Gli ambientalisti: "La Regione esporti il 'Modello Alea' in tutte le province e spenga per primo l'inceneritore di Forlì"

Rinviato per l'emergenza Covid, Conti chiede alla Regione di ripartire con un confronto con il presidente Bonaccini e l'assessore regionale all'Ambiente Irene Priolo sul tema dei rifiuti

Alberto Conti, coordinatore Taaf

“La Regione Emilia-Romagna si impegni a portare il modello Alea della raccolta porta a porta a tariffa puntuale in tutto il territorio regionale e coi risultati positivi di questo sistema che porta alla riduzione degli inceneritori, si impegni a chiudere per primo quello di Forlì”: a chiederlo è il Tavolo delle associazioni ambientaliste di Forlì (Taaf), per bocca del coordinatore Alberto Conti. Rinviato per l'emergenza Covid, Conti chiede alla Regione di ripartire con un confronto con il presidente Bonaccini e l'assessore regionale all'Ambiente Irene Priolo sul tema dei rifiuti. Dalla parte degli ambientalisti forlivesi c'è una risoluzione del Consiglio Regionale, approvata nel luglio del 2019 all'unanimità, in cui si invita la Regione a virare verso i sistemi di raccolta più efficienti dal punto di vista dei risultati ambientali, che per il Taaf è il 'Modello Alea'.

Il Taaf promuove la società in house dei 13 comuni del Forlivese per la raccolta dei rifiuti: “Dai dati ufficiali, tutti gli obiettivi della legge regionale del 2015 sull'economia circolare sono stati raggiunti in due anni da Alea, compreso il periodo di una transizione impegnativa con un cambio di abitudini nella popolazione, che deve effettuare un sistema diverso dal precedente cassonetto stradale. I risultati economici e ambientali sono assolutamente positivi”, spiega Conti, che respinge “interventi politici che hanno teso a mettere in luce dati non fondati per puntare il dito su presunte pecche della gestione Alea”. Il riferimento è all'intervento dell'ex assessore al Bilancio Lodovico Buffadini che, per Conti, “è stato sleale e penalmente perseguibile dal mio punto di vista perché ha divulgato dati falsi”.

La nuova gestione ha comportato un calo delle tariffe rispetto alla gestione Hera. Conti, infatti, evidenzia una tabella in cui un utenza familiare con un nucleo da una persona ha pagato nel 2019 (pur con un sistema transitorio di tariffazione) 147 euro, meno cioè dei 159 euro del 2018 e meno della tariffa media del 2015, quando si pagava 155 euro; una famiglia da due persone ha pagato nel 2019 218 euro contro i 260 del 2018 e i 254 del 2015; una famiglia composta da tre persone 260 euro contro i 297 del 2018 e i 290 del 2015; una famiglia di 4 persone ha pagato 286 euro contro i 323 del 2018 e i 317 del 2015.

Sempre Conti: “Con una raccolta differenziata dell’82% è stato  abbondantemente superato  l’obiettivo  del 75% che la legge regionale 16 del 2015 prevede entro il 2020 , ma soprattutto si è ottenuta una riduzione di secco indifferenziato da smaltire nell’inceneritore da 64.000 tonnellate nel 2017 , pari a 354 kg a testa (gestione Hera), alle 16.000 tonnellate attuali, pari a 88 kg rispetto all’obiettivo di legge di 150 kg/ab, con una riduzione di  ben 4 volte. Anche la produzione complessiva di rifiuti prodotti è diminuita oltre l’obiettivo di riduzione del 25% previsto dalla legge, dato che a fronte dei 632 kg pro capite del 2017  con Alea si hanno al 2019 442 kg pro capite con una riduzione del 30%”. Nel calo dei rifiuti gestiti col sistema pubblico della gestione dei rifiuti urbani incidono, però, sia gli abbandoni, sia l' “esportazione” dei rifiuti nei cassonetti dei vicini comuni di Ravenna e Faenza – comportamenti entrambi stigmatizzati dal Tavolo ambientalista – sia infine la minore assimilazione dei rifiuti delle aziende ai rifiuti urbani. 

Ma non ci sono solo i numeri dalla parte di Alea. Sempre Conti: “La qualità dei materiali raccolti con il porta a porta è molto buona, nettamente migliore di quella delle altre modalità di raccolta, con un conseguente  vantaggio  dovuto al maggior introito economico   dalla vendita ai consorzi di riciclo”. Poco spazio alle polemiche anche per quanto riguarda l'aumento previsto per le utenze domestiche che viene definita “una doverosa rimodulazione per bilanciare la pressione fiscale sulle aziende ,dovuta all’introduzione della tariffa puntuale, e sulle famiglie per la maggiore produzione di secco legata all’emergenza Covid. Un obbligo che corrisponde ad un criterio di giustizia: chi più rifiuti produce, più paga”.

Gli ambientalisti, invece, bocciano Hera e Iren a livello regionale, dato che – sostiene Conti - “le multiutility non hanno raggiunto  alcun  obiettivo di legge 16/2015  ed hanno tariffe ben superiori”, e vengono chieste delle premialità per la virtuosità di Forlì. Per questo l'invito finale alla Regione è che “tutte le province della regione adottino il metodo Alea, così si potrebbero chiudere alcuni gli inceneritori. Se è dimostrato che è più efficace, dato che nessuno ha conseguito risultati di questo tipo, perché Hera e Iren non lo applicano?”. Per Conti la Regione dovrebbe mettere “tutti i gestori intorno ad un tavolo, per confrontare i dati e impedire l'ostracismo nei confronti di Alea”. Alla base, però, la differenza resta che “le multiutility gestiscono rifiuti per generare profitti - in posizione di conflitto di interesse tra raccolta e smaltimento che non mira a minimizzare la quota smaltita in inceneritore -, una gestione legittima perché permessa dalla legge, ma non consona pienamente agli interessi dei cittadini”, sempre secondo il coordinatore del Taaf, mentre Alea, conclude Conti mostra che “l'efficienza economica e ambientale può esserci anche nelle società pubbliche”. 

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