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Cronaca

Meteo, intervista all'esperto: "Sarà un'estate più calda della norma, ma non estrema"

Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com, traccia per RomagnaOggi.it il bilancio della stagione appena conclusa, facendo una prima proiezione per i prossimi mesi

Archiviato uno degli inverni più miti in assoluto dal 1900 ad oggi, si guarda con curiosità a quel che potrebbe esser l'estate che verrà. Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com, traccia per RomagnaOggi.it il bilancio della stagione appena conclusa, facendo una prima proiezione per i prossimi mesi, anche se, chiarisce, "normalmente le indicazioni di scenario più attendibili in chiave estive si hanno tra i mesi di aprile e maggio".

Il primo marzo è iniziata la primavera meteorologica. Ma ripercorriamo il film degli ultimi tre mesi. Sono numerose le anomalie riscontrate e si può dire che l'inverno è mancato...
I dati di temperatura media stagionale in Romagna non lasciano adito ad alcun dubbio: si è trattato dell'inverno più mite in assoluto almeno dal 1900 ad oggi; una specie di lungo autunno che ci sta traghettando direttamente alla primavera. I valori di temperatura media registrati durante la stagione in alcune località del nostro territorio sono alquanto espliciti, con una anomalia di temperatura media trimestrale di ben +3°C in riferimento al periodo climatologico 1971-2000 e di ben +3.4°C in base alla norma climatologica di periodo 1961-1990, con massimi su cesenate-riminese (fino a +3.7°C di anomalia termica stagionale sul trentennio 1961-1990 ed intorno a +3.3/3.4°C sul periodo 1971-2000) e, si fa per dire, minimi su lughese con anomalia termica prossima a +2.8°C sul trentennio 1971-2000 e fino a +3.2°C sul periodo 1961-1990.

Quanti record sono caduti?
La determinazione delle pesanti anomalie termiche positive è ascrivibile in massima parte ai mitissimi mesi di gennaio e febbraio 2014, che entrambi si collocano al primo posto, come più miti, dal 1950, e con anomalie di temperatura media di ben +3.9°C rispetto al trentennio 1971-2000 e +4.3°C rispetto al periodo 1961-1990, sempre con massimi di anomalia su cesenate e riminese, mentre dicembre 2013, pur essendo anch'esso alquanto mite, ha evidenziato anomalie termiche di temperatura media assai più lievi, con valore di +1.3°C in base al periodo 1971-2000 e di +1.7°C sul riferimento 1961-1990.

Quali le principali cause?
A favorirle l'ostinata insistenza di una circolazione su vasta scala caratterizzata da flussi perturbati atlantici assai intensi con traiettoria più meridionale e poco ondulata rispetto ai canoni climatologici stagionali, associati ad una elevata frequenza di perturbazioni frontali che hanno interessato sia la nostra regione che buona parte della penisola italiana. Di conseguenza sul nostro territorio, con frequenza insolitamente elevata, i venti hanno assunto una prevalente direzione orientata da sud-ovest o talora da sud-est, con afflusso di masse d'aria subtropicali molto miti per il periodo e praticamente senza soluzione di continuità e con particolare riferimento alle fasi prefrontali, a parte una pausa nelle prime due decadi di dicembre ed interruzioni solo momentanee nel resto della stagione. Questa particolarità ha contribuito alla determinazione di anomalie termiche positive più sensibili rispetto ad altre aree italiane (a livello medio nazionale l'inverno 2013-2014 è stato, sia pure di poco, meno caldo rispetto alla stagione 2006-2007 la quale mantiene il primato di mitezza dal 1800), grazie alla persistenza di correnti meridionali, sovente di fohn appenninico, le quali hanno avuto ragione in molte occasioni e con facilità delle inversioni termiche tipiche delle aree pianeggianti. L'elevata incidenza di correnti meridionali, insieme ai numerosi passaggi perturbati con molte giornate e nottate nuvolose o coperte, ha favorito anomalie termiche positive particolarmente significative nei valori minimi e nei mesi di gennaio e febbraio 2014, durante i quali si sono registrate pochissime temperature minime negative ed in genere appena al di sotto dello zero (da 3 a 12 nel bimestre con massimi su lughese e faentino, ma molto al di sotto dei valori climatologici di riferimento).

