"Mio padre morto senza la famiglia accanto, mi appello a qualcuno che abbia sentito le sue ultime parole"

Prima della sua morte il paziente ha telefonato alla moglie ma purtroppo nessuno ha risposto e dopo è sopraggiunta la morte. E' grande l'angoscia della figlia per non aver potuto sentire le ultime parole del padre

Non è potuta stare accanto al padre morente due mesi fa, in piena emergenza Covid, in quanto l'ospedale era chiuso alle visite. Prima della sua morte il paziente ha telefonato alla moglie ma purtroppo nessuno ha risposto e dopo è sopraggiunta la morte. E' grande l'angoscia della figlia per non aver potuto sentire le ultime parole del padre, morto nel reparto di Medicina d'urgenza dell'ospedale di Forlì lo scorso 1 aprile. L'anziano, 80 anni, non è morto per il Coronavirus, ma è uno dei tanti che comunque è stato strappato alla vita senza il conforto di avere la famiglia accanto, proprio per le norme generali anti-contagio che regolavano gli accessi in ospedale.

Scrive la figlia alla redazione: “Oggi a due mesi dalla morte di mio papà in medicina d'urgenza, al quale non sono potuta stare accanto nei suoi ultimi momenti di vita - e lui mi cercava sempre- il senso di non essere stata lì con lui, sapere cosa avrebbe voluto dirmi, se mi cercava, mi opprime sempre di più, non mi dà tregua, perché lui, alle 19,30 aveva chiamato mia mamma e sicuramente qualcosa avrebbe voluto dirci, consapevole che ci stava lasciando”.

La richiesta è quindi quella di poter parlare con qualcuno con cui possa essere venuto a contatto prima del decesso, dal personale sanitario ad altri degenti. L'anziano è stato portato via con l’ambulanza al mattino del 1 aprile e i parenti non l'hanno più visto. Alle 21,30 è arrivata la telefonata del medico del reparto che spiegava che stavano rianimando il paziente e che era in fin di vita. “Vorrei solo sapere le sue ultime parole, per questo vorrei fare un appello a chi il 1 aprile era di turno a pomeriggio e sera, a chi gli è stato accanto per il suo ultimo percorso di vita”. La figlia chiede tuttavia alla redazione di non pubblicare il nome del padre, neanche quello di battesimo, per favorire il ricordo dei presenti. Chi ha dei ricordi a riguardo può contattare la redazione a redazione@romagnaoggi.it

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“Stare dietro ad un padre per tre anni, e non sentire le sue ultime parole, non tenergli la mano, non dargli un bacio, un abbraccio, cosa che noi eravamo abituati sempre a fare, avevamo un rapporto meraviglioso, è stata una cosa difficile da accettare. Con questo non incolpo nessuno anzi mio padre mi mi aveva chiesto anche un ringraziamento al personale del reparto di lungodegenza, ai medici e per la gentilezza del personale”, conclude la figlia.

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