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"Mio nonno è grave, aspettiamo la fatidica chiamata. Ma gli anziani vengono lasciati da parte in ospedale"

"Mio nonno è grave in ospedale e noi familiari stiamo aspettando solo la fatidica chiamata. Ci lascerà senza avere potuto vederci né salutarci"

“Gli anziani hanno per caso meno dignità dei giovani? Non va data loro la stessa attenzione? Mio nonno è grave in ospedale e noi familiari stiamo aspettando solo la fatidica chiamata. Ci lascerà senza avere potuto vederci né salutarci. È tremendo non essere lì con lui ora e non averlo più visto dal giorno del ricovero”: è l'amara considerazione di una forlivese sul nonno, di 91 anni, che da 9 giorni si trova in ospedale a lottare col Coronavirus. Purtroppo la sua situazione generale unita al Covid lasciano poche speranze, anche se in passato ci sono state notizie di anziani molto avanzati, anche ultracentenari, che hanno sconfitto il virus. “Ci hanno detto che è questione di ore”, è quanto spiega la nipote sconfortata.

La giovane, come d'altra parte è emerso altre volte nelle ultime settimane, segnala dei ritardi nell'effettuare il tampone. L'anziano si trovava a casa sua, affetto da demenza e assistito vista l'età, ma comunque in grado di parlare e di alimentarsi. Il 6 aprile è stato ricoverato con un'ipotesi di ischemia dopo la visita a domicilio del medico di base. Spiega la nipote: “Arrivato al pronto soccorso di Forlì presentava febbre e l’hanno inserito nella stanza dei febbrili. Ci hanno detto al telefono che era in attesa di tampone. Intanto gli è stata fatta una tac per verificare se ci fosse un ictus o ischemia in atto. La sera ci ha chiamato il medico di turno e ci ha detto che la tac non aveva evidenziato nulla e che il tampone non lo avrebbero fatto. Quindi lo hanno ricoverato in geriatria acuti per la demenza senile. Il giorno dopo dal reparto ci dicono che in realtà  aveva avuto un’ischemia ma che era stabile e che gli stavano intanto provando delle gocce per tranquillizzarlo visto che alternava momenti di calma a momenti di agitazione”.

Comprensibile l'agitazione della famiglia: ora, infatti, i familiari ricevono informazioni solo per via telefonica e non è possibile stare accanto al proprio caro neanche per stringergli la mano e fargli vedere un volto conosciuto: “Non abbiamo potuto né chiamarlo né vederlo, lui si è trovato solo in un ambiente sconosciuto senza capire cosa succedesse. L'11 aprile l'hanno chiamato per dirci che siccome faceva fatica a bere o gli era andata di traverso dell’acqua e non respirava normalmente,  gli avevano messo l’ossigeno a 2, ma per il resto era stabile. Il 14 aprile ci hanno detto che lo avrebbero mandato a casa tra venerdì e sabato per vedere se riprendeva a mangiare in un ambiente familiare, perché iniziava a rifiutare il cibo”.

Quindi si è insinuato sempre più forte il sospetto del Coronavirus: “Noi familiari abbiamo scoperto proprio il 14 aprile di essere positivi al coronavirus e così il 15 finalmente è stato fatto il tampone anche a lui, ben 9 giorni dopo il ricovero. Il 16 aprile sono riuscita a fare una videochiamata con lui tramite un infermiera, e l’ho visto in condizioni pessime, non di certo stabili... aveva ancora l’ossigeno a 2. Gli è stata fatta una radiografia al torace con un sospetto di possibile polmonite”. Nella giornata odierna il responso: il 91enne è stato rilevato positivo al Coronavirus ed è stato spostato nel reparto di medicina Covid”. Purtroppo nel pomeriggio di venerdì dall'ospedale hanno richiamato per “dire che era peggiorato e che avevano aumentato l’ossigeno a 10 e che è questione di ore”.

Tanti gli interrogativi della famiglia, in primis il ritardo del tampone, che ancora viene somministrato dall'Ausl troppe poche volte e con tempi di refertazione lunghi. Chiede la nipote: “Perché non gli è stato fatto subito il tampone appena fatto l’accesso al pronto soccorso o almeno dopo aver visto che faticava a respirare? E sopratutto perché appena hanno visto che faticava a respirare hanno aspettato 5 giorni circa prima di eseguire un radiografia al torace? Mi chiedo se è stata tenuta la prassi corretta. E' possibile che all'ospedale abbiano sottovalutato i sintomi di Covid curandolo solo per l’ischemia”.

La nipote è consapevole delle condizioni precarie di partenza del suo congiunto, ma solleva un tema che in molti si stanno ponendo in questo periodo, specialmente nei ricoveri dei grandi anziani: “Temiamo che stiano lasciando le persone anziane da parte, senza fare tamponi a chi entra nei reparti in ospedale anche con sintomi Covid di sola febbre”. Purtroppo si sa anche che la Terapia intensiva non sempre è la soluzione e che si tratta di un'azione invasiva su pazienti non in grado di reggerla, ma è fondamentale nella scelta del percorso da tenere coinvolgere la famiglia, cosa che in questo caso non ci sarebbe stato. A scanso di equivoci i familiari dell'anziano forlivese ritengono che il contagio sia avvenuto fuori dall'ospedale, data la positività dei congiunti più stretti. “Ma se il tampone fosse stato fatto prima, forse seguirlo come paziente Covid avrebbe evitato l'aggravamento della sua situazione. Infine è stato inserito in un reparto di geriatria non-Covid per 6 giorni, mettendo inutilmente a rischio gli altri pazienti”, è la conclusione piena di dubbi della nipote.

La replica dell'Ausl: "Tampone fatto ai primi sintomi"

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