E' stato un inverno con poche gelate...
Le temperature minime assolute stagionali si sono ovunque riscontrate nel dicembre 2013 grazie alla presenza di condizioni anticicloniche e gelate per irraggiamento radiativo (valori fino a -6°C su lughese e faentino). L'inverno 2013-2014 supera pertanto in mitezza la stagione 2006-2007 che deteneva il primato precedente dal 1900, la quale vide anomalie termiche positive di temperatura media stagionale di +2.7°C rispetto al trentennio 1971-2000 e di +3.1°C rispetto al periodo 1961-1990, e pertanto di 0.3°C inferiori al trimestre 2013-2014. In tal modo sono stati osservati in ripetute circostanze sensibili rialzi termici, causati da venti di libeccio o di scirocco, con fasi anche prolungate di temperature quasi primaverili e con valori massimi sovente oltre i 15°C.

E' possibile fare dei confronti?
Il verificarsi di due mesi consecutivi con anomalie termiche di temperatura media prossime ai 4°C è da ritenersi del tutto singolare, e soltanto nella terribile estate 2003 si ebbe una persistenza simile di temperature anormalmente calde, anche se in quel caso si trattò di un trimestre intero con particolare riferimento a giugno ed agosto. Insomma l'inverno 2013-2014 ha quasi ripercorso, fatto salvo il diverso periodo stagionale, l'andamento dell'estate 2003, ovvero un evento assolutamente fuori scala, peraltro ad una distanza temporale climatologicamente assai breve. Insomma la stagione invernale 2013-2014 è risultata di gran lunga la più mite di una serie storica che parte dal 1900, ed un inverno così mite replica in eccesso quello del 2006-2007 che fu all'epoca classificato come evento “fuori scala”, con una ripetizione di eventi eccessivamente caldi che ricalca quanto occorso per le recenti estati 2003 e 2012.

Non esistono più le stagioni di una volta...
Nell'arco di soli 11 anni dobbiamo annoverare ben 4 stagioni estreme sotto il profilo delle temperature superiori alle medie climatologiche: estate 2003; inverno 2006-2007; estate 2012 ed inverno 2013-2014. Una sequenza che definire preoccupante forse non basta. L'unico aspetto climatologico di natura termica per il quale l'inverno 2013-2014 non ha superato altri inverni miti riguarda le temperature massime stagionali assolute; esse infatti sono oscillate tra 16 e 18°C (occorse però almeno una volta in tutti e tre i mesi) con massimi su forlivese-cesenate, mentre in altre occasioni vennero superati i 20°C (2011-2012; 2006-2007; 1978-1979; 1997-1998; 1988-1989; 1989-1990).
 
Anche la pioggia ha recitato un ruolo da protagonista...
Il persistere del pattern di circolazione cui si è accennato in precedenza ha altresì determinato piovosità piuttosto frequente, con un elevato numero di giorni piovosi, ma con intensità e consistenza delle piogge tutto sommato non particolarmente elevata nelle zone di pianura e lungo la fascia costiera, mentre l'insistenza di correnti meridionali ha nel contempo favorito una piovosità molto elevata su crinale appenninico di confine, ma con quota delle nevicate molto superiore alla norma a causa delle elevate temperature. Le precipitazioni stagionali infatti sono state superiori alla norma (trentennio 1971-2000) di appena il 12% su pianure e costa ma con alcune aree in lieve deficit pluviometrico (forlivese e cesenate), mentre i massimi regionali si osservano su riminese (+30%). Sul settore appenninico, in particolare su crinale, la piovosità è stata invece assai maggiore (localmente +50/+60% rispetto alla norma climatologica) con alcuni eventi di rilievo tra fine dicembre 2013 e febbraio 2014 che hanno causato alcuni eventi di piena a carico dei principali corsi d'acqua. Infatti, nonostante i mesi di gennaio e febbraio 2014 siano stati effettivamente alquanto piovosi (tra 75 e 100 mm in gennaio in pianura con massimi su faentino; tra 50 e 75 mm in febbraio con massimi su riminese) il valore stagionale non particolarmente rilevante risente delle scarse precipitazioni di dicembre 2013, con accumuli mensili quasi ovunque inferiori a 10 millimetri.

Ci sono stati inverni più piovosi?
La stagione 2013-2014, benché complessivamente piovosa (ma essenzialmente in gennaio e febbraio 2014), è stata ampiamente superata da altri inverni molto più piovosi occorsi anche nel recente passato, come nel 2012-2013 e 2009-2010; ma soprattutto rispetto agli inverni 1918-1919; 1952-1953; 1932-1933; 1939-1940; 1926-1927; 1971-1972 e 1959-1960 (molti altri peraltro precedono la stagione 2013-2014, quantomeno su pianura e costa), quando le precipitazioni risultarono nel complesso almeno triplicate rispetto ai valori dell'ultimo inverno.
Del resto l'elevata differenziazione degli accumuli pluviometrici stagioni tra rilievi e resto della regione è stata causata proprio dalla netta prevalenza di correnti meridionali, con molti episodi perturbati nei quali la fascia pianeggiante e costiera si sono trovate sottovento alle correnti dominanti (effetto fohn appenninico) con piogge molto scarse o assenti, mentre nel contempo il crinale appenninico di confine riceveva grandi quantità di pioggia fino a quote elevate per stau orografico. Tale particolarità ha differenziato il comparto romagnolo dal resto della regione ma soprattutto dal resto della penisola laddove, specie nei versanti esposti alle correnti meridionali, l'inverno 2013-2014 verrà ricordato come uno dei più piovosi in assoluto.

