Addio ad Ermanno Casadei, fratello del martire della Resistenza Adriano

Nato il 21 gennaio 1926 a Novellara di Reggio Emilia, l’uomo è stato per decenni punto di riferimento di docenti e studenti dell’Istituto Tecnico per Geometri Saffi-Alberti

Si terranno sabato, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, in via Angeloni 50, i funerali di Ermanno Casadei, spirato giovedì mattina a Forlì all’età di 93 anni. Fratello minore del martire della Resistenza Adriano, ucciso dai fascisti a Castrocaro Terme il 18 agosto 1944, Ermanno ha chiuso per sempre gli occhi fra le braccia del figlio Adriano (stesso nome di battesimo dello zio), alla Cooperativa Abbracci Onlus di Forlì, dove era ricoverato da tempo. Nato il 21 gennaio 1926 a Novellara di Reggio Emilia, l’uomo è stato per decenni punto di riferimento di docenti e studenti dell’Istituto Tecnico per Geometri Saffi-Alberti, dove ha svolto fino ai primi anni ’90 funzioni di bidello e tecnico pratico del laboratorio di chimica.

"Mio padre - ricorda il figlio - da giovane è stato anche un bravo sarto di capi in pelle, lavoro che svolgeva in casa per conoscenti e amici, ma anche per alcune ditte locali". Al pari del fratello Adriano, classe 1922, Ermanno fu eccellente atleta, fino a divenire campione regionale del lancio del martello nei primi anni Cinquanta. L’ultima intervista in cui lo scomparso rievoca il fratello, partigiano “bianco” e medaglia d’oro al valor militare, è contenuta nel libro “Era Adriano” a cura di Pierluigi Consorti e Alberto Sartor, edita dal Comune di Forlì nel 2017. Rispondendo alla domanda volta a capire il momento in cui Adriano Casadei si era unito ai partigiani, Ermanno ricorda i lunghi periodi di assenza da casa del fratello, a partire dal settembre 1943: "Abitavamo a Faenza, Adriano diceva che andava da un certo Valentini, conosciuto quando aveva fatto il militare a Roma. Noi sapevamo, io sapevo e quando ci chiedevano dove fosse, rispondevamo che era andato da parenti a Reggio".

Quasi sicuramente il giovane atleta aveva conosciuto Silvio Corbari sin dai tempi dell’infanzia, quando, residenti entrambi a Faenza, si trovarono a tirare calci al pallone nel campetto di Sant’Antonino, la chiesa attigua alla casa dello stesso Silvio. Chiamato alla leva ed arruolato in Aeronautica, Adriano entrò dopo l'8 settembre 1943 nella Resistenza, divenendo vice comandante della Banda Corbari. Catturato dai fascisti, pare per una delazione, presso Ca' Cornio di Modigliana, “mentre tentava di portare in salvo il suo comandante, gravemente ferito durante un'imboscata, con lui ed altri due partigiani, essendosi rifiutato di abbandonarlo; immediatamente dopo la cattura fu impiccato con Corbari a Castrocaro il 18 agosto 1944".

Il giorno dopo, il cadavere del giovane studente fu ri-appeso, insieme ai corpi dei compagni Silvio Corbari, Arturo Spazzoli e Iris Versari, ai lampioni di Piazza Saffi a Forlì. Pino Cacucci nel libro “Ribelli”, nel capitolo dedicato a Silvio Corbari, racconta che quando toccò a Casadei di essere impiccato, il boia fascista tirò la corda troppo forte e la spezzò. Casadei allora la raccolse e riannodandosela da solo al collo disse, in dialetto: "Siete marci anche nella corda. Siamo noi i veri italiani.Viva l'Italia”. Al termine della liturgia funebre, celebrata dal parroco di San Giovanni Evangelista don Mauro Dall’Agata, le spoglie terrene di Ermanno Casadei saranno tumulate nella tomba di famiglia al Cimitero Monumentale, proprio accanto al fratello Adriano, martire per la libertà del suo paese. 

Ermanno Casadei1-2

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