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Sabato, 13 Agosto 2022
Cronaca Cervese, 336

Caserma celebra la sua centenaria: festa per Minta Giunchedi, per tutti Olga

Cresciuta fin dai primi mesi in via Cervese 336, dove ha vissuto per oltre 40 anni, ha sposato Guido Lucca, trasferendosi Ravenna per circa 30 anni circa

Compleanno speciale per Minta Giunchedi, per tutti Olga, che lunedì sera ha spento ben 100 candeline. Alla festa di compleanno ha partecipato anche l'assessore Raoul Mosconi. Cresciuta fin dai primi mesi in via Cervese 336, dove ha vissuto per oltre 40 anni, ha sposato Guido Lucca, trasferendosi Ravenna per circa 30 anni circa. Dopo la morte del marito, ha vissuto da sola fino all’atà di 91 anni. Da 9 anni vive con la nipote, Laila Giunchedi, a Budrio di Bologna. Ogni 15 giorni nei fine settimana tornano alla casa madre di via Cervese, incontrando gli altri nipoti, Aleardo, Secondo e Maria.

Di seguito l'omaggio dei nipoti Aleardo, Secondo, Maria e Laila: "L’abbiamo sempre chiamata e sempre la chiameremo, anche se all’anagrafe è dichiarata Minta. In campagna capitava di sovente che i veri nomi attribuiti dalla gente erano diversi da quelli dichiarati all’anagrafe. Infatti il fratello Silvio per tutto il paese era Arnaldo. Questa celebrazione ci offre lo spunto per ricordare che in questa casa c’è un pezzo di storia dell’intera famiglia Giunchedi, la storia di Sabadò. Olga è nata a Ravaldini in Monte e cresciuta qui, fin dai primi mesi di vita, dove ha messo le sue radici e sviluppato la sua formazione. Ed è qui che ritorna periodicamente accompagnata dalla nipote Laila, con cui vive, incontrando gli altri nipoti di casa Giunchedi, Aleardo, Secondo e Maria. Per molti le storie dei Sabadò e dell’Olga risulteranno di scarso interesse, ma forse vale la pena ricordare un particolare avvenuto durante l’occupazione tedesca, per delinearne alcuni tratti distintivi. 

Un giorno sostarono nella casa due ragazzi che chiesero da mangiare e da bere e naturalmente furono accontentati, anche perché la ca’ di sabadò era, a ragione, considerata un esempio di ospitalità. Non si esclude che, anche per questo, essi fossero stati dirottati a casa dei Giunchedi. Destino vuole che la cognata di Olga, Luisa Francia (la Gigina) recandosi in bici a portare alimenti al fratello Antonio ricoverato presso il sanatorio di Vecchiazzano, riconoscesse nella piazza Saffi i due ragazzi. Erano i partigiani Silvio Corbari e Iris Versari appesi ai lampioni dai nazi fascisti dopo essere stati trucidati. Nonostante i rischi corsi aiutando i due partigiani, i sabadò non modificarono mai il loro modo di essere. Non ne fecero nemmeno un vanto nel dopoguerra nonostante la chiara ostilità della famiglia verso il nazi-fascismo, semplicemente perché consideravano naturale essere ospitali.

Olga è rimasta sempre fedele a quella impostazione come tutti i famigliari cresciuti in questa casa che oggi la festeggiano anche se una parte di essi sono già venuti a mancare. Olga era la sarta e la Gigina faceva le punture, per questo la casa era frequentata praticamente da tutto il paese ed era divenuta un simbolo di ospitalità. Si può dire che Olga abbia cucito o rammendato i pantaloni a tutti gli uomini del paese. Così la ricordano i più anziani di Caserma. Olga non ha avuto figli, ma i nipoti l’hanno sempre considerata e trattata come una seconda madre, anche perché con lei hanno vissuto buona parte del tempo della loro infanzia e ora la assistono come quel ruolo richiede. Con i bambini ci sapeva fare, per i modi semplici e dolci con cui dialogava e per la sua predisposizione a comprenderne gli stati d’animo. Ha saputo aiutare nella loro crescita i piccoli che sono stati a lei vicini: I nipoti e pronipoti diretti e quelli acquisiti a seguito del matrimonio con Guido, persona squisita per bontà e generosità, che Olga ha accompagnato e assistito con grande affetto e amore. Siamo certi che tutte le persone che si sono relazionate, a qualsiasi livello, con Olga mantengono con lei rapporti di amicizia, riconoscenza e affetto".

Olga con alcuni pronipoti11-2

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