Tra le curiosità anche i temporali fuori stagione...
In buona parte le precipitazioni temporalesche sono state determinate dalle temperature insolitamente miti e dalle elevate temperature superficiali del mare Adriatico, con presenza di temporali anche di notevole intensità (fino a 8-10 giornate temporalesche tra fascia pedecollinare faentina-forlivese e costa, oltre 20 giornate su comparto appenninico).

Rispetto agli anni precedenti si è vista poca neve in pianura...
Si è verificato un unico episodio invernale che si possa definire tale, per la precisione il giorno 28 gennaio quando ci sono state delle deboli nevicate anche in pianura con massimi fino a 5/6 cm su comparto pianeggiante forlivese, ma con fiocchi che sono giunti fino ad imbiancare le spiagge del ravennate e del riminese. In tale contesto, nonostante l'estrema mitezza, l'inverno 2013-2014 si distingue da altri con simili caratteristiche termiche (sebbene meno rilevanti) durante i quali però mancarono del tutto le nevicate in pianura, come nel 2006-2007 (a parte locali rovesci su costa ravennate); 1994-1995 e 1974-1975. Anche in questo l'inverno 2013-2014 è risultato alquanto singolare, potendolo in definitiva classificare come estremamente mite; moderatamente piovoso e fortemente temporalesco, ma con comparsa della neve, sebbene in forma effimera, anche in pianura.

Ma allo stesso tempo anche le temperature sono state ben oltre le medie. E l’inverno in montagna è stato più caldo di quanto normalmente ci si attende in pianura.
Infatti l’ostinata persistenza di correnti meridionali, assai miti ed umide, ha determinato sui nostri rilievi una stagione sì piovosa, ma assai poco nevosa, con pochi episodi ed in genere limitati a quote alquanto elevate a parte sporadici episodi (esempio il 28 gennaio). Naturalmente non sono mancate temperature assai elevate che in molte occasioni hanno ostacolato l’innevamento artificiale, determinando quindi una stagione assai “povera” per i nostri impianti sciistici.

Quello che si è percepito è stato un vero e proprio spostamento climatico del calendario....
Sostanzialmente sì, anche se in senso climatologico stretto la stagione invernale 2013-2014 non è mai decollata, limitandosi una fase solo relativamente fresca nelle prime due decadi di dicembre 2013 e con particolare riferimento ai soli valori minimi; mentre il resto della stagione è somigliato ad un lungo autunno.

Lo scorso novembre lo aveva annunciato: sarebbe stato un inverno prevalentemente mite e anticiclonico. Noi Le diamo un bel 8 come voto. E' d'accordo?
Io mi limiterei ad un 6; se da un lato è vero che la stagione è stata molto mite, e questo era nelle attese sebbene non con anomalie termiche così estreme, dall’altro la stagione non è stata nel complesso anticiclonica e la piovosità è risultata superiore alla norma; quindi le proiezioni hanno trovato un riscontro effettivo solo sul lato termico, molto meno su quello pluviometrico. Ma è una cosa del tutto normale data la fondamentale incertezza che ancora oggi caratterizza gli scenari a lungo termine. Certamente ora si ottengono risultati complessivamente migliori rispetto a 10-15 anni fa, e questo è già un segnale incoraggiante.

Infine, c'è già la tendenza per l'estate?
Normalmente indicazioni di scenario più attendibili in chiave estive si hanno tra i mesi di aprile e maggio; al momento attuale comunque, basandosi sulla tecnica di ensemble multimodel (ovvero una media degli scenari proposti dai vari modelli stagionali) il segnale più consistente è verso una estate più calda rispetto alla norma (e questa non è una novità negli ultimi 20 anni), ma con particolare riferimento al comparto balcanico e per quanto riguarda l’Italia più sul versante adriatico ed al centro-sud che non su quello tirrenico ed al nord. Non sembrerebbe comunque essere una stagione estrema tipo 2003 o 2012. Precipitazioni nella norma o al limite un poco superiori su settore alpino ed occidentale ed un poco inferiori su comparto adriatico. Ma su questi scenari ritorneremo nei prossimi mesi, essendo l’estate ancora molto lontana.

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