Migranti, le lacrime del ministro non bastano. Le associazioni: "Sanatoria insufficiente"

La regolarizzazione per 6 mesi di circa 200mila migranti, uno dei provvedimenti collegati al maxi-piano di rilancio del Governo, incontra la bocciatura delle associazioni romagnole

La regolarizzazione per 6 mesi di circa 200mila migranti, uno dei provvedimenti collegati al maxi-piano di rilancio del Governo, incontra la bocciatura delle associazioni romagnole che chiedevano allo Stato di intervenire su quest'aspetto. Non sono quindi bastati i provvedimenti governativi e le lacrime del ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova.  "A fronte di queste preoccupazioni chiediamo che il dibattito parlamentare assuma la necessità urgente e non più rinviabile di una regolarizzazione universale dei migranti che restituisca prima di tutto la dignità alle persone", scrivono in una nota le associazioni che hanno protestato sotto la Prefettura giovedì mattina, tra queste Avvocati di Strada Ravenna, Cgil di Forlì e di Cesena, Libera Forlì, Migrantes e Forlì Città Aperta. Finora oltre 1600 Cittadini e circa 140 associazioni prevalentemente delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna si sono mobilitati per la regolarizzazione universale dei migranti presenti sul territorio nazionale in condizione di non volontaria irregolarità.

IL VIDEO - Protesta davanti alla Prefettura

Spiega una nota: "Una misura necessaria e non più rinviabile ispirata a giustizia, umanità, legalità, sicurezza, poiché è intollerabile che più di 600.000 persone prive di permesso di soggiorno siano trattate come moderni schiavi ai quali sono negati i diritti fondamentali, dalla dignità ad un lavoro regolare e non sfruttato e sottopagato, dalla casa alla tutela sanitaria. L’attuale situazione favorisce gli interessi delle mafie, dei caporali e degli imprenditori disonesti, favorisce l’evasione fiscale e contributiva, alimenta l’insicurezza, crea una diffusa illegalità. Anche sotto il profilo sanitario e della salute individuale e collettiva non è accettabile che vi siano oltre 600.000 persone a rischio di contagio, attivo e passivo. Sarebbe certamente necessario approfondire le cause profonde e strutturali di questi numeri così rilevanti: una legislazione fortemente inadeguata (è ancora in vigore la Bossi- Fini, con i suoi meccanismi infernali e impraticabili), diseguale distribuzione della ricchezza, un modello economico che sacrifica alla divinità pagana del profitto la dignità, i diritti, la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori".

Ed ancora: "La misura approvata dal Governo, nonostante gli evidenti sforzi di mediazione, rappresenta un compromesso al ribasso, frutto di estenuanti mediazioni politiche, lontano da una soluzione strutturale e definitiva al problema. Il provvedimento rappresenta un piccolo passo avanti nella direzione di sottrarre almeno parte delle persone migranti al ricatto della condizione di involontaria irregolarità del soggiorno e di grave sfruttamento lavorativo. Positiva anche l'estensione dell'emersione ai lavoratori italiani assunti irregolarmente". 

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Tra gli aspetti negativi segnalati c'è che "la misura è limitata a soli 3 settori produttivi: agricoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico. Sono esclusi altri importanti settori dove irregolarità, sfruttamento lavorativo, caporalato, evasione fiscale e contributiva sono molto diffusi: edilizia, logistica, trasporti, settore turistico-alberghiero solo per fare alcuni esempi; la procedura di emersione rischia di essere volta al solo appannaggio del datore di lavoro e per il lavoratore non è né semplice né sicura: rendendola un sentiero stretto e irto di ostacoli . Temiamo si favorisca chi vuole lucrare dalla situazione di bisogno dei lavoratori sfruttati “vendendo” contratti di lavoro a caro prezzo e passando dal mercato nero delle braccia al mercato nero dei contratti. La limitazione a soli 6 mesi della durata del permesso di soggiorno su richiesta del lavoratore, l'avere già svolto lo stesso lavoro e per di più entro un periodo di tempo stabilito arbitrariamente (il 31 ottobre 2019) sono restrizioni inaccettabili: non salveremo gli invisibili dei ghetti, che hanno sempre lavorato in nero e in condizione di grave sfruttamento e non diminuirà significativamente il numero degli irregolari".
 

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