possibilità che l’alta pressione tenda a ritirarsi verso sud lasciando il campo al passaggio di qualche moderata perturbazione atlantica che potrebbe riportare un po' di pioggia, ma neve a quote piuttosto elevate per il periodo. Probabilmente dal 17, sempre in contesto debolmente perturbato, dovremmo assistere all’avvento di masse d’aria un po' più fredde provenienti dal nord Atlantico o dal mare del nord, con un calo delle temperature forse in grado di riportare qualche nevicata a quote appenniniche più basse e con un quadro termico più vicino alla norma stagionale. In particolare sui rilievi le temperature dovrebbero rientrare nelle medie o forse appena al di sotto.

Per gli amanti della neve: qualche speranza per le prossime settimane (fine gennaio-inizio febbraio) o sarà un altro inverno anonimo?
Diciamo che qualche speranza c’è, specie per quanto concerne il settore appenninico e con target seconda metà di gennaio e prima decade di febbraio, pur con un segnale ancora incerto. Per le aree pianeggianti il rischio appare ad oggi più basso, tuttavia afflussi di aria via via un po' più fredda potrebbero preparare il terreno per qualche episodio anche sulle suddette zone. In ogni caso per quest'ultimo aspetto sarà possibile formulare una previsione non prima di 48-60 ore prima dell’eventuale fenomeno. In linea di massima, in un contesto di mitezza di fondo, sembrano aumentare le possibilità di una seconda parte della stagione più consona alle tipiche caratteristiche dei nostri inverni, anche se ancora non ci sono segnali diretti verso fasi fredde particolarmente severe.